venerdì 12 luglio 2013

SANTA VERONICA GIULIANI : una gigante di santità. «Sacro Cuore di Gesù, fa che io ti ami sempre più. Dolce Cuore di Maria, siate la salvezza dell'anima mia!».

VITA DI 

SANTA VERONICA GIULIANI

INTRODUZIONE

Leggiamo nel Diario della nostra grande Santa che un giorno, mentre era rapita fuori dei sensi, il Signore Gesù le fece vedere delle anime che riposavano nel Suo Sacratissimo Cuore e abbia inteso che erano le anime di coloro che si sarebbero impegnate, nel futuro, a far conoscere al mondo la sua vita e i suoi scritti. Beati allora tutti quelli che si affaticheranno per divulgare la devozione e la venerazione verso questa anima eletta, perché, così facendo, non proclameranno la sua gloria, ma la gloria di Colui al quale è piaciuto mostrare, per mezzo di lei, la Sua maestà, potenza e grandezza e la munificenza dei Suoi doni, in modo più unico che raro.
Perciò, lode a Te, Signore, per i Tuoi Santi! E quanto sei grande, o Dio, nella Tua figlia prediletta Veronica Giuliani! Le hai molte volte ripetuto che desideri che il mondo intero «la conosca a gloria del Tuo Nome, per la conferma della fede e il trionfo dell'amore». Felice dunque colui che potrebbe aver parte nella realizzazione di questo Tuo santo desiderio, perché è per Tua grazia e scelta che si impegnerà a ciò; perché i tempi sono Tuoi, Signore, e «mille anni sono ai Tuoi occhi come il giorno di ieri che è passato» (Sal 90, 4) per «innalzare gli umili» (Lc 1, 52) e rendere «la sterile quale madre gioiosa di figli» (Sal 113, 9).
Il card. Pietro Palazzini, uno dei più grandi studiosi della santa, diceva: «Non è un'esagerazione affermare che santa Veronica è ancora quasi sconosciuta. La missione di santa Veronica deve ancora iniziare nella Chiesa».
E padre Desirè des Planches, uno degli scrittori più innamorati di santa Veronica, ribadiva nell'introduzione al suo infuocato libro La passione rinnovata: «È stato detto che voi non siete una santa, ma una gigante di santità (Papa Pio IX). Eppure non siete conosciuta.

«È stato detto che nessuna creatura umana, tranne la Madre di Dio, fu ornata più di voi di doni soprannaturali (Papa Leone XIII), e che riunite in voi sola le grazie straordinarie elargite ai più celebri santi; eppure non siete conosciuta.

«È stato detto - voce dell'alto (Diario) - che voi siete la dominatrice dell'inferno, la liberatrice del purgatorio, la dispen­satrice delle ricchezze del cielo; eppure non siete conosciuta.
«È stato detto - voci divine (Diario) - che la vostra vita deve illuminare tutto il mondo per la conferma della fede come per il trionfo dell'amore; eppure non siete conosciuta.

«Per obbedienza avete scritto degli enormi volumi, la cui dottrina potrebbe essere invidiata dai dottori; eppure non siete conosciuta.
«E dunque venuto il tempo ... ». È veramente arrivato il tempo!
Da questo accorato grido in poi, hanno preso inizio seri studi sul Diario che era rimasto in oblio per più di due secoli: sono apparse bellissime "vite", assai esaurienti, edizioni sempre più nuove e complete del Diario (e delle lettere), un "Centro di Studi Veronichiani", e subito la materia così sublime contenuta negli scritti della santa ha fatto sì che l'episcopato dell'Italia centrale, l'Ordine dei frati cappuccini, e altre istituzioni e insigni personalità abbiano indirizzato un fervente appello al Santo Padre affinché santa Veronica venga proclamata "Dottore della Chiesa".
Pare evidente che la materia non manchi per attuarlo. Ma bisogna prima che la santa sia più conosciuta, più studiata!

Ecco lo scopo di questo libretto: far conoscere santa Veronica (Parte Prima), mostrando la sua grande "attualità" (Parte Seconda), farla amare, pregarla e farla pregare (Parte Terza). Perciò questa Prima Parte ci offrirà un quadro, anche se ristretto, della sua vita, come invito a leggerla in altri libri più esaurienti, e anche a tradurla in altre lingue.
Ci siamo lasciati «aiutare», oltre che dal Diario e dal libro già citato La passione rinnovata, anche dal volume Esperienza e dottrina mistica di p. Lâzaro Iriarte, uno degli scrittori più approfonditi nella spiritualità della Santa.

E l'abbiamo diviso in quattro capitoli:
1. 1660-1677: Fanciullezza (dalla nascita alla vestizione)
2. 1677-1697: Purificazione (fino alla stimmatizzazione)
3. 1697-1717: Illuminazione (fino all'elezione di abbadessa)
4. 1717-1727: Sotto la guida di Maria SS.ma (fino alla morte).

CRONOLOGIA DELLA VITA

1660, 27 dicembre La Santa nasce a Mercatello-PS (Marche/Italia)
1667 Riceve la Cresima a Mercatello
1670 Prima Comunione a Piacenza
1674-1676 Lotta difficile per la sua vocazione religiosa
1677, 28 ottobre Vestizione religiosa. Riceve il nome di Veronica
1681, 4 apr. (Ven. Sto) Coronazione di spine. "Mezzana" tra Dio e i peccatori
1688 Eletta maestra delle novizie a ventisette anni
1697, 5 apr. (Ven. Sto) Riceve le Sacre Stimmate a trentasette anni
1702, 24 dicembre Riceve il nome di "Veronica di Gesù e di Maria"
1705, 2 luglio I tre Cuori di Gesù, Maria e Veronica uniti in uno
1710   Le sette spade dei dolori di Maria SS.ma nel cuore
1712, 6 gennaio Due calici, uno col Sangue di Gesù, l'altro con le lacrime di Maria
1712, 15 gennaio Un secondo Angelo Custode assegna­tole da Maria SS.ma
1715 Unione mistica con Maria
1716, 5 aprile Eletta abbadessa a pieni voti
1720, 14 agostoComincia a scrivere sotto dettatura di Maria SS.ma
1727, 6 giugno Inizia la sua ultima      malattia (per trentatré giorni)
1727, 9 luglio Muore alle ore 03.30, a sessantasette anni (cinquanta di clausura)
1773   La casa nativa è trasformata in convento
1804,17 giugno È proclamata beata da Papa Pio VII
1839, 26 maggio È proclamata santa da Papa Gregorio XVI
1982, 27-31 ottobre Convegno internazionale di studi a Roma sul tema «Testimonianza e missione di Santa Veronica»
1993, 16 maggio Beatificazione della sua vicaria, suor Florida Cevoli

Capitolo Primo
FANCIULLEZZA (1660-1677)

Orsola nacque a Mercatello sul Metauro, il 27 dicembre 1660, da Francesco Giuliani, una delle persone più ragguardevoli del posto, intelligente e ambizioso, che sarà un giorno sopraintendente del Ducato di Parma; e da Benedetta Mancini, sposa profondamente pia, custode gelosa dell'anima delle sue sette figlie (due delle quali morirono in tenera età). A loro inculcava l'orrore per tutto ciò che è mondano, e le allevava nel santo timor di Dio.
Orsola, l'ultima nata, fu battezzata il giorno dopo. Né pianti, né grida, ma beatamente tranquilla. Il suo carattere vivace riempi di gioia e di vita tutta la casa. Giocava, rideva, piangeva, si arrabbiava... Dirà di se stessa nel Diario: «Ero la più piccola, ma volevo stare sopra tutti, e tutte volevo che facessero a mio modo. E, in effetti, mi contentavano in tutto... tutti mi chiamavano fuoco».
Nonostante il suo temperamento vivace e quasi irruente, era tutta tesa verso Dio. Amava giocare alla costruzione degli altarini, spendendovi ore e ore.
Il soprannaturale si fece vedere presto nella sua vita. In certi giorni rifiutava il latte materno: si noterà che erano i mercoledì e venerdì e sabato, tradizionalmente consacrati alla penitenza.
A cinque mesi, il giorno della Santissima Trinità, scivola dalle braccia di sua madre, corre verso un quadro della Santissima Trinità appeso al muro, e si inginocchia davanti estasiata.
A poco più di un anno di età sgriderà un mercante di olio disonesto: «Fate giustizia! Dio ci vede!». Un giorno, mentre giocava coi fiori nel suo giardino, gli appare il Bambino Gesù: «Sono Io il fiore dei campi».
Quante volte porterà da mangiare al Bambino Gesù in un quadro dove appare in braccio alla Madonna: «Vieni, prendi. Se non mangi, neppure io mangio». E poi, rivolgendosi alla Madonna: «Oh, Maria, datemeLo, ve lo scongiuro; datemeLo, senza di Lui non posso vivere. Lo nutrirò come se fossi Voi». Qualche volta divenne vivo tra le sue braccia. Una volta Egli le disse: «Io sarò davvero il tuo Sposo», e rivolgendosi alla Sua Madre Divina: «La Nostra Orsola! Voi ne sarete una mamma e la guida!».
A pochi anni di età, vedeva tante volte il Bambino Gesù nell'Ostia consacrata, sentiva un bel profumo uscire dalla bocca delle sorelle dopo la Comunione: «Oh come profumate!».
Aveva cinque anni, quando morì la sua mamma. Mentre si portava il Viatico, la bambina gridò: «La voglio, la voglio!». «È per tua mamma», le disse serio il sacerdote. La fanciulla insistette: «Una particella sola e avrò Lui tutto intero come mia madre». Tutti ascoltarono la piccola teologa, muti dallo stupore.
Prima di morire, mamma Benedetta abbracciò ad una ad una le figliole, raccomandando loro di coltivare l'Amore Divino, e assegnò a ciascuna di loro una delle piaghe del Salvatore. Riservò ad Orsola la piaga del Sacro Costato. Disegno provvidenziale: Orsola abiterà davvero nel Cuore di Gesù.
Ma l'Ostia la riceverà solamente all'età di dieci anni, il 2 febbraio 1670, un po' dopo che la famiglia si era trasferita a Piacenza. La notte antecedente non poté dormire. Risuonava in lei una dolce voce: «Sono Io! Sono con te!». Un fuoco la bruciava dopo la Comunione. Giunta a casa, domandò ingenuamente alle sorelle: «Per quanto tempo si brucia?».

Ma l'aspetto più rilevante, fin da allora, è il suo amore alla sofferenza. In casa si leggevano la vita e le gesta dei Santi. Si leggevano e si imitavano. Il rumore del disciplinarsi delle sorelle giungeva alla sua orecchia. Dio la chiamava così alla penitenza. Nella sua anima andava precisandosi la dottrina dell'espiazione: «Io soffrirò; io espierò». Si fabbrica una disciplina. La mamma un giorno la sorprende in atto di flagellarsi. Non parla, si ritira piangendo di consolazione.
La sua cara santa Rosa da Lima si era fatta schiacciare un dito. Si farà schiacciare le dita anch'essa mentre una sorella, non sapendolo, chiudeva con violenza la porta. Il sangue sprizza... Orsola non si dà cura. Accorre il chirurgo in tutta fretta, taglia la carne. «Perché mi curate? Bisogna soffrire!», dirà la bambina. Perire nel fuoco come tante vergini martiri! Immerge la mano in un braciere ardente. La mano è salvata "in extremis" solo all'arrivo di una sorella.
«Bisogna soffrire», ripeteva. Dopo averla chiamata all'im­molazione tramite la famiglia, Gesù gli appare crocifisso, coperto di piaghe sanguinanti: «Tu sei la Mia sposa, la Mia associata nell'espiazione: la Croce ti attende».
Inizia ad abituarsi ai sacrifici; sacrifici di curiosità: non guardare vanità...; di sensualità: Gesù gli chiederà di regalare un sacchetto di confetti ai poveri. Ne gusterà uno solo; ma più tardi espierà il peccato di gola...; di vanità: gli si comprano nuove scarpette. Un povero chiede la carità in nome di Dio. La fanciulla si ricorda delle parole di Gesù... regala le sue scarpette... Un giorno saprà che il mendicante era Gesù in persona.
È ormai giovinetta. È bella. Il mondo la lusinga, la attrae. Il babbo la guastava per eccesso di amore: «Mi voleva sempre presso di sé». Voleva vestirla bene, alla moda, prenderla alle feste; i giovani la corteggiavano con fini e belle parole, «ma lei buttava i mazzi di fiori dalla finestra»... una lotta tra il mondo e Dio. Il suo cuore è per Dio, ma le voci divine diventavano più tenui man mano che "il mondo" progrediva.
Entrò nell'adolescenza, ignorante dei misteri della vita, perciò senza malizia... Ha ferito Gesù? Quanto detesterà sotto l'abito religioso i capricci della sua infanzia e la dissipazione della sua adolescenza! Verserà lacrime di sangue e ricorderà senza fine ciò che ella chiama "i suoi peccati".
È una lotta ben descritta nel Diario, che quasi ogni vocazione sperimenta, a livelli differenti, e che sarà edificante meditare e approfondire per rendersi conto di quanto il demonio, il mondo e la carne combattono contro la realizzazione di una vera vocazione. Si sentiva sempre più portata all'orazione. E più si dava a questo esercizio, più sentiva il vuoto di tutte le soddisfazioni terrene.
Tre delle sue sorelle si fanno suore. «Sarò religiosa», rispon­deva a tutti... E alla fine, trionferà contro il babbo che l'osta­colava apertamente e la voleva sempre con sé: «Io vi amo. Ma devo amare Dio più di voi. Vado a Lui, e lasciandovi, vi porto a Lui».
Il padre affidò allo zio, mentre abitava nella sua casa, la missione di distruggere in Veronica la vocazione. Ma si ammalerà fino al punto che il medico affermerà che l'unica guarigione è di contentare il suo cuore.
Sceglierà il monastero più povero e austero, quello delle cappuccine che professano la regola primitiva di santa Chiara, stabilite da poco a Città di Castello. Le visita. La sua persona e le sue parole toccano le monache, ma il numero delle suore fissato dall'autorità ecclesiastica era già completo. Le si consiglia di visitare il vescovo, che la trova troppo gìovane; aveva infatti solo sedici anni. Inoltre, non si può superare il numero.
Desolata scende le scale.
Ma poi ritorna risolutamente indietro. A di nuovo ai piedi del vescovo. Gli bacia lo scapolare e lo supplica con lacrime di accettarla.
Ammirando la sua fede e la sua decisione, procede subito all'esame consueto. Le dà un grosso breviario: «Leggete». Legge senza errori, senza esitazioni. La meraviglia si dipinge sul volto dello zio, poiché sapeva che la nipote non conosceva il latino! Seguono alcune domande che danno luogo a risposte umili e precise. Ogni ostacolo è vinto. L'entrata è fissata per il 28 ottobre del 1677.
Ultimo attacco del demonio: agitazioni, turbamenti..., ma ella sfidava ogni tempesta.
Il babbo non parteciperà alla cerimonia...
Arriva il giorno. A vestita da "sposa di Cristo". Presiede il vescovo, Il rito si svolse in tutta la sua impressionante maestà. Sotto le forbici cadono i capelli. Il vescovo le dà il nome di Veronica e profetizza la sua futura santità. Si apre la porta di clausura. Ultimo attacco del mondo, tramite giovani corteggiatori. Sentiamola raccontare ciò:
« - Signora Sposa, avete ancora tempo; se volete dire di no, potete -.
«E replicarono ciò più volte. Mi servì di gran tentazione, ma con animo generoso mi rivoltai e dissi: `V'ho ben pensato; e mi dispiace che non ho fatto ciò molti anni sono'.
«Cominciai a cavarmi tutte le gioie e addobbamenti che avevo. Quelle dame e signore che erano con me non volevano. lo dissi: `Non voglio pigliare la croce con queste frascherie addosso. Mi levino pure tutto'.
«Così feci. Mentre mi spogliavo di ciò, cercavo di stare con la mia mente in Dio, e facevo offerta di me stessa al Signore. Non volli vedere più nessuno di quanti erano in Chiesa. Mai più aprii gli occhi, finché non misi il piede nella clausura».
Là vivrà i suoi successivi eroici cinquanta anni.
Beata lei, beata Città di Castello, beato monastero delle Cappuccine che vedrà il cielo aperto sopra di esso con una abbondanza mai vista, fino al punto che il vescovo dirà: «Se i cittadini sapessero quello che stà accadendo dentro queste mura, le bacerebbero da fuori».

Capitolo Secondo
PURIFICAZIONE (1677-1697)
Appena entrata in monastero, iniziò la lotta: «La prima notte che fui vestita di quest'abito, io stavo un poco sossopra per la novità e la mutazione che avevo fatto. Quando mi vidi fra queste mura, la mia umanità non sapeva quietarsi; ma dall'altra parte, lo spirito stava tutto contento... Ogni cosa gli pareva poco per amor di Dio».
In queste poche parole troviamo quasi un riassunto della sua vita futura: lotta tra quello che chiamerà "umanità", che è la «parte inferiore», «nemica del bene, amante della propria comodità, lamentosa, brontolona, restia al patire, alle rinunce, al sacrificio, all'umiliazione, all'obbedienza», e tra "lo spirito", che è la «parte superiore» che si apre alla luce e all'azione divina che lo attira, lo governa, gli comunica forza e generosità; tende sempre verso l'alto, e vorrebbe avanzare senza fermarsi per la strada del puro patire, dell'accettazione della pura Volontà di Dio.
Con l'umanità si accordano i sensi, l'amor proprio, la prudenza umana e tutti i sentimenti che derivano dall'afferma­zione del proprio io. Nello spirituale, si mostra avida di consolazioni, di quiete amorosa, mentre trema e «alza il grido fino alle stelle» ogni volta che si presenta il tormento dell'aridità, dell'abbandono di Dio, delle tentazioni.
«Tra lo spirito e l'umanità non è possibile la pace». In realtà non è altro che una versione del binomio carne-spirito di san Paolo: «I desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge, e neanche lo potrebbero» (RM 8, 6). Carne: l'insieme delle tendenze egoistiche del "Vecchio Adamo"; spirito: l’uomo nuovo" rivestito da Cristo, che «cerca le cose di lassù e non quelle della terra» (Ga13, 1-2).
Veronica ha dedicato a questa lotta drammatica pagine piene di vivacità, perfino di buon umore, celebrando festosamente le resistenze, i lamenti e le lacrime dell'umanità sotto il rigore delle esigenze dello spirito. Ripete molto spesso: «L'umanità piangeva, lo spirito giubilava».
La grazia si mise subito all'opera: appena nel monastero, Veronica vide il Signore «fare festa» con la corte celeste dicendo: «Questa è già nostra» e le chiese: «Dimmi che cosa vuoi?» Veronica gli chiese tre grazie: «La prima che mi facesse grazia che io vivessi secondo che richiedeva lo stato (di vita religiosa) che avevo intrapreso; la seconda che io non partissi mai dal Suo Santo Volere; la terza che mi tenessi sempre crocifissa con Lui. Tutto mi promise concedermi e mi disse: "Io t'ho eletta per gran cose, ma ti converrà patire di molto per Mio Amore". E quest'ultima parola restò così impressa nella mia mente, che tutti gli anni trascorsi mi ha servito d'aiuto».
E ci voleva veramente; perché mentre ella baciava l'abito e le mura ringraziando il Signore della grande grazia di averle dato l'abito, l'umanità e il demonio iniziavano immediatamente il loro spietato attacco:
Sentiva ripugnanza per il luogo: il monastero, la cella gli parevano un sepolcro, una prigione. Tutto le pesava fino a pensare di fuggire dal tetto.
Ripugnanza per il lavoro: domestico e manuale, ai quali non era abituata.
Ripugnanza della preghiera: abituata a cercare il suo Dio con spontaneità, si vede ora in un ritmo comunitario monotono, prestabilito nei minimi particolari, nei quali l'uniformità è un valore primario e la spontaneità è tacciata di singolarità. Solo più tardi scoprirà il senso della regolarità e dell'osservanza uniforme, che coltiverà gelosamente in sé e nelle altre.
Ma specialmente ripugnanza per le persone: più costoso ancora fu il suo inserimento nella realtà della convivenza comu­nitaria... sentiva certe sue confidenze divulgate... perse fiducia... si chiuse alla maestra, alla superiora, perfino al padre confessore; scriverà: «Non solo non dicevo con la superìora e la maestra, ma nemmeno con il confessore. Stetti tre mesi che non mi confessò.
«Dicevo qualche difetto o mancamento, ma di fastidi e tentazioni non dissi mai niente, e provavo battaglie giorno enotte... oh quante pene ho passato per via di ciò! Il demonio mi tentava ogni volta più su questo punto del tacere con il con­fessore...». Piangeva a lungo nelle notti...
Si capirà più tardi che il demonio giunse perfino ad assumere le sembianze della maestra e consigliarle di non aprirsi al confessore, ordinando di tenere ciò in segreto... di prendere anche le sue sembianze per aizzare altre suore contro la madre superiora, la quale, credendo a ciò, le diventerà ostile, affron­tandola con freddezza e silenzio.
Il demonio aveva presentito e iniziato la lotta con la sua futura grande nemica.
E che dire dei sensi? Quanta fatica per vincere se stessa di fronte alle ostilità e gelosie di certe suore: «Il mio senso sentiva ciò tanto al vivo, e non voleva star fermo. Cercavo di pensare alla Passione del Signore, e dicevo fra me stessa: `Veronica, ricordati che sei venuta per patire, però sta cheta...'. Sentivo che il senso apprendeva più di quello che non era, e voleva riscaldarsi un poco; ma con l'aiuto di Dio, la passavo bene. Cercavo di non mostrare niente, e facevo tutto l'opposto di quello che l'umanità e il senso volevano... io mi sentivo crepare lo stomaco della violenza...» e si accusava nel suo Diario della sua poca umiltà: «Tutto però veniva perché in me non v'era spirito di umiltà e virtù...», e aggiungeva «Quando non potevo altro, andavo a far orazione per queste tali...».
Quanti insegnamenti preziosi da imparare!
Così iniziò i primi anni di consacrazione. Per tutta la sua vita camminerà sulla strada della croce, dei patimenti, per amor di Dio e la salvezza delle anime. Dirà frequentemente: «Croce e patimenti son gioie e son contenti».
Quante volte ripeterà: «Mio Dio! Anime! Vi chiedo anime!», e una voce gli rispondeva: «Comprale con i soldi del patire». E Veronica, stendendo le braccia, mostrando le mani, i piedi e il suo cuore, disse: «Signore, le ho comprate. Sono tua vittima. Croci­figgimi!».
Questo periodo che segue i primi anni di formazione, sarà delimitato da due notevoli fenomeni di ordine corporale: la coronazione di spine (4 aprile 1681) e la stimmatizzazione (5 aprile 1697). In questo tempo Veronica svolgerà diversi compiti e servizi: trasportare l'acqua del pozzo, infermeria, cuoca... e sarà eletta per due trienni maestra delle novizie.
È caratterizzato inoltre dal fatto che Veronica, nel suo zelo giovanile, andrà alla ricerca delle penitenze più eclatanti per risponder a tanto amore con il quale Dio la ricolmerà. Dirà lei stessa: «...così, non sapendo cosa fare, cominciai a discipli­narmi...», definendole come «pazzie che mi faceva fare l'amore» fino alla "stravaganza": grida, canta, suona la campana fuori tempo, invita le consorelle, corre per l'orto nelle ore profonde della notte, sale sugli alberi per invitare i peccatori a convertirsi... fuori di sé senza poter contenere i suoi impeti.
Mentre accenneremo alle sue mortificazioni volontarie nella seconda parte di questo libretto, diamo ora uno sguardo veloce a quelle che il suo Sposo Crocifisso le chiese o le assegnò per confermarla e unirla sempre più a Sé, interiormente ed este­riormente. Ci sarà impossibile poter riferire anche il minimo necessario per far immergere i devoti lettori nel concetto impor­tante di "Amore-dolore" nella sua vita, ove ripeterà spesso: «La scuola dell'amore, del vero amore, è il patire... e il libro non è altro che Cristo Crocifisso». Perciò elencheremo solamente certi punti, invitando alla lettura di libri esaurienti sulla vita della santa:
- Gesù le chiese di cibarsi solo di Lui (e le ottenne il permesso della Comunione quotidiana, mentre allora si prendeva due volte per settimana). Davanti al rifiuto dei superiori lo mitigò a pane ed acqua. E non ottenendo nemmeno quello, fece sì che il suo stomaco rifiutasse e vomitasse ogni altro cibo, finché i superiori accettarono.
- Le chiese di andare scalza; e davanti al rifiuto dell'autorità che temeva la singolarità, gli si gonfiarono inspiegabilmente i piedi... la medicina proclamò la sua impotenza... cadde la resistenza, e venne il permesso...
- Le fece bere tante volte il calice amaro del Getsemani, talmente che tutto quello che la circondava diventava di una amarezza mortale: cibo, acqua, aria... fino allo svenimento... arrivando a piangere lacrime di sangue... e a soffrire febbri mortali.
- La coronò di spine, misticamente, innumerevoli volte, causando gonfiore anormale di testa, che i medici non facevano che aggravare con i loro metodi strazianti di cura... spine che entravano nel cranio, nella testa, nelle tempie, nelle orecchie, negli occhi... fino a farla cadere per terra come morta: «Sentirai quasi per tutta la vita queste spine», le dirà Gesù alzandola.
- Flagellazione da mani invisibili fino a far scorrere il sangue per terra...
- Appoggiarle la Sua pesantissima Croce sulla spalla, fino a che l'osso ne resterà incavato, come attesterà l'autopsia...
- La ripetizione della mistica e tremenda "confessione generale", dove le si crepava il cuore per la visione delle sue offese a Dio, con un'angoscia mortale che offriva per la conversione dei peccatori, specialmente di quelli che trovavano difficoltà ad avvicinarsi al sacramento della Penitenza... pagine che meritano di essere lette, rilette e meditate.
- E in un elenco di favori speciali ricevuti dal Signore stesso in un'ulteriore visione dell'8 settembre 1701, troviamo tra l'altro:
- cinquecento volte ha rinnovato per lei il dolore del cuore perforato dalla lancia, ferendola 100 volte con una ferita segreta (e qualche volta visibile, testimoniata dal vescovo, dal medico...)
- trentatré volte le fece subire appieno i supplizi della Sua Passione, facendole sentire e vedere nettamente i tormenti che Egli aveva sopportato, grazia che dona unicamente alle anime elette e privilegiate.
- venti volte le è apparso con apparizioni corporali tutto ferito ed insanguinato...
Ma troviamo anche le consolazioni.
- sessanta volte le ha rinnovato la celebrazione delle Divine Nozze.
- tre volte si è distaccato dalla Croce per stringersi al petto di Veronica.
- nove volte le ha accostato la bocca alla ferita del Suo Sacratissimo Cuore.
- cinque volte le ha dato da bere il liquore che sgorgava dal Suo Sacro Costato.
- quindici volte le ha lavato il suo cuore con il Sangue del Suo Sacratissimo Cuore.
- dodici volte le ha tolto il suo cuore dal petto per purificarlo dalle piccole macchie.
- duecento volte l'ha abbracciata, con abbracci d'amore, a prescindere da altri abbracci illuminanti che sono quasi continui.
- E l'ha illuminata innumerevoli volte con lumi interiori attorno alle Virtù e ai Sacramenti, al peccato, alla conoscenza di Dio e alla conoscenza di se stessa.
E questo per ventisei anni prima della morte! Lei stessa dirà: «Perché contarle! Non finiremo più».
E per meglio valutare, ricordiamo che le più grandi sante e santi mistici hanno vissuto solo qualche volta ciò che lei viveva così frequentemente e familiarmente.
Malgrado questo continuo patire, e il fatto che il vescovo e il confessore non hanno nemmeno potuto sopportare di continuare la loro testimonianza oculare, ma hanno dovuto fuggire davanti all'orrore di certe scene della passione che erano riprodotte in lei, Gesù, Nostro amatissimo e benignissimo Redentore e Salvatore, le disse: «I tuoi dolori non sono che una scintilla dalla fornace della Mia Passione».
O immensità dell'Amore Divino! C'è veramente da rimanere muti e annichiliti davanti a tanto amore di Dio per noi, confermato da tanto dolore che Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, ha voluto soffrire per noi. Chiediamo e supplichiamo perciò Iddio, per i meriti di Maria Santissima Addolorata e per i patimenti di santa Veronica di concederci "la grazia delle grazie": aborrire il peccato, meditando i suoi tragici effetti in noi e sull'umanità intera.
Ricordiamo che è in questo primo periodo che il padre Bastianelli, allora confessore del monastero, le diede, in aprile 1693, l'obbedienza di iniziare a scrivere il Diario, obbedienza riconfermata più avanti dal vescovo.
Tutto culminerà, il 5 aprile 1697, Venerdì Santo, con la stimmatizzazione esterna: cinque raggi, come dardi infuocati, uscirono da Gesù Crocifisso e le perforarono le mani, i piedi e il costato, e la resero crocifissa con Il Suo Sposo Crocifisso.
E’ la prima e l’unica stimmatizzata nell’Ordine femminile di San Francesco.

Capitolo Terzo
ILLUMINAZIONE (1697-1717)
La ricezione delle stimmate, riferita nei particolari dal Diario, segna, in Veronica Giuliani, il culmine di un processo di configurazione appassionata e sensibile con Cristo Crocifisso e, nello stesso tempo il punto di partenza di un secondo processo, in certo modo all'inverso, di interiorizzazione, o meglio, di "intrinsecazione" - per adoperare il suo stesso vocabolo -, aiutata sicuramente in questo dai confessori.
A questo cambiamento contribuirono efficacemente le umiliazioni che Dio permise dal momento in cui il Sant'Ufficio prese su di sé il caso (dopo le stimmate). Gli dirà il Signore: «Preparati a grande patire» (agosto 1697). Si vide sottomessa a esami e prove moleste. Mesi più tardi era deposta dalla carica di maestra delle novizie. Nel mese di luglio 1699 venne privata della voce attiva e passiva e rinchiusa nell'infermeria per 50 giorni in totale incomunicabilità.
Le misure del Sant'Ufficio diventarono più insistenti nell'anno 1700, e di nuovo nel 1703. Quello che ha dovuto sopportare esteriormente e interiormente è quasi inconcepibile. Ma tutto si chiarificherà e quieterà, piano piano, grazie alla sua grande obbedienza e umiltà. Fu proprio la serenità nell'accettare interrogatori e controlli molestissimi a convincere tutti che Dio operava in lei, anche se in maniera sconcertante.
Non fu difficile dimostrare la rettitudine e buona fede di suor Veronica, ma restava il dubbio se tutto fosse opera miracolosa di Dio oppure imbroglio e arte del diavolo. Il segno più sicuro che le diede la garanzia che erano cose di Dio fu invariabilmente la luce della propria cognizione e il dolore dei propri peccati che diven­tava sempre più profondo in lei dopo ogni fenomeno mistico.
Ogni cosa si andava intrinsecando progressivamente in virtù di una chiamata insistente che Veronica sentiva nel suo interno. Anzitutto la sua maniera di contemplare e di condividere la Passione di Cristo, diretta ormai più alle pene interne che non ai dolori fisici del Redentore. Poi il suo modo di patire, senza cedere in intensità: adesso il "nuovo patire" era un patire con sentimento, più intimo, più nascosto, meno accompagnato da soddisfazione, anche spirituale. E la brama di macerazione si interiorizzava fino a scomparire totalmente alcuni anni dopo le stimmate. Rimarrà qualche nostalgia che verrà dominata senza difficoltà. La santa scriverà, nel mese di maggio 1699: «Volevo partire di cella per qualche penitenza, ma fui ispirata di non uscire». Diventando badessa, ebbe perfino cura che le suore giovani sapessero «moderare il loro desiderio di penitenza».
La sua penitenza d'ora in poi consisterà nella negazione vigilante della propria volontà, dell'amore di se stessa, di ogni soddisfazione personale, e nella donazione generosa alle conso­relle della comunità nelle opere di carità.
Mentre prima duplicava il rigore davanti alle esigenze dell'umanità, ci sorprende adesso, qualche volta con riflessioni come questa: «Sentivo l'umanità molto abbattuta e bisognosa di riposo, per poter fare le faccende dell'ufficio».
Docile all'orientamento ascetico ricevuto dai confessori, sottomise a revisione tutto l'edificio spirituale, iniziando dalla vita sacramentale e dalla preghiera, per continuare con le virtù fondamentali. Nel Diario degli anni 1699-1700 la vediamo ripetere espressioni come queste: «Non ho saputo mai fare orazione...». «Mi trovo spoglia di tutte le virtù... non c'è in me ombra di virtù... mai ho praticato la vera carità... il vero patire non l'ho praticato mai... non più amore in parole, ma in opere e fatti... voglio mutare vita». La luce sui propri difetti è continua e incal­zante è l'esigenza di rinnovamento radicale.
In questa purificazione vedremo l'importanza crescente che attribuisce alla confessione sacramentale; la vedremo confessarsi anche più di una volta in certi giorni.
La vedremo praticare ritiri straordinari, di dieci giorni, con un programma totalmente ascetico: febbraio 1700, ogni giorno su una virtù; maggio 1701, sul comportamento generale alla luce della Volontà di Dio. Sentirà tante volte il richiamo interno di leggere nel libro di se stessa.
Alla scalata di doni e di segni del dominio progressivo del Sommo Bene corrisponde il processo di approfondimento nella conoscenza di se stessa e di purificazione passiva che lascia il proprio io umiliato, ridotto al nulla.
In realtà non è altro che una purificazione di tutto quello che ancora può ostacolare la via dell'Unione con Dio. Aveva sempre avuto esperienze di Unione, mai però aveva raggiunto, come alla fine di questa terza tappa, il «nuotare in Dio», l'«essere in Dio». Prima si sentiva «rapita», «attratta», «inondata da comunicazioni indefinibili...»; adesso il Sommo Bene dà Se Stesso a lei, la identifica con Sé, le comunica le Sue stesse proprietà, la divinizza. Le fa provare in anticipo l'unione eterna dei beati nella gloria del cielo.
Valeva la pena un lavaggio così profondo dello spirito.
La maggior parte delle grandi esperienze intime della santa hanno come campo proprio il cuore: incendi, bussi, impeti...; ferite, dardi, chiodi; incastro degli strumenti della Passione, dei dolori di Maria SS.ma, delle lettere che richiamano certe virtù. Molto significativo è il fenomeno della sostituzione del «cuore ferito» (il suo) per il «cuore amoroso» (del Signore), gioco mistico che riempirà molte volte le pagine più vivaci del Diario... impossibile a credere: certe volte il suo cuore le è tolto dal petto per essere purificato! Realmente tolto!...
Altre volte ha due cuori nel petto: il suo e quello di Gesù; il primo batte normalmente, il secondo gli solleva le costole, lo sentono le sorelle da lontano, la sentono bruciare sotto l'effetto del fuoco d'amore di questo secondo Divino Cuore: per refrigerio, gli immergono le mani nell'acqua: incredibile! L'acqua inizia subito a bollire.
Siamo ancora nella sfera della logica, o non dovremmo invece inginocchiarci davanti al Divino che irrompe, ringraziando Dio e santa Veronica di queste testimonianze che ci aiutano a rafforzare la nostra fede e uscire dai meschini ragionamenti umani, così limitati e mancanti davanti alla Realtà e alla Potenzialità di Dio?
Ma la modalità più saliente è il nuovo posto che occupa Maria Santissima, non solo nella pietà di Veronica, ma in tutte le sue vivenze mistiche, e questo in forma progressiva, in maniera quasi da sostituire Gesù Cristo, sebbene sempre nella sua qualità di Madre che la conduce efficacemente all'amore e alla fedeltà a suo Figlio e, sempre all'adorazione e contemplazione della Santissima Trinità.
Questa presenza centrale di Maria SS.ma ha inizio nell'anno 1700, proprio nei mesi duri del grande abbandono e abbattimento, quando tutto intorno alla stimmatizzata erano sospetti e riserve, ed essa dubitava di se stessa. La «Cara Mamma» offriva alla sua figlia tribolata, non solo la soavità del suo grembo accogliente, ma la garanzia di una guida Sicura, di un magistero luminoso.
Il 29 aprile 1700 si vede accolta espressamente da Maria SS.ma come discepola. Dal 24 dicembre 1702 riceve un nuovo nome: Veronica di Gesù e di Maria. Nel 1703, entrando nuovamente come maestra delle novizie, inizia il suo nuovo noviziato come «novizia di Maria»; nel luglio 1705 i cuori di Gesù, di Maria e di Veronica formano un cuore solo. Il 21 novembre 1708 Veronica sottoscrive una solenne protesta di donazione a Maria come sua serva. Nel 1711, la «fedeltà» che prima la legava al Divino Sposo prende come termine immediato la Madonna... Finalmente nel 1715 le grazie di unione mistica sono sperimentate attraverso la compenetrazione con l'anima di Maria. Ne leggeremo qualcosa nella Seconda Parte.
E in conclusione di questo capitolo, non si può tralasciare l'importanza che acquista in questo periodo, nella contemplazione e nella intercessione espiatrice della santa, il purgatorio, fino a prendere quasi il primato sullo zelo precedente per i peccatori. Si sente chiamata sempre più, e anche obbligata dal confessore, a scontare in se stessa le pene purgative delle anime di defunti concreti, che le vengono raccomandate, accettando il purgatorio in vita. È una nuova modalità del patire, ed è anche un nuovo modo di amare.
Per eccitarla alla salvezza dei peccatori, Dio le aveva mostrato il giudizio e l'inferno; per eccitarla alla liberazione delle anime, ora le mostra il purgatorio. Lo vede, e ci va, quasi ogni notte, come lei stessa attesta: «Questa notte l'ho passata, al solito, in purgatorio, fra fuoco, fra ghiacci, fra pene, fra tormenti, in abbandono e senza sussidio alcuno. Sia Benedetta la volontà di Dio...».
Sentiamola raccontare qualcosa, non dimenticando però che nel purgatorio ci sono anche le gioie, e sono reali come le pene: «Le pene del purgatorio sono così atroci che nessuna intelli­genza umana potrà comprenderle. Il fuoco è così ardente, così penetrante, che nello spazio di un lampo distruggerebbe il mondo fondendolo come cera. Le anime sono come incorporate nel fuoco... non c'è requie: non è finito un supplizio che subito ne principia un altro, più duro del primo. Si muore di sofferenza; si rinasce per soffrire ancora.
«Che sono i tormenti dei martiri? Nulla, nulla a confronto... nell'ipotesi che un'anima potesse ritornare sulla terra, affron­terebbe tutti i martìri pur di risparmiarsi il purgatorio... potessi correre il mondo e gridare a tutti: Penitenza! Penitenza! Non peccati ma virtù e sacrifici! Evitate il fuoco del purgatorio... ho parlato e non ho detto niente... i dolori del corpo sono un nulla a confronto di quelli dell'anima... ogni minuto è un'eternità!».
In un altro luogo, la Santa ci fa capire che non è Dio che manda severamente le anime al purgatorio, ma l'anima stessa, vedendo chiaramente nel giudizio particolare la bontà infinita di Dio e le offese recateGli dai nostri peccati, scappa volentieri nel purgatorio, pronta a tutto e desiderosa di purificarsi pur di poter riavvicinare un Dio così buono, perché in cielo non può entrare nulla di impuro.
Si esibisce volentieri a patire per le anime, al posto di loro: «Salite al cielo; resto io a soddisfare per voi»; le sarà consentito. Le dirà il cielo: Tu sei l’aiuto delle anime del purgatorio.
Le anime di notte verranno a bussare nella sua camera: «La mano del Signore mi ha toccato; pietà di me» (Gb 19, 21). I confessori abuseranno nel farla purgare per tante anime di parenti, amici, e altri: tra l'altro, purgherà per suo padre Francesco Giuliani, per il Sommo Pontefice Clemente XI, per tanti padri suoi confessori, per tante suore che le erano ostili, come suor Angelica l'incorreggibile sua avversaria... troppo lungo sarebbe inserire questi meravigliosi racconti, sparsi frequentemente nel Diario.
Pativa al loro posto e queste anime uscivano bianche, luminose e volavano su verso il cielo, mentre lei, pur vivendo sulla terra tra le suore, soffriva nel purgatorio. Le consorelle la vedevano di un pallore mortale, vacillante, sfinita: «Oh! Avrei voluto gridare tanto da agghiacciare il mondo dallo spavento».

Capitolo Quarto
SOTTO LA GUIDA DI MARIA SANTISSIMA (1717-1727)
Il suo spirito dimora ormai in cielo, ma i piedi poggiano sulla terra più che mai per effetto di quella armonia che si produce, quando l'invasione di Dio è completa. Appare dotata del dono del consiglio e di un senso della realtà che nessuno le avrebbe attribuito.
Le suore della comunità la vogliono come badessa, e ottengono ciò dal Sant'Ufficio, dopo un'ultima e veramente inumana prova e umiliazioni impostele dal padre Crivelli, con l'autorità del vescovo nell'anno 1714. Il Sant'Ufficio manterrà però la proibizione di uscire alla grata, se non per esaminare la vocazione delle candidate. Una misura che le piace, giacché da tempo aveva desiderato l'incomunicabilità con l'esterno.
Fu eletta il 5 aprile 1717. Non si pentirono le suore del voto dato; anzi la rieleggeranno ripetutamente fino alla sua morte. Cominciarono subito ad affluire le vocazioni in tal numero che fu necessario alzare il numero fissato dal breve di fondazione; e aumentavano pure le elemosine, tanto che prima di finire l'anno, iniziarono i lavori di costruzione di una nuova ala del monastero. Tutto fu pagato dalla sola Provvidenza.
Il suo grande amore per la povertà, che le costò, all'inizio, di essere perseguitata come «riformatrice», non le vietò di discernere l'importanza di realizzare un'istallazione di distribuzione di acqua, malgrado l'opposizione delle suore anziane. Così mise fine a quell'incessante portare secchi d'acqua... e fino a oggi, possiamo leggere nella Cappella di San Franceso l'iscrizione latina che fece, invitando le suore a «versare le loro preghiere per i benefattori con la stessa continuità con la quale scorre l'acqua della fontana».
Comunque i maggiori successi li ebbe nel regime interno della Comunità. Un gruppo di suore, piccolo all'inizio, poi maggio­ritario, ricevette l'influsso del suo magistero spirituale. Ne citiamo qualcuna: Suor Clara Felice, sua compagna nel mettere il cordone, e che la vide una volta, nel noviziato, in estasi; suor Marianna, che amava pregare con lei per la conversione dei peccatori; suor Anna Mazzocchi, una delle fondatrici, che era la sua solita compagna nelle processioni notturne; suor Maddalena Boscarini, che le era compagna nel flagellarsi nella Cappella di San Francesco; suor Giacinta, che la legava di notte sulla croce; e specialmente la oggi beata Florida Cevoli, sua vicaria e imitatrice delle sue virtù.
Tutte le novizie, che stettero sotto il suo governo, le conservarono una confidenza filiale e camminarono eroicamente nella via che Veronica aveva loro insegnato.
Veronica tutto attribuisce alla guida immediata della Ma­donna, che le ha promesso di essere la superiora; la Santa, infatti, subito dopo l'elezione, aveva messo davanti alla sua immagine le chiavi del monastero, la regola, e il sigillo dell'Ordine dicendo alle suore: «Eccola, eccola la nostra abbadessa».
«Figlia sta posata: Sono io la superiora, non ti mancherà niente. Poni tutte le tue speranze in me, abbi fede, non pensare a niente, sta ferma nella divina volontà, vivi quieta... Me ne incharico io, secondo i tuoi desideri; tutto procederà per il meglio».
È persuasa che è Maria SS.ma a portare le candidate, a muovere la volontà dei benefattori, a dare docilità alle suore, e soprattutto a ispirarla come deve comportarsi in ogni cosa. La sente presente in modo particolare quando presiede il capitolo detto "delle colpe", che è di notevole efficacia proprio perché Maria Santissima le và suggerendo quanto deve dire ad ognuna e le esortazioni ardenti che dirige a tutte. Le suore se ne accorgeranno spesso dopo, come risulta in questo passo: «... Ivi, a' piedi di Maria SS.ma, risolviamo tutte di mutar vita, per arrivare alla vita di vere e sante religiose; pregate per me meschina.
«Alla vicaria dissi che vada spesso alla piaghe di Gesù ed al cuore addolorato di Maria; e che rifletta chi ha piagato il figlio ed ha addolorato la madre.
«È vero che sono stati i peccati di tutto il mondo, ma in specie, i nostri. Ognuna di noi si specchi qui, cioè nelle piaghe di Gesù, nel cuore di Maria. Risolviamoci a mutare vita. Così sia».
«Nel cominciare il Te Deum, mi accorsi di aver fatto il capitolo. Sia tutto a gloria di Dio e di Maria SS.ma! Ella ha detto e fatto tutto».
Certe volte, Maria è fisicamente e realmente presente al suo posto. Le suore attesteranno che il timbro della sua voce era così soave da incantarle.
«Veronica della Volontà di Dio, figlia e professa di Maria Santissima» vive oramai celebrando ogni giorno la vittoria dell'Amore. Si trova stabilizzata nel sì e nel no: sì alla volontà divina in fedeltà eterna; no all'«umanità», ad ogni soddisfazione e aspirazione egoistica.
L'esperienza della «grazia delle tre grazie» - unione, trasformazione, sposalizio celeste - che dal 1714 riceve ad ogni Comunione, totalizza l'operazione divina nella sua anima. È un saggio anticipato del convito eterno dell'Amore, cosi intimo, cosi superiore a tutto quanto finora sperimentato, inenarrabile... l'intero Diario è pieno di questo Dio «pazzo d'amore», questo «oceano di pace e d'amore» nel quale «nuotava», quando la rapiva a Sé... questo Dio regnante, dominante, operante, inenarrabile, incomprensibile, infinito... bisogna davvero leggere queste pagine celesti!
D'altra parte, scrivendo ancora il Diario per obbedienza, vede che tutto le sfugge dalla memoria, lei che prima poteva descrivere ogni particolare. Perciò, dopo il 1720, ricorre all'ausilio di Maria SS.ma, e, cosa mai udita, la Mamma Celeste le và dettando quanto deve riferire... sono delle pagine di grande luminosità, che avranno fine il 25 marzo 1727, quando Maria le dirà per l'ultima volta: «Fa punto!».
Abbiamo così sette anni di scritti provenienti dalle labbra della Madre di Dio!
Non pensiamo però che tutto fosse soavità di Paradiso. Veronica va nel patire sino alla fine. Ed è un patire in uno spoglio totale, senza sapere di fare la Volontà di Dio. È un nuovo patire inconscio, molto diverso e più profondo di quell'altro «patire con sentimento». Questo è «puro patire!». La coscienza però della sua missione espiatrice non solo non viene meno, ma prende nuovo impeto nel triplice «Sì, sì, sì! Più, più, più!». Crocifissa fino alla fine, dalle sue piaghe sgorga ancora sangue il 17 settembre 1726, festa delle stimmate di san Francesco.
Approfittiamo, a questo punto, di questa festa francescana per aprire una parentesi di non poca importanza sull'amore che santa Veronica aveva per i santi, ricorrendo spessissimo, umilmente e in tutto, alla loro intercessione. Naturalmente il primo posto va a san Francesco d'Assisi, «il Padre Santo», e santa Chiara «da santa Madre». Riceveva ogni anno nella festa dell'uno e dell'altra delle grazie straordinarie. Occupavano anche posti speciali san Giuseppe, santa Teresa d'Avila, santa Caterina da Siena, santa Rosa da Lima, e tanti altri come san Filippo Neri, sant'Ignazio di Loyola, san Francesco Saverio, sant'Antonio di Padova, san Bonaventura, san Florido protettore di Città di Castello, san Giovanni Evangelista, sant'Andrea Apostolo il cui saluto alla Croce - O Buona Croce! - tanto le piaceva. Caso a parte è quello di san Paolo che chiamava «il mio san Paolo» come vedremo più avanti.
Non possiamo nemmeno tralasciare il ruolo importante dell'Angelo Custode che non manca mai accanto a santa Veronica: è lui che la rialzava quando cadeva sotto il peso della croce; la difendeva, quando i demoni l'assalivano; l'assisteva nelle ore tremende dei giudizi particolari, come in quelle gioiose dello sposalizio; alcune volte le comunicava in nome di Gesù; era l'ambasciatore di Maria Santissima presso la Santa quando l'obbedienza le imponeva di essere in due posti nello stesso tempo: prendeva forma di luce bianca, pensava alla dispensa, faceva cuocere gli alimenti...
E verso la fine della sua vita, acquistata una santità più alta, poiché era assalita più forte che mai dall'inferno, vari Angeli furono inviati a custodirla: «Miei Angeli», scrive, infatti, nelle sue note; sono essi che la accompagnavano nelle sue visite all'inferno. Era così riconoscente e devota agli Angeli Custodi fino a meritare che le fosse rivelato, da parte di Dio, questo mirabile fatto: all'elezione di ogni nuovo Sommo Pontefice, il cielo gli concede altri dieci Angeli Custodi per assisterlo. Notizia che fece piangere di gioia e di commozione l'ormai beato Papa Giovanni XXIII, quando volle leggerla personalmente.
L'atto finale, dunque, di questa crocifissione sono i trentatré giorni di preparazione alla morte che iniziarono il 6 giugno con sofferenze indicibili. Era una agonia continua fino al 9 luglio 1727 quando la sua anima volò in cielo, solo per obbedienza. Infatti le suore e il confessore la assistevano senza capire come mai fosse ancora in vita, guardando supplichevolmente il padre confessore. Aveva prima raccomandato loro di osservare la cara Regola dell'Ordine, d'essere ubbidienti alla Carità Divina, di volersi bene l'una con l'altra; poi diede loro a baciare il Crocifisso.
Il padre confessore intuì finalmente che quest'anima che aveva sempre vissuto nell'obbedienza non poteva morire che nell'obbedienza. Commosso gliela diede, tra il pianto delle consorelle che la videro sorridere loro per l'ultima volta.
E la sua anima benedetta volò in cielo subito, bianca come una colomba!
Le sue ultime parole furono: «L'Amore si è fatto trovare! Questa è la causa del mio patire. Ditelo a tutte, ditelo a tutte!».
«È morta la Santa! È morta la Santa!», si ripeteva nella città, tra il concorso della gente e il suono delle campane. Tutta la città fu in movimento; quando il popolo poté finalmente entrare in chiesa, avvenne un tumulto tanto grande che la salma fu riportata nell'interno del monastero.
All'indomani, durante i funerali solenni erano presenti tutta la nobiltà, il governatore, il clero... era una vera glorificazione. Nonostante la sua vita nascosta, la sua fama e stima erano quasi mondiali fin da allora: basta ricordare che il duca di Toscana e l'Imperatore Carlo II dovettero accontentarsi di inviarle ambasciatori per implorare i suoi lumi e aiuti; solo "Violante di Baviera" ottenne di entrare nel monastero ed ebbe gli occhi guariti appena vide le stimmate.
Iniziò presto il processo di introduzione della Causa, con delle testimonianze orali delle suore, confessori, medici... testimonianze insolite e quasi mai udite. Il 25 aprile 1796 fu dichiarato il decreto apostolico sull'eroicità delle virtù. Il 17 giugno 1804, Veronica fu beatificata da Pio VII e Città di Castello celebrò l'evento con grande concorso di fedeli esultanti nel rendere omaggio a quella che essi consideravano l'onore della Chiesa e la gloria del paese.
Lungamente ritardata a causa di ogni genere di avversità nel campo sociale, la canonizzazione ebbe luogo il 26 maggio 1839, sotto Gregorio XVI, per la gloria di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.
Siccome l'uomo razionalista di oggi potrebbe pensare che tutti questi fenomeni mistici soprannaturali descritti nel Diario non siano che fantasie di donne, ascolti quello che dicono i fatti storici e scientifici: Prima dei funerali il vescovo convocò il governatore Torregiani, il pittore Angelucci, il medico Bordiga, il chirurgo Gentili, il cancelliere Fabbri, il notaio principale, i confessori del monastero e i principali della città per procedere all'autopsia. Estrassero il cuore alla morta e glielo aprirono. La piaga era tanto profonda che lo attraversava da parte a parte. Esisteva da trent'anni e contrariamente alle leggi della biologia, era sempre viva; invece del fetore che si poteva aspettare, ne uscì un profumo estasiante.
Esaminarono il cuore: che videro? Videro riprodotta nella carne la descrizione fatta anni addietro dalla Santa; vi erano stampati: la Croce, la corona di spine, la lancia e la canna legate insieme, l'iscrizione, i martelli, i chiodi, lo stendardo di Cristo Re, le due fiamme simboleggianti l'amore di Dio e l'amore del prossimo, le sette spade dell'Addolorata, e le iniziali del Nome di Gesù e di Maria con quelle delle grandi Virtù. L'autopsia rivelò altre cose straordinarie come la miracolosa incurvatura dell'osso della spalla...
La storia aveva mai riferito una simile meraviglia?
Il miracolo vivente è ormai in cielo. Ci rimane la sua fortissima intercessione, il suo santo corpo, tanti miracolosi oggetti e santi ricordi, e specialmente il suo incomparabile Diario, chiamato appunto "un tesoro nascosto".
Lettori, muovetevi a visitarla, a conoscerla, a pregarla e ad amarla! Vale veramente la pena!



PARTE SECONDA

LA SUA DOTTRINA E INSEGNAMENTO

INTRODUZIONE
Ora che i devoti lettori hanno potuto, crediamo, "toccare con mano" il livello di santità quasi unico di questa serafica Santa, e scorgere l'immensità delle ricchezze divine nascoste nella sua vita e nel suo Diario, saranno senz'altro d'accordo con padre Iriarte nel dire che «davanti al caso Veronica Giuliani, non si può avere né l'atteggiamento di una pseudo-spiritualità che corre dietro lo straordinario, né dello scienziato che non riesce a percepire altro che quadri clinici, ma piuttosto l'atteggiamento di Mosè davanti al roveto che ardeva senza consumarsi: "Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo" (Es 3, 3); e anche nel suo affermare che: "l'estatica cappuccina di Città di Castello è un caso a sé anche tra i santi. Lo è, anzitutto per la molteplicità e singolarità delle sue esperienze mistiche: non c'è fenomeno animico o corporeo, dei registrati nell'agiografia, che essa non lo abbia provato e descritto; ed è stata favorita da altri assolutamente inediti. Eccezionale è anche la sua vocazione alla partecipazione ai patimenti di Cristo e al mistero del dolore... nessuno ha gioito e patito così intensamente».
Ora sì che possiamo prendere più sul serio la parola del card. Palazzini: «La missione di santa Veronica ha ancora da iniziare nella Chiesa»; una missione che il Signore stesso ha affermato che sarà per «il trionfo dell'Amore e la conferma della Fede». Sentiamolo dire ancora: «Quello di Veronica è un grande messaggio profetico che sembra proprio riservato ai nostri tempi: per correggere pericolose deviazioni di chi va alla ricerca di un Cristianesimo senza Croce, di chi si adagia voglioso nell'abbondanza di quei beni di consumo di cui Cristo ha pre­dicato la moderazione per tutti, e la rinuncia per i forti».
Ma è anche, e soprattutto, un messaggio profetico contro il razionalismo che, consapevolmente o no, cerca di svuotare la fede della sua dimensione soprannaturale: la ragione rimane sconcertata davanti all'irrompere del Divino nel quotidiano vissuto e scritto della Santa, in fenomeni corporei innegabili, inspiegabili, ripetuti. È Dio stesso che tramite una donna inoffensiva volle confutare, già da allora, e a maggior ragione oggi e con quale intensità, il razionalismo fino a renderlo ridicolo davanti all'evidenza. Se è vero che la fede e la ragione non si contraddicono, è altrettanto vero che la ragione deve riconoscere i suoi limiti e chinare la testa davanti al Divino.
Meditando la dottrina del Diario, ci sentiamo spinti a dire:
- Quanto ci è necessario oggi il suo esempio di fede assoluta nell'obbedienza a Dio e alla Sua Santa Chiesa; già come maestra, insegnava alle novizie il Catechismo prima ancora della spiritualità propria; scriveva con fermezza: «Credo ciò che crede la Chiesa Romana»; ma specialmente l'obbedienza ai rappresentanti di Dio: superiori, confessori e autorità ecclesiale che lei chiamava «vice-Dio in terra», tanto che, per esempio, la ferita del suo cuore si apriva e chiudeva secondo il volere dell'obbedienza, e che le scene della Passione si rinnovavano a volontà dei superiori... fino a guarire e a morire - come abbiamo visto - per obbedienza; per lei l'obbedienza al confessore diventò come «il sigillo della fedeltà a Dio e a Maria Santissima», fino a firmare col nome di "figlia dell'obbedienza".
- E quanto è importante per noi approfondire la sua umiltà: così santa, ricorreva all'intercessione dei santi, supplicandoli; vedendo il suo "nulla" davanti a Dio, si considerava indegna di stare con le sorelle, a maggior ragione di essere badessa. Quanto gli costava scrivere di sé nel Diario, e quanto si vergognava di «questi segni esteriori», ossia delle stimmate, chiedendo a Dio di nasconderle; cercava davvero la strada del nascondimento... Beata lei! Quanti insegnamenti per l'uomo vanitoso, superbo di oggi, che va alla ricerca del potere, della stima, della vanagloria...
- E che dire anche del suo amore e fedeltà alla santa povertà, che le è costata tante ostilità e incomprensioni...? Quando trovava degli abusi, sentiva spesso i rimproveri di san Francesco e di santa Chiara: allora usava sia la dolcezza, sia la fermezza, sempre con prudenza, e trionfava... Considerava la povertà come la condizione essenziale per arrivare all'amore. Il suo esempio e un rimprovero vivente alla ricerca del benessere e all'abbondanza nella quale si vive oggi, spesso anche tra i religiosi.
- E della sua profonda venerazione alla Santissima Trinità, già da bambina, come abbiamo visto, fino a meritare di essere chiamata da Maria Santissima: «Figlia del Padre, Sposa del Figlio, Discepola dello Spirito Santo».
- E alla Santissima Eucaristia, questa «grande invenzione dell'amore», come la chiamava, alla quale ricorreva per chiedere le grazie più difficili, ottenendo la licenza di riceverla ogni giorno; e quante volte l'ha ricevuta dalle mani degli Angeli... o di Maria SS.ma... Bisogna specchiarci nel Diario per capire quanto vergognosamente e con quanta poca riverenza avviciniamo oggi il Sacro, e con quanta poca fede nella presenza reale e operante di Dio in questo mirabile Sacramento, fino al limite della desacralizzazione... Quanto era importante per lei il modo di riceverLo!... tutti i frutti spirituali dipendevano da ciò: «Ogni qualvolta che Lo riceviamo nel Santissimo Sacramento, Iddio rinasce nelle anime giuste che di cuore Lo servono e Lo ricevono con purezza». Basta ricordare che era rapita in unione con Dio quasi dopo ogni Comunione...
- E che dire della sua preghiera? Quanto cercava di perfezionarla! Basta ricordare che vide, una notte, il Signore che le stava seduto accanto in coro recitando con la comunità il mattutino, visto solo da lei; Gesù ha offerto quella preghiera in riparazione delle mancanze e imperfezioni commesse dalla Santa nella preghiera liturgica dell'officio divino... Che specchio per mirarci dentro e ridare nel modo dovuto il culto e la lode a Dio!
Ma sarebbe troppo lungo andare avanti. Bisogna leggere il Diario per avere anche solo una minima idea della sua carità e altre virtù! Perciò, in questa seconda parte, ci soffermeremo su quattro aspetti e insegnamenti che ci sono parsi, accanto alla confutazione del razionalismo, i più significativi, attuali e necessari; e la divideremo nei seguenti capitoli:
1. L'Amore infinito di Dio
2. La realtà spaventosa dell'inferno e degli angeli ribelli
3. La dottrina dell'espiazione.
4. Il ruolo indispensabile di Maria Santissima


Capitolo Primo

L'AMORE INFINITO DI DIO

Dio è amore (1Gv 4, 8). È la verità più «vera» - nel senso di ovvia -, più bella e più confortante. È la base di tutto l'edificio spirituale e di fede dei Cristiani, ma anche di tutta l'umanità. Dio è amore! Dio è buono: «Solo Dio è buono» (Lc 18, 19). Ha creato tutto per amore e con amore, e «non disprezza nulla di ciò che ha creato» (Sap 11, 24).
Una vera visione di Dio, - specialmente dopo Gesù Cristo, Verbo incarnato, vero Dio e vero Uomo, nato bambino e morto povero per noi, perdonandoci e scusandoci sulla Croce - non può dubitare del fatto che tutta la storia dell'umanità, e di ogni uomo, va letta in quest'ottica: ho in cielo un Padre buono, che è l'Amore in Se stesso, che è mio babbo, che veglia su di me, che trasforma tutto in bene se credo in Lui, alla Sua Parola, se ricorro a Lui, se pongo la mia fiducia in Lui, se Lo invito a fare ciò.
Senza questa visione di bambini che confidano in Dio, non si può entrare in cielo: «Se non ridiventerete come bambini non entrerete nel Regno dei cieli» (Mt 18, 3). Ora questo Regno è l'Amore in se stesso, è la luce in se stessa, è la pace in se stessa.
È questo che ci vuol far capire la vita di santa Veronica. Lei, affidandosi, conoscendo bene il suo nulla, anzi il nulla di ogni creatura davanti al "tutto" del Creatore, è stata portata a «nuotare in Dio», a «fondersi in Dio» nell'Amore fino a concludere la sua beata esistenza con queste parole, già citate: «L'amore si è fatto trovare! Questo è il segreto del mio patire! Ditelo a tutte, ditelo a tutte!».
Sì, solo per amore si accetta e si capisce il patire. Perché?
Perché Dio è Santo; e la Vita Eterna è l'unione con Dio, con «Il Santo», con La Santità stessa. Non potremo unirci a Lui, se siamo ancora macchiati. Ecco il motivo del dolore, del patire, che ci purifica per unirsi a Dio, per fondersi e bearsi in Lui per tutta l'Eternità; ma anche già da adesso, a misura della nostra accettazione e sopportazione di questa purificazione, dovuta a causa del peccato.
Con questa ottica, umile e verace, si capisce che la sentenza di Dio sul primo uomo, dopo il peccato originale, non va vista come punizione, bensì come rimedio: è la via indispensabile per la purificazione degli effetti disastrosi del peccato.
Ecco anche il motivo del purgatorio, verso il quale - al dire della Santa - corrono le anime contente, malgrado le pene, per purificarsi e poter godere dell'abbraccio eterno di un Dio così bello, così buono, così puro, così Santo. Le anime del purgatorio si comportano così perché hanno visto, nel giudizio particolare subito dopo la morte, la verità di questo Dio buono, miseri­cordioso, offeso dai peccati, e hanno visto palesemente l'orrore del peccato che macchia l'anima rendendola incapace di avvicinare «E Santo», e perciò si affrettano al rimedio.
Questo ci svela santa Veronica nella sua esperienza. Beati noi se, pur non vedendo, crederemo a ciò: «Beati quelli che crederanno pur senza aver visto» (Cv 20, 29).
Ecco anche il motivo dello stesso inferno, che non è puni­zione, ma è una conseguenza inevitabile per coloro che rifiutano questo amore, che non credono, che non accettano di lasciarsi purificare, che non vogliono l'«ordine» stabilito da Dio per la Vita Eterna, tramite i Suoi Comandamenti e le Sue Leggi che sono leggi di vita, d'amore, e trascurandole si perde la vita perché si rifiuta di accettare le regole del Paradiso.
Dio, nel suo infinito amore, non obbliga l'uomo che ha creato, ma nemmeno lo distrugge, perché la vita è un dono, e «i Doni di Dio sono irrevocabili» (Rm 11, 29), ma insegnandoli la Verità, invita l'uomo a scegliere la vita: «Ti ho messo davanti la vita e la morte; scegliti la vita» (DI 30, 19); e in questa verità, gli presenta anche l'inferno, non per minacciarlo, ma per fargli intendere il risultato delle sue scelte, della sua disobbedienza, per aiutarlo a rifiutare il peccato, per spingerlo a lottare, per il suo bene... dunque glielo presenta «per amore, per misericordia, per giustizia», affinché l'uomo non possa un giorno lamentarsi di Dio accusandolo di non avergli fatto sapere ciò, di averlo lasciato nel buio, senza la luce totale della verità.
Ecco il ruolo importantissimo di santa Veronica! Ecco il suo contributo al «trionfo dell'amore». Sì, Dio è Amore; sì, il Paradiso è stupendo; ma, nello stesso tempo c'è anche l'inferno per chi non crede al Paradiso, per chi non lo pensa e non lo desidera e non vuole sacrificare certe vanità per meritarselo, per chi rifiuta questo Amore, che è anche ordine, obbedienza: «Chi mi ama osserva i miei comandamenti» (Gv 14, 23). «Chi non mi ama, non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato» (Gv 14, 24).
Ma il demonio e la nostra natura umana superba vogliono farci vedere le cose al rovescio.
E perché?
Il demonio, perché è il «padre delle menzogne» (Gv 8,44), ci odia e vuole farci credere che Dio non è Amore se crea l'inferno, o, peggio ancora, che Dio è falso e l'inferno non esiste.
La nostra natura umana, sia perché è superba, autosufficiente e indisciplinata e cerca una falsa libertà che non vuole sottomettersi alle leggi di Dio, sia perché è ferita e debole e non vuole tralasciare le sue delizie, i cosiddetti «piaceri», gioie...
Sì, l'uomo è creato per la felicità, e perciò la cerca spontanea­mente; ma leggendo gli Scritti della Santa, e meravigliandosi di questo Dio regnante, dominante, operante, oceano infinito d'a­more, di luce, di pace... inizieremo a vedere molto più meschine e effimere le nostre "gioie", i nostri "piaceri", a vedere anzi la loro pericolosità, il veleno nascosto come nel frutto del giardino dell'Eden che era «bello e piacevole» (Gn 2, 6), e convincersi della vanità di questo mondo passeggero; e allora inizieremo a dire con san Francesco: «Tanto è il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto».
Quanto sono vere queste parole! Come le ha vissute bene la Santa!
Anche lei, per eccesso di luce e di amore e di conoscenza di Dio, piangeva come san Francesco perché «d'Amore non è amato». Avrebbe voluto correre per il mondo intero a gridare che Dio è Amore, un Dio Creatore, Redentore, che, per Sua natura, non può che dare, amare, fino alla pazzia, alla follia della croce che Veronica ha toccato e descritto; e a gridare anche la penitenza e la conversione, per poter gustare ciò: «Convertitevi, il Regno dei cieli è vícino!» (Mt 3, 2).
Leggiamo qualche brano di questo «poema d'amore» quasi unico che è sparso nel Diario di questa «eletta tra gli eletti»:
- «... Più l'abisso del mio nulla è profondo, più mi riposo nella considerazione degli attributi divini. Mi fermo su quello della misericordia e, come in uno specchio, vedo di quale amore Dio mi ha amata e mi ama ancora. Io spero in questo amore...».
- «Ho sperimentato l'amore. La mia anima è immersa nell'immensità di questo mare; l'amore trasforma la mia anima nell'amore stesso. La mia anima è in Dio. Dio è nella mia anima. Dio parla con la voce del silenzio, l'anima risponde, ma la sua risposta è l'eco della voce di Dio, che in lei ama se stesso. La mia anima, con l'amore, sembra che conosca Dio in Dio stesso e condivida la sua felicità eterna. Dio la tira a Sé con trasporti, slanci, rapimenti, frutti dell'amore, e la conoscenza nuova di Dio produce una nuova trasformazione in Dio».
- «O padre della mia vita, sposo dell'anima mia, cuore del mio cuore, tornate nel mio cuore!... stelle che splendete davanti a Lui, ditegli che io languisco d'amore...».
Dio godeva degli ardori della Santa, ritornava, la consolava: «Sono l'Amore in persona; Io t'amo e ti porto nel mio Cuore. Il mio Cuore è la vita del tuo. Tu sei la Sposa del mio Cuore!». Le chiede: «Questo cuore che vedo nel tuo petto, di chi è?». «Vostro o Signore». «Allora me lo prendo». E lo fa riporre sul Cuore di Maria che è presente; poi lo ripone sul proprio petto. «Ed ora qual è il mio cuore?», domanda la Santa. E Gesù risponde: «Il tuo cuore sono io... ti ho trasformata in Me; tu sei divenuta Me stesso».
Quante volte arrivava all'unione: prima parla di «unione strettissima» nella quale l'anima si sente attratta come il ferro dalla calamita, «legata» dolcemente, «ingolfata» nel mare dell'amore di Dio; più tardi aggiungerà l'esperienza di sentirsi ««uniformata», "trasformata» in Dio; e nell'ultima tappa, quando riceve in ogni comunione la «grazia delle tre grazie», raggiungerà il culmine dei saggi dell'unione dei beati nel cielo: è il momento delle «comu­nicazioni intime» che passano tra Dio e l'anima, quindi ineffabili. «Non si possono descrivere», afferma, ma riesce a riferire al confessore gli effetti che lasciano in tutta la persona.
«...in un istante mi è parso di sentire infondere il Divino Amore in tutta l'anima mia; ed ella farsi una stessa cosa col Divino Amore... non sapevo se ero in cielo o in terra; avevo cognizione di me stessa, parevami di essere il più vile vermicciolo della terra... vedevo che sono nulla. A questo mi si aggiungeva la vista di tante ingratitudini... un Dio tanto benefico, tanto grande, tanto misericordioso essere stato tanto offeso da una ingrata creatura!... ero assorta in Dio... vedevo i Divini attributi di Dio... Iddio era mia memoria, Iddio era mio intelletto, Iddio era mia volontà; tutto Iddio nell'anima, e tutta l'anima in Dio. Di quello che ho provato in questi momenti, non se ne può parlare... l'anima mia restava via più distaccata da tutto quello che non è Dio... parevami di stare come in una fornace...
«L'umanità patisce tanto in queste operazioni del Divino Amore... voleva lagnarsi... ma stava cheta, e lo spirito gridava forte: O Amore! O Amore! O Amore, tanto poco conosciuto dalle creature e da me, in particolare! No, No; non sarà più così, perché voglio voi solo e con voi resto...
- «...l'anima ha sperimentato in sé, in quel punto, certe operazioni del Divino Amore... parevami di notare in Dio quella sua immensità di amore infinito che si manifestava a quest'anima; ed essa, per via di quelle comunicazioni intime fra Dio e l'anima, restava tutta unita al sommo bene... era tutta, in tutto, trasformata nel suo Dio di amore... e l'amore medesimo operava in lei, e per lei tutta immersa in Dio che si comunicava tutto ad essa... queste cose non si possono mai spiegare con parole... solo dico che l'anima, in quel punto, resta così assorta in Dio, che, tornata ai propri sentimenti, le pare ogni cosa novità! Oh! Che pena le è il vedersi così carcerata in questo corpo mortale! Resta una nausea di tutte le cose terrene...
- «...mentre l'anima stava tutta nuotando nel mare immenso della Divinità, in quel istante, si è rappresentato avanti l'anima mia Gesù, in quel modo che uscì alla luce per redimere noi peccatori... in quel punto vi fu un non so che in questa anima; parvemi mi mutasse in un'altra; e mi pare che, in quello stesso punto, Iddio mi ponesse in Sé e riempisse questo cuore e questa anima tutta di amore. Sentivo certi impulsi che levavano me da me, e nel tempo medesimo mi sentivo essere tutta unita al Sommo Bene... ».
Caro lettore, il Diario è arcipieno di questo linguaggio sublime. Un bene così grande merita un po' di penitenza, di astinenza.
E se non sarà possibile imitare la Santa in tante cose, voglia Dio che questi Scritti ci aiutino ad umiliarci profondamente, accorgendosi a quali livelli Dio chiama l'uomo, creato a Sua immagine e somiglianza, e come invece siamo ancora strisciando nel fango dei falsi piaceri che ci offre il mondo e il principe di questo mondo.



Capitolo Secondo

LA REALTA’ SPAVENTOSA DELL'INFERNO E DEGLI ANGELI RIBELLI

Il mondo razionalista di oggi tende a non credere più a tante, per non dire tutte, le realtà invisibili di fede; soprattutto quella dell'esistenza dell'inferno e dei demoni come creature, come «esseri», limitandosi ad accettare, per forza, l'esistenza del «male».
Anche tra certi "credentí" si tende a fuggire di pensare a queste realtà, limitandole, negandole, o almeno negando l'eternità dell'inferno, o considerandolo vuoto, rifiutando di credere a delle pene e sofferenze concrete, fuoco, ecc.... basandosi su un falso concetto di un Dio misericordioso che non potrà permettere ciò, concetto che abbiamo cercato di chiarire prima.
Ora la vita, gli scritti e l'esperienza di santa Veronica, in questo ambito, non sono che un grido di difesa della dottrina, una potente conferma della fede e dell'ínsegnamento della Chiesa. Il Diario è pieno delle sue lotte con i demoni e delle sue visite e descrizioni dell'inferno.

I demoni

Abbiamo visto come il demonio aveva preso, fin dai primi mesi, le sue sembíanze per creare problemi nella fraternità. Poi, non si è fatto molto aspettare per attaccarla di persona, e quello che segue non è sola affermazione di Veronica, ma anche dichiarazioni di testimoni veridici che deporranno con giuramento al processo.
Leggiamo nel Diario che i demoni gli strappavano di mano brocche e altri utensili, rovesciavano acqua bollente su di lei in cucina; gli strappavano la penna, rovesciavano l'inchiostro, mentre scriveva il Diario. Non aveva quasi una notte tranquilla: le apparivano in gran numero, in deformità orribili, minacciosi, osceni... urlavano, muggivano, bestemmiavano... buttavano fuori degli odori infetti fino a farla svenire... gli gettavano nella sua scodella pugni di capelli, ragni, topi morti... la buttavano nel fuoco... la lanciavano contro i muri, le lanciavano addosso enormi pietre, le davano delle botte e dei colpi inimmaginabili...
Sono fantasmi? Immaginazioni? Qualcuno potrebbe pensarlo. Niente affatto. Le suore udivano; certe volte vedevano; e quando ciò accadeva, la Santa doveva incoraggiarle e rassicurarle. Tante volte dovevano correre di notte alla sua cella, fino a che l'autorità permise che una suora dormisse con lei per non lasciarla sola. Ma la Santa non aveva paura. Sfidava e rimproverava i suoi nemici: Venite, cogitemi, martirizzatemi; è mia felicità soffrire per il mio Dio... pusillanimi che siete, venire così numerosi contro una povera donna come me! Una volta Maria Santissima apparve durante una lotta e disse ai demoni che cercavano di fuggire: «Ecco la mia figlia; la mia figlia è dominatrice dell'inferno».
L'attaccavano generalmente, quando compiva il suo ufficio di vittima mediatrice e redentrice, quando pregava e si mortificava per la conversione dei peccatori. «Smetti», le urlavano, «smetti o noi ti faremo sentire i supplizi dell'inferno».
Oh! La forza della preghiera e della penitenza!
Certe volte la malmenavano fino a lasciarla tutta una piaga... un giorno le troncarono un piede. Le rimase penzoloni come un cencio. Le suore la portarono al confessionale in questo stato, e istantaneamente risanò, perché il confessore le impose di chiedere a Dio la guarigione...
Nell'agonia di suor Luisa, che le era stata sempre nemica, santa Veronica vedeva i demoni che venivano a prenderne l'anima, gridando: « È nostra! È nostra! Guai a te!». Suor Luisa prendeva convulsivamente la mano di Veronica: «Difendetemi! Salvatemi!»; e quella gridava: «È di Dio»; poi supplicava: «Mio Dio, calcate sulla mia testa la corona di spine, ma di grazia risparmiate quest'anima»...
...E di suor Angelica, che la maltrattò durante tutta la sua vita, la Santa restò giorno e notte accanto al letto, inginocchiata, in preghiera, senza appoggio, offrendosi in sacrificio: «Signore Gesù - supplicava mentre i demoni la coprivano di colpi - fate parlare il vostro Sangue e i vostri meriti per quest'anima, ottenete questa grazia dal Vostro Padre Eterno! Sono disposta a tutti i tormenti».
Dopo giorni con questo ritmo, si gettò ai piedi del Santissimo Sacramento, mentre una voce rabbiosa miagolava «Tu hai vinto, ma me la pagherai, miserabile», e un gatto mostruoso si lanciò su di lei... La morente, però, esalò il suo ultimo respiro nelle sue braccia.

L'inferno

Lo vede quasi ogni giorno, coi suoi orrori e i suoi supplizi. Lo visita non di rado, per volontà di Dio, accompagnata normal­mente dai suoi Angeli Custodi in modo visibile, e da Maria Santissima in modo invisibile. E per obbedienza lo descrive nel Diario. Riferiremo qui solo una parte della visione del 17 gennaio 1716. Le apparve la Vergine Maria, che la trasportò ai piedi della Trinità Gloriosa; poi ordinò agli Angeli Custodi di condurla in spirito nell'abisso. «Non temere, figlia mia; io sono con te».
Ecco la descrizione: «In un batter d'occhio, mi ritrovai in una regione bassa, nera, fetida, piena di muggiti di tori, di urli di leoni, di fischi di serpenti, di tuoni fragorosi. Vedevo dei lampi sinistri serpeggiare fra un fumo denso. Ma questo era nulla. Una grande montagna si alzava a picco davanti a me ed era tutta coperta di aspidi e di basilischí legati insieme. Essi si agitavano, si contorce­vano, ma non potevano liberarsi. La montagna viva era un clamore di maledizioni orribili. Tornai verso i miei Angeli e chiesi loro che fosse tutto ciò. Mi risposero che era l'inferno superiore, cioè l'inferno benigno. Infatti, la montagna si spalancò e nei suoi fianchi aperti vidi una moltitudine di anime e di demoni intrecciati con catene di fuoco. 1 demoni, quasi tori furiosi, schizzavano fuoco dagli occhi, dal naso, dalla bocca. I loro denti, simili a pugnali d'acciaio, mordevano le anime fra un clamore spaventoso di urli disperati. A questa montagna seguivano altre montagne più orride, le cui viscere eran teatro di atroci e indescrivibili supplizi.
«Nel fondo dell'abisso, vidi un trono mostruoso, fatto di demoni terríficanti. Al centro una sedia formata dai capi dell'abisso. Satana ci sedeva sopra nel suo indescrivibile orrore. Aveva una testa composta di 100 teste, ed era sormontata da enormi picche viventi, che finivano con un occhio di fuoco. Questi occhi si aprivano e lanciavano fiamme il cui ardore aumentava l'incendio infernale. Satana vedeva tutti i dannati, e questi vedevano satana. Gli Angeli mi spiegarono che la visione di satana, il mostro, forma il tormento dell'inferno, come la visione di Dio forma la delizia del Paradiso. Sui suoi sudditi, satana lanciava tormenti, che li divoravano. Egli bestemmiava maledi­zioni e tutti gli facevano coro: erano grandi urla di disperazione.
«Dissi ai miei Angeli: - Quanto tempo dureranno questi supplizi? - mi risposero: - per sempre, per tutta l'eternità -. E quando io tacqui, muta di spavento, notai che il muto cuscino della sedia di Lucifero erano Giuda ed altre anime disperate come lui. Chiesi alle mie guide: - Di chi sono quelle anime? -. Mio Dio, quale risposta! - furono dignitari della Chiesa e prelati religiosi!-.
«...Ebbi coscienza che la mia presenza raddoppiava la rabbia dei dannati. Senza l'assistenza dei miei Angeli e di Maria, che invisibile stava al mio fianco, io sarei morta di spavento.
«Silenzio. Io non detto nulla. Non posso dir nulla. Di fronte all'inspiegabile verità, tutto ciò che raccontano i predicatori non è niente. Niente!». E nell'abisso tenebroso, soggiorno di spavento, ella vide cadere una pioggia di anime.
In altre visioni è il Signore stesso che le risponde che sono supplizi «per sempre, per l'Eternità». Le disse anche: «Mira e guarda bene questo luogo che non avrà mai fine...».
In altre descrizioni più lunghe, descrive i sette livelli dell'inferno, con le loro rispettive categorie di dannati...
In più vide un posto più orribile per i religiosi che avevano infranto e disprezzato le loro sante regole; e un altro posto per i sacerdoti che non erano fedeli all'insegnamento della Chiesa, e che perciò sono stati causa di rovina di tante anime. Si soffriva atrocemente in quei luoghi...
Incredibile! Vide anche, in un luogo appartato, dei dannati in anima e in corpo! Ne era spaventata. La Madonna le spiegò che erano quelli che avevano venduto la loro anima al demonio con patto volontario...
Si potrebbero citare pagine e pagine, ma basta ciò per vedere quanto questa verità di fede fosse "familiare" e concreta nella quotidianità della vita e dell'esperienza di santa Veronica, in «conferma della fede», per chi cerca veramente e umilmente la Verità, arrendendosi davanti all'evidenza.


Capitolo Terzo

SANTA VERONICA E LA DOTTRINA DELL'ESPIAZIONE

Ecco un altro punto attualissimo: La società attuale, edonistica e del benessere non può concepire un tale insegna­mento, perché contraddice tutti i suoi principi di piacere, di corsa sfrenata dietro tutto quello che i sensi e i desideri appetiscono, tutto quello che "piace". Ora, questa dottrina dell'espiazione insegna non solo l'accettazione delle sofferenze e delle difficoltà che la vita ci riserve, ma anche la ricerca volontaria della rinuncia, della privazione e della mortificazione.
Dove trovare i fondamenti di una tale dottrina?
Prima di ricorrere alla Sacra Scrittura e alla Teologia, non possiamo, specialmente dopo il capitolo precedente sull'inferno, non menzionare la famosa parola rivolta dalla Madre di Dio a tutta l'umanità, tramite i tre fanciulli Veggenti, nelle apparizioni di Fatima, e che sintetizza nel modo più semplice e mirabilmente completo questa dottrina:
«Tante anime vanno all'inferno perché non c'è chi prega e fa sacrifici per loro».
In questa parola è condensata tutta la dottrina dell'espiazione, che è famosa soprattutto negli scritti di san Paolo Apostolo, - che la Santa chiamava «mio san Paolo», come già abbiamo detto -, specialmente nella lettera ai Colossesi 1, 24: «Ora io mi rallegro nelle sofferenze che patisco per voi, e completo nella mia carne quel che manca alle sofferenze di Cristo, a pro del corpo suo che è la Chiesa»; ma anche nella prima lettera di san Pietro Apostolo 2, 21: «Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio perché ne seguiate le orme».
E quanto bene ha saputo seguirle santa Veronica!
La vita e gli scritti della Santa, come abbiamo visto, sono tutti impregnati del profumo della dottrina dell'espiazione, tanto che il cardinal Palazzini, dopo aver detto che la missione di santa Veronica deve ancora iniziare nella Chiesa, aggiunge: «...è necessario fermarci all'aspetto dell'espiazione, che ha così grande posto nel Diario della Santa, e che ci dà il diritto di considerarla come la maestra per eccellenza della dottrina dell espiazione».
Già a Mercatello, da bambina, Gesù le aveva detto: «Tu sei Mia. Io sono tuo. Tu sarai la Mia Sposa, la Mia associata nell'opera della redenzione».
E questo invito sarà sempre più approfondito; Gesù le spiegherà: «L'uomo, creato dall'Amore e per Amore, ha offeso l'Amore con l'orgoglio dello spirito e con la ribellione della carne. Io ho chiuso la ferita fatta all'Amore creatore, e l'ho chiusa per mezzo del supremo dolore. Chi vorrà come me, dietro il mio esempio, soddisfare l'Amore creatore? Chi vorrà perfezionare in sé ciò che manca alla mia passione redentrice? Mi ami tu?».
E Veronica risponderà: «Eccomi, Signore; io voglio la Vostra Croce. Voglio in me tutti i tormenti che furono in Voi; con Voi e dietro a Voi, voglio soddisfare l'Amore creatore; di più, voglio che tutte le spade che trapassarono il Cuore di Maria corredentrice, trapassino il mio cuore. Voi mi chiedete: Mi ami tu? Oh! Se Vi amo, o Signore! Infatti Vi dico: crocifiggete Veronica».
Gesù continuerà: «Mediante le mie ferite ho chiuso la ferita fatta all'amore creatore. Chi vorrà lenire le ferite fatte a me, Amore redentore?». E Veronica vede Gesù tutto sanguinante: sangue negli occhi, nella bocca, su tutto il corpo. «Mio Dio, grida, chi Vi ha ridotto in codesto stato?». Le risponde: «I peccatori, gli eretici; soprattutto coloro che mi negano l'attributo dell'A­more».
Allora lei si fa avanti con mano fremente, singhiozzando: «Sarò io la vostra Veronica, la riparatrice e la consolatrice. Io do il mio sangue per risparmiare il vostro... io mi offro, perché i peccatori mi inchiodino al vostro posto... io sarò il vostro apostolo. Vi amo».
Gesù la illumina sul valore della sofferenza; allora ella compose un cantico in onore della sofferenza: «Un'oncia di sofferenze val più di tutte le ricchezze e di tutte le gioie del mondo. Se avessi mille lingue non potrei esprimere il bene che porta all'anima la sofferenza... la sofferenza è la chiave dell'amore... chi cammina nella vera sofferenza, non ha altro desiderio che di servire Dio con puro amore, e il puro amore aumenta man mano che s'accresce la vera sofferenza... croci! Io voglio delle croci! La mia volontà è di non vivere senza pena; senza pene io non posso vivere.... O bona crux, venite a me! O cara croce, pigliatemi, crocifiggetemi in voi! O tesoro immenso, o letto di amore, fate che mi riposi fra le vostre braccia! O croce cara, venite a me! Voi sola bramo, voi solo piglio per mio appoggio e sostegno».
Perché questa vita?


Percorrendo il Diario risulta chiaro: per coloro che peccano, per quelli che si esibiscono impudentemente, per quelli che godono, per quelli che non pregano, per quelli che non amano; per tutti costoro si espia, si soffre, si prega, si ama.
Si sente, quindi, chiamata ad offrire allo Sposo un comple­mento di pene volontarie, per espiare per sé stessa prima - come amava ripetere - e per i peccatori. Perciò troveremo nella sua vita una vastissima gamma di preghiere e di sacrifici, più o meno imitabili:
Le «Vie Crucis» con una pesante croce sulla spalla, o un tronco d'albero, o una pesantissima panca; in ginocchio, sui sassi, sulla neve, in processioni notturne, talvolta anche comunitarie, salendo le scale in ginocchio, sanguinando...
Le lunghe veglie, piene di mortificazioni, penitenze, dormen­do poco e su tavole di legno, o sarmenti di vite, cuciendo delle spine nell'abito, pensando al Crocifisso...
Digiuni, astinenze, flagelli e catene, cilici, per indebolire il corpo, e per espiare i tanti peccati commessi dagli uomini in questo ambito...
Inventa tanti modi di espiazione: Per punire la lingua di qualche parola vana o contro carità, le poggiava sopra una pesante pietra per un periodo di tempo... Si imprigionava in posizioni scomodissime per espiare la libertà abusata di altri...
Sarebbe troppo lungo elencare altri metodi e invenzioni, ben più austeri... invitiamo i lettori a scoprirli nella lettura di libri più esaurienti. Leggiamo a questo proposito qualche passo dalla Santa:
- «Mi sentii accendere il cuore di brama... andai a chiamare una sorella, e la menai all'orto; e nella Cappella di San Francesco, recitammo tutto il Rosario per la conversione dei peccatori. Ella stette coi bracci aperti, ed io mi battei colla catena. E poi, facemmo altre devozioni, pure per quest'effetto...»;
- «Terminata la Messa, io bruciavo come una fornace. Cantavo l'Ufficio delle Lodi con voce più forte che mai. Dopo invitai alcune suore a seguirmi in giardino. Nove di loro mi seguirono... Dissi alle suore: Andiamo e chiamiamo i peccatori. Con questa intenzione recitammo le Litanie della Madonna e l'Ave Maris Stella... Arrivate alla Cappella di San Francesco, ci disci­plinammo; poi ritornammo in chiesa cantando il Te Deum. Là nuove discipline con trentatré invocazione al Salvatore del mondo... Poi chiesi perdono dei miei scandali, e le compagne mi imitarono piangendo.
Esse tornarono nelle loro celle, ma io... tornai in giardino e vi restai a lungo. La neve era alta... La mia voce non bastava per chiamare le anime e vi aggiunsi la voce delle catene, delle corde, delle spine; ad ogni colpo invitavo al pentimento i peccatori, gli eretici e i turchi...».
Quanti importanti insegnamenti ed esempi! Lei così frequen­temente rapita nel soprannaturale, ricorrere a queste preghiere, processioni, penitenze così semplici, così comuni e a portata di tutti.
Il suo spirito di riparazione ci è oggi così necessario! Una riparazione che oltrepassa la sua persona per dilatarsi in una riparazione comunitaria, come abbiamo visto. E non basta così, ma quante volte vi indurrà anche i superiori. Ricordiamo, ad esempio, quando Dio le fece vedere il pericolo che minacciava la sua stessa città per il moltiplicarsi delle discordie e dei peccati, ed essa indusse il vescovo mons. Eustachi a organizzare una processione di penitenza... e Dio fu placato.
Quanto sembra lontano oggi questo linguaggio, pur così semplice e veritiero dei Santi! Quanto ne abbiamo bisogno! Dove sono oggi le processioni di penitenza? Abbiamo forse dimenticatoi risultati del voto fatto da Papa Pio XII alla Madonna del Divino Amore se avesse salvato Roma dai bombardamenti? E l'ha salvata! E la preghiera del Santo Rosario indotta da san Pio V per la battaglia di Lepanto? La Madonna non l'ha deluso! Forse non pensiamo nemmeno più al profeta Giona e alla conversione dei Niniviti? Ci crediamo ancora? O ci vergogniamo di essere criticati da un mondo razionalista, autosufficiente e arrogante?
Quanto bisogna rispettare la sapienza dei Santi e usufruirne! Se san Giovanni Evangelista insegna che non possiamo amare Dio che non vediamo, se non amiamo il prossimo che vediamo (1 Gv 4, 20-21), come potremmo essere grati al Signore per la Redenzione, se non siamo grati prima ai Santi, membri del Suo Corpo Mistico, che hanno patito anche loro così tanto per la nostra salvezza? Che hanno completato nella loro carne quello che mancava delle Sofferenze di Cristo, a pro del Corpo Suo che è la Chiesa: che siamo noi.
Grazie, dunque, santa Veronica! Grazie a tutti voi santi! E Grazie soprattutto alla Gran Madre di Dio, e Madre nostra, "Corredentrice" per eccellenza del mondo.



Capitolo Quarto

IL RUOLO INDISPENSABILE DI MARIA SANTISSIMA

Avremmo forse esagerato concludendo così il precedente capitolo? Ricordiamo però che alle prime parole dette a Fatima: «Molte anime vanno all'Inferno perché non c'è chi prega e fa sacrifici per loro» la Madonna aggiunge subito dopo: «Per impedire questo, la Santissima Trinità vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato». La risposta verrà chiarificata inoltrandosi in questo capitolo mariano, culmine del messaggio profetico della Santa, vedendo che la vergine Veronica aveva inteso e vissuto un totale affidamento personale e comunitario profetico a Maria SS.ma, fino a diventarne quasi un incomparabile segno e apostolo.
Ecco, dunque, un altro punto molto discusso oggi: Il posto e il ruolo che Maria Santissima occupa nella Chiesa e nella Storia di Salvezza. È esagerato come lo pretende qualcuno? O invece è ancora da scoprire, sviluppare e rispettare, come ribadiscono altri?
Ci sembra che non bisogna essere molto dotti e íntelligentí, ma bensì piccoli e semplici, per vedere come questi nostri tempi portano un chiaro sigillo mariano mai visto prima nella storia. Dalla catena delle sue apparizioni, - "Rue du Bac" con la meda­glia miracolosa, Lourdes, La Salette, Fatima e altre apparizioni approvate dalla Chiesa, o ancora sotto studi e discernimento -, come anche da diversi movimenti mariani e realtà ecclesiale suscitate dallo Spirito Santo e dalla Madonna stessa, si profila chiaramente quello che è diventato un'espressione comune: «I tempi mariani», espressione che sentiamo o leggiamo spesso, anche nei discorsi di Papi e di grandi Prelati della Santa Chiesa.
I tempi mariani sembrano essere i tempi in cui Lo Spirito Santo sta conducendo la Chiesa, e di conseguenza il mondo, a capire - e poi proclamare - la «verità» (Gv 14, 17a), tutta intera, su Maria, sul Suo ruolo decisivo: quello della «Donna» che schiaccerà la testa dell'antico serpente, «metterò inimicizia tra te e la donna...» (Gn 3, 15); quello della «Donna» vestita di sole che combatte il drago (vedi: Ap 12); la «Donna» alla quale il Signore, solo dopo averle affidato nel Discepolo amato tutta l'umanità come figli che Ella genera con il Salvatore, ai piedi della Croce, disse: «Tutto è compiuto» (Cv 19, 30a); la «Donna» delle Nozze di Cana, che intercede per l'umanità alla quale viene a mancare il vino della Grazia (vedi: Cv 2); la «Donna» alla quale Dio non può rifiutare niente, perché Lei non Gli ha rifiutato niente, nemmeno Il Sacrificio del Suo Unico Figlio, che è Dio, diventando, come Abramo, Madre di tanti popoli.
Questa "invasione" mariana progredisce su due fronti che vanno a pari passi: Il primo, teologico e dogmatico; il secondo, popolare e devozionale, però a livello ecclesiale universale.
Ora, sul primo fronte, vediamo il "germogliare" di dogmi mariani: Il primo è il dogma dell'Immacolata (1854) confermato subito dal cielo, dalla Madonna stessa a Lourdes, 4 anni dopo: «Io sono l'Immacolata Concezione» (1858); poi il dogma dell'Assunzione in cielo in corpo e anima, nel 1950, da Papa Pio XII, con tutto quello che questi due dogmi contengono di fondamentale per l'uomo e per la Storia della Salvezza, e che sarebbe, purtroppo, troppo lungo sviluppare qui.
Dove è destinato a arrivare questo primo fronte?
La Madonna l'ha chiarito nelle apparizioni della «Regina di tutti i popoli» ad Amsterdam, apparizione approvata dal vescovo nella seconda metà degli anni 1990, dove si proclama Mediattlce di tutte le grazie celesti e «Corredentrice».
Ecco, dunque, il punto d'arrivo! Maria non è una scelta in più, anche se importante, nella Chiesa. Maria è indispensabile nella redenzione storica e personale di ogni uomo. Maria è, non per virtù propria, ma per volontà di Dio, Vera Corredentrice del mondo, di tutta l'umanità. Questo ci sembra molto evidente nella simbologia della medaglia miracolosa, data da Maria stessa nella sua apparizione, nel 1830, a Parigi, a santa Caterina Labouré:
L'Immacolata, sulla prima faccia della medaglia rappresenta il dogma di partenza, e il simbolo della «M» intrecciata in modo inseparabile con la Croce sulla seconda faccia rappresenta il dogma d'arrivo: la Corredenzione; un percorso che passa attraverso il Sacro Cuore di Gesù, e anche attraverso quello Immacolato e Addolorato di Maria, presenti tutti e due sulla Medaglia; infatti, la Madonna annunzierà, più avanti: «La Santissima Trinità vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato» (Fatima 1917).
E qui siamo già nell'ambito del secondo fronte, quello della devozione personale ed ecclesiale a Maria Santissima. Questi due fronti sono complementari tra loro. La devozione deve arrivare al suo culrnine, secondo l'insegnamento mariano per eccellenza di san Luigi Maria Grignion di Montfort nel suo famoso Trattato della vera devozione, nella consacrazione personale e comunitaria totale alla Santissima Vergine Maria; un insegnamento che è frutto della maturazione sempre più approfondita dalla scuola francese di spiritualità, fondata sul mistero dell'Incarnazione; un affidamento e abbandono totale a Colei che più di tutti conosce Gesù, alla Maestra che ci può guidare nella via più sicura e diretta al suo Figlio Benedetto, alla quale Gesù stesso si è affidato.
Questo insegnamento è stato ripreso, assimilato, approfondito, concretizzato e offerto a tutto il mondo da Papa Giovanni Paolo II, con il suo famoso Totus Tuus, e la consacrazione del mondo intero e del terzo millennio a Maria Santissima, invitando tutti ripetutamente a leggere «i segni dei tempi», e a comprendere questa Consacrazione, per attuarla, secondo la richiesta della Madonna a Fatima.
Stranamente, o meglio provvidenzialmente, vedremo che la figura e il ruolo di Maria è il punto più rilevante e sottolineato nell'esperíenza di vita e negli scritti di santa Veronica, che ha molto da dirci in proposito. Perciò, ci pare doveroso chiamarla non solo «discepola di Maria», come troviamo nel Diario, ma anche «apostola di Maria».
Basta uno sguardo alla cronologia della sua vita, per vedere il ruolo "invadente" di Maria SS.ma. Sfogliando il Diario, troveremo che, per lei, Maria Santissima è indubbiamente e palesemente Mediatrice di tutte le grazie e Corredentrice; anzi questo le viene detto dal cielo esplicitamente. E quanto alla Consacrazione a Maria, la nostra santa è arrivata al culmine personale e comunitario.
Dunque, già da bambina, abbiamo visto come si rivolgeva familiarmente alla Madonna, quando voleva il Bambino Gesù, o voleva darGli da mangiare, ricevendo spesso quel che chiedeva; e come si è sentita dire tante volte non solo dalle labbra del Divino Sposo, ma anche di Maria Santissima: «Tu sei la mia prediletta».
E abbiamo anche visto, nel terzo e quarto capitolo, come questa relazione è andata sempre crescendo, specialmente dopo la stimmatizzazione, fin «quasi a sostituire Gesù», come scrive padre Làzaro Iriarte, che non è minimamente un sentimentale, ma uno studioso che pesa meticolosamente le sue espressioni, spiegando dopo che è «un sostituire» a favore di un «arrivare» più sicuro e facile a Gesù. È la stessa logica del Montfort nel suo Trattato della vera devozione: «Gesù è venuto a noi tramite Maria, e vuole che andiamo a Lui dalla stessa strada ».
Dopo aver visto nella sua vita il ruolo concreto di Maria, vediamolo ora nella dimensione mistica, soprannaturale, piena di insegnamenti celesti e dottrinali.
In questo libretto, non possiamo pretendere di sviluppare studi e analisi per tirarne conclusioni teologiche, ma vogliamo spingere a ciò, perché siamo sicuri che, nel suo Diario, vero «tesoro nascosto», si trova un materiale dottrinale sicuro, e può darsi unico, che sarà molto necessario per aiutare a chiarire questi traguardi così importanti nella storia della Salvezza:
- Maria Mediatrice di tutte le grazie e Corredentrice.
- La necessità della Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.

Speriamo che i seguenti passi del Diario, scelti con occhio veloce, possano servire a destare una santa curiosità e voglia di cercarne altri più sostanziosi in materia:
* Il 1° novembre 1702, Veronica riceveva addirittura un velo miracoloso, che si conserva ancora nel monastero di Città di Castello, mentre era invitata ad aggiungere al suo nome di religiosa: Veronica di Gesù e di Maria, di Gesù Crocifisso, e di Maria compaziente... La vittima doveva provare le sofferenze del Redentore, i tormenti della Corredentrice.

* Maria le dettava le parole da scrivere... Le dava la Comunione tutti i giorni nella prigione, finché durò la prova imposta dal S. Ufficio... La comunicava nei giorni in cui la comunità non faceva la Comunione... Per mezzo di Maria, ella guariva le suore ammalate... Per ispirazione di Maria, il giorno della Presentazione del 1708, solennemente si consacrò alla Madonna... Il 28 ottobre 1711, presenti san Francesco e santa Chiara, la Madonna le donò un anello con sopra impresso il Nome di Maria e la chiamò figlia sua, carissima tra tutte le figlie. Poi le pose due calici: Uno con il Sangue di Gesù, l'altro pieno delle lacrime di Maria, calici che la Santa offrì all'Eterno Padre ottenendone ogni sorta di grazie. Maria la fece partecipe dei dolori provati ai piedi della Croce e delle spade che le avevano trapassato il Cuore... (cfr. La Passione rinnovata, pp. 126-127).

* «...Questo amore infinito mi pareva che rapisse il mio cuore al Cuore di Maria SS.ma, fonte e mare ove sta rinserrato un incendio di vero amore, e che l'anima stesse nuotando nell'amore divino, per mezzo del Cuore di Maria SS.ma... che facevami capire, per via di comunicazione, che Ella m'infondeva un non so che di quello che Ella partecipava, quando aveva il Verbo Divino nelle sue viscere. Oh! Carità grande di Maria!» (25-5-1717: Diario, III, 922-924).

* «... L'anima ha penetrato e provato che anche Maria Ssa.ma ha fatto lo stesso. La pietà di Lei è tutta uniforme alla Misericordia di Dio; ambedue sono tutte a pro dell'anima mia; e l'anima è tutta ferma e fiduciosa in Dio e in Maria SS.ma.
«Qui, vi è stato l'unione dei tre cuori in uno solo, e l'unione di tre volere in un volere solo, nel volere di Dio...» (12-10-1719: Diario IV, 112s.)

* «Figlia, la notte fosti ai miei piedi, ed io adornai l'anima dell'anima mia colle mie virtù, donai ad essa i miei meriti acciò ella con essi meriti si offerisse a Dio. In quel mentre vi fu il rapimento, e avesti la grazia di unirti col cuore dell'anima mia. Uno e l'altro unirono te a Dio, in Dio. Trovandoti avanti a Dio, conoscendo la tua meschinità e da niente nel niente stesso, Dio comunicò il suo amore in te per mezzo del mio cuore e dell'anima mia...» (28-10-1725: Diario IV, 796s.)

* «Figlia mia, voglio che tu scriva le grazie che Dio ed io ti facemmo per la festa della mia Purificazione... Ricordati che la santa obbedienza ti mandò ai miei piedi; ed io ti diedi un caro abbraccio. In quel punto avesti nel cuore per via di comunicazione un saggio di amore, il quale comunicò nell'anima dell'anima mia il sentimento di purità angelica, e questo fu per mezzo della stessa mia purità. Il mio cuore e l'anima mia fecero sentire penetrantemente nel cuore del mio cuore il valore della mia purità. Figlia, fa conto di questa grazia, la quale è tanto gradita a Dio. L'anima semplice e pura è sempre mirata da Dio, graziata colle sue divine grazie e doni. Figlia, il divino sguardo di Dio santifica, vivifica le anime innocenti e pure» (febbraio 1726: Diario IV, 829­834).

* «... E partecipando le pene medesime, il cuore del mio cuore si univa al cuore mio, e più volte in detto giorno si rinnovarono i miei dolori in detto cuore, e questi davano il dolore, ma con penetrante modo di amore imparavi a patire. La vita penante del mio Figlio e la mia, servivano a te per imparare a vivere... ed io stavo presso di te, ti ammaestravo e ponevo te nell'esercizio più perfetto» (05-4-1726: Diario IV, 840s.).

* «A questa confermazione la stessa anima mia per te cooperò con un atto di ringraziamento a Dio, e Dio operatore in quel mentre ti diede l'invito, e confermò quest'anima eletta fra gli eletti. Si fece festa in paradiso di questa conferma fatta, e tu restasti legata colla volontà di Dio. Cominciò in te l'anticipato paradiso...» (25­3-1727: Diario IV, 909s.).
* «... Tre volte hai lagrimato lacrime di sangue... Il demonio ha fatto quanto ha potuto per levarti dalla Divina Volontà e per farti cascare in peccati e colpe, ma io ti difendevo e facevo precipitare esso nell'inferno, e davo forza a te di superare tutto l'inferno. Esso moveva, e trovava modo di farti inquietare per mezzo delle creature; ed io davo modo a te come potevi fare per esercitare virtù e pace...» (25-12-1725: Diario IV, 815).

* «... In quel punto, vi è stato un nuovo dolore dei dolori di Maria, come appunto mi succede la notte... Vi è stata la rinnovazione della Crocifissione e, nel fine, si sono rinnovati i dolori di Maria... Maria SS.ma mi accennava verso il sigillo e comprendevo che ogni bene sta ivi ove sta esso, cioè che nel Cuore di Maria è il fonte d'ogni grazia...» (Diario III, 584s.).

* «... ti feci vedere distinto il tuo Serafico Padre (san Francesco), e tu lo pregasti che t'impetrasse qualche grazia, e gli raccomandasti la tua Religione, le anime del purgatorio, i peccatori e molte altre cose. Esso allora, rivolto a me, ti disse: Corri, corri ivi, ove è il fonte di grazie, ti fece cenno verso il mio cuore...» (Diario IV, 315).

* «... mi faceva cenno verso il suo Cuore passato da sette spade, e dicevami: Questo è il fonte delle grazie» (Diario III, 1232).
* «... in un tratto, mi è parso che quello specchio sia divenuto, nuovamente, come un sigillo dove è scritto: Fonte di grazie; e ho veduto scolpite nel Cuore di Maria sette spade» (Diario 111, 442).

* «... tutto potete, se volete, perché in voi e da voi escano le grazie, siete fonte di grazie, avete in mano tutte le grazie, e ci pare vedere, nel vostro cuore, i vostri dolori che, come sigillo, tutti dicono: Fonte di grazie. Dunque, il vostro cuore è fonte di tutte le grazie, e noi siamo tutte umiliate e prostrate davanti di esso...» (Diario V, 836).

Chi ha orecchi da intendere, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese! (Ap 2, 7.11.29; 3, 6.13.22) e che nel mondo intero risuoni questa bellissima giaculatoria: «Sacro Cuore di Gesù, fa che io ti ami sempre più. Dolce Cuore di Maria, siate la salvezza dell'anima mia!». E con questa preghiera entriamo già nel clima orante della Terza Parte.


TERZA PARTE

SANTA VERONICA PREGA PER NOI E CON NOI!

INTRODUZIONE

Questa Terza Parte vuol essere un invito a diventare devoti, amici e propagatori del culto e del messaggio di questa «gigante di santità», che collaborano, con le loro preghiere e sforzi, a portare a termine la missione della Santa per dissipare tante tenebre con lo splendore della luce che emana dei suoi scritti e dalla sua vita, e ricorrendo con la preghiera alla forza della sua intercessione.
Perciò, in questa ultima parte, invitiamo i lettori, impres­sionati, speriamo, dalla vita e dalla dottrina della Santa, a non rimanere "spettatori", anche se meravigliati, ma a diventare "collaboratori", ricorrendo alla preghiera per "incarnare" in sé il seme sparso nei loro cuori tramite la lettura di questo libretto, e a diffonderlo per gli altri.
Le preghiere che presentiamo e che sono approvate dall'autorità della Chiesa, sono formate, specialmente la Coroncina e le Litanie, dalle stesse parole rivolte dalla Santa al suo Sposo, o viceversa, da nominativi dati in rapimenti dal cielo alla Santa. Mentre la Novena cerca di trasformare in preghiera alcuni aspetti del suo insegnamento per far vincere la verità sulle tenebre e sulla confusione che regnano oggi, concludendo tutto con una supplica per l'elevazione della Santa al Titolo di "Dottore della Chiesa".
«Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto» (Lc 11, 9). Perciò, invitiamo i devoti e amici della Santa a prendere come impegno:
- La preghiera quotidiana della Coroncina, che ripete le parole rivolte nel Diario della Santa al Suo Signore, e mette in rilievo, dopo, il ruolo del Cuore Immacolato di Maria SS.ma.
- La recita settimanale delle Litanie, possibilmente nel giorno di mercoledì.
- La recita, tre volte durante l'anno, della Novena, special­mente in occasione delle feste più significative della Santa (9 luglio, 28 ottobre, 5 aprile...).
E li invitiamo ancora a riscoprire l'importanza delle processioni parrocchiali e diocesane, non come devozionalismo superficiale ed emotivo, ma organizzate e vissute profondamente, come insegna la Santa, quali atti penitenziali che possono placare la giustizia divina offesa e attirare sul mondo le grazie, e come forma naturale di manifestazione esterna della fede e dell'amore a Dio, alla Vergine e ai santi.
Con ciò si auspica di formare una comunione spirituale tra «Amici di santa Veronica», che crei una forza di preghiera per chiedere soprattutto le tre seguenti grazie:
1- Proclamazione dei dogmi mariani di «Corredentrice» e di «Mediatrice».
2- Elevazione di santa Veronica al Titolo di «Dottore della Chiesa Universale».
3 - Formazione di un manto di amore e di appoggio al Santo Padre, al proprio vescovo e al Clero di Città di Castello e di Mercatello, cari alla Santa.
Diventati così veri devoti e amici di questa Santa, che ci proietta continuamente a Cristo crocifisso ed eucaristico, potremmo aggiungere allora la nostra umile voce a quella dei tanti che si sono pronunciati a favore della Santa e della divulgazione del suo culto, rendendo - speriamo - anche l'omaggio di visitarla qualche volta a Città di Castello, e magari anche nella sua città natia di Mercatello, baciando la terra che ha visto le sue "eroicità", e baciando gli strumenti di penitenza che sono stati sicuramente causa di conversione di tante anime e può darsi anche delle nostre, mostrandoci così grati a colei che ha meritato di sentirsi nominare «generatrice di predestinati in Paradiso».

NOVENA A SANTA VERONICA

       Gloriosa santa Veronica, che sei stata ripetutamente confermata dall'Alto «figlia del Padre, sposa del Figlio e discepola dello Spirito Santo»; tu che ti sei così tanto sacrificata affinché il mondo possa dare la giusta gloria, lode e gratitudine alla Santissima Trinità, impetra, te ne supplichiamo, all'umanità di oggi, così ingrata e dimentica di Dio, un sincero pentimento, e strappa con i tuoi meriti il più gran numero possibile di anime dalla via della perdizione, perché, credendo all'infinita Misericordia di Dio, possano gustare, cantare e lodare la Sua Bontà adesso e per tutta l'Eternità. Amen. (Un momento di silenzio... Un Pater, Ave Maria e Gloria)
       Protettrice nostra, la cui vita e scritti Cristo volle che fossero conosciuti nel mondo per la conferma della fede, guarda benigna alla Santa Chiesa e allontana da essa il cancro delle false ideologie ed errate correnti teologiche, riportandola all'obbedienza e rispetto al Santo Padre e al Catechismo ufficiale, supplicando il tuo Sposo e Signore di avere misericordia di essa, dando lume a tanti pastori e fedeli, contagiati dal permissivismo e dal relativismo, di ravvedersi e confortare il Sacro Cuore di Gesù con la loro umile sottomissione e pacifica unione. (Un momento di silenzio... Un Pater, Ave Maria e Gloria)
       Figlia della Santa Obbedienza, che pregavi sempre per i bisogni del Santo Padre, chiamandolo «Cristo in terra», difendi e proteggi, illumina e fortifica, te ne supplichiamo, il Santo Padre e tutti i Vescovi e Sacerdoti uniti a lui, affinché possa, confortato e aiutato dalla loro preghiera e unione, guidare la barca di Pietro affidatagli, e portarla indenne al porto sicuro del Sacro Cuore di Gesù, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria Santissima, rifugio dei peccatori e aiuto dei Cristiani. (Un momento di silenzio... Un Pater, Ave Maria e Gloria)
       Intrepida e generosissima, amante della perfezione, suscita, te ne preghiamo, con il grande tesoro dei tuoi meriti, santi e sante vocazioni religiose, come anche ferventi laici che custodiscano una profonda vita di preghiera, sacrificio, abnegazione, rifiuto dei piaceri mondani, fedeli alle promesse battesimali e che sappiano nutrirsi devotamente e piamente alla Mensa del Corpo di Cristo e della Sua Parola, amanti della purezza, umiltà, castità, concordia, veri figli, discepoli e apostoli di Maria, consacrati totalmente a Lei, come lo fosti mirabilmente. (Un momento di silenzio... Un Pater, Ave Maria e Gloria)
       Figlia e discepola di Maria, che hai capito profondamente il Suo ruolo integrante di Madre e di Maestra nel cammino dell'anima verso il ritorno e l'unione con il suo Dio, intercedi presso il tuo Sposo Divino, perché apra gli occhi del mondo alla verità intera su Maria, affinché si attui la Consacrazione del mondo, di ogni comunità e di ogni singola persona al Cuore Immacolato e Addolorato di Maria, Nuova Arca dell'Alleanza, e perché sia proclamato il dogma decisivo della sua vera funzione di Mediatrice e di Corredentrice. (Un momento di silenzio... Un Pater, Ave Maria e Gloria)

PREGHIERA PER LA PROCLAMAZIONE DI SANTA VERONICA DOTTORE DELLA CHIESA

Santissimo Signore, giusto Giudice, guardate, Ve ne preghiamo, a questo tesoro nascosto che Voi stesso avete voluto che la vostra prediletta sposa santa Veronica scrivesse per il trionfo dell'amore e la conferma della fede, e ispirate ai responsabili ecclesiastici di dare il giusto merito a questa «eletta tra gli eletti», elevandola all'onore di Dottore della Chiesa Universale, perché possa questa brillante luce splendere su di noi e aiutare a far dissipare le tenebre che avvolgono la Chiesa e il mondo, per intercessione del Cuore Immacolato e Addolorato di Maria, Tua Madre. Amen.

LITANIE A SANTA VERONICA

Kyrie, eleison
Christe, eleison
Kyrie, eleison

Signore Gesù Cristo, ascoltaci

Signore Gesù Cristo, esaudiscici

Padre del cielo che sei Dio, abbi pietà di noi
Figlio Redentore del mondo che sei Dio, abbi pietà di noi
Spirito Santo Dio, abbi pietà di noi
Trinità Santa unico Dio, abbi pietà di noi
Maria Santissima Immacolata, intercedi per noi
Maria SS.ma patrona dell'Ordine Francescano, intercedi per noi
Serafico Padre san Francesco, intercedi per noi
Santa Madre Chiara, intercedi per noi
Santa Veronica, intercedi per noi
Immagine autentica di Gesù, intercedi per noi
Insignita delle piaghe di Gesù, intercedi per noi
Figlia prediletta della Madonna, intercedi per noi
Consolatrice del Sacro Cuore di Gesù, intercedi per noi
Meraviglioso sigillo di fedeltà, intercedi per noi
Abisso di umiltà, intercedi per noi
Figlia della Santa Obbedienza, intercedi per noi
Specchio della Divina bellezza, intercedi per noi
Incendio del Divino Amore, intercedi per noi
Ardore di zelo apostolico, intercedi per noi
Arricchita di doni eccelsi, intercedi per noi
Limpidezza della Santa Semplicità, intercedi per noi
Anima eterea arsa di Amore, intercedi per noi
Gioia del cielo e della terra, intercedi per noi
Generatrice di predestinati al cielo, intercedi per noi
Fiaccola ardente nella Chiesa di Dio, intercedi per noi
Martire di penitenza, intercedi per noi
Affidata al Divino Costato, intercedi per noi
Vittima della Divina Giustizia, intercedi per noi
Pane e vino alla mensa della SS.ma Trinità, intercedi per noi
Grido vibrante del coraggio di Cristo, intercedi per noi
Liberatrice delle anime del purgatorio,          intercedi per noi
Dominatrice dell'inferno, intercedi per noi
Spada che terrorizza i demoni, intercedi per noi
Profumo delle ferite di Cristo, intercedi per noi
Sposa dello Sposo di sangue, intercedi per noi
Detentrice della scienza dei Santi, intercedi per noi
Gloria delle figlie di santa Chiara, intercedi per noi
Sposa prediletta di Cristo, intercedi per noi
Coronata di gloria, intercedi per noi
Nostra potente protettrice, intercedi per noi
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, ascoltaci o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, esaudiscici o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.

Kyrie, eleison

Christe, eleison
Kyrie, eleison

- Prega per noi santa Veronica Giuliani
- E saremo fatti degni delle promesse di Cristo.
Preghiamo Signore Gesù Cristo, che hai decorato miracolosamente la santa vergine Veronica con le stimmate della tua passione, abbi compassione di noi e aiutaci a crocifiggere i nostri corpi per raggiungere gli eterni gaudi. Tu che vivi e regni glorioso con il Padre e lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.

CORONCINA DI SANTA VERONICA

Si usi la Corona del Santo Rosario
Al posto del « Pater»:
- Eterno Padre, io ti offro il Preziosissimo Sangue e Acqua scaturiti dalla ferita del Sacratissimo Cuore del Tuo Figlio in espiazione dei nostri peccati e per le necessità di tutta la Santa Chiesa.

Al posto dell'«Ave Maria»:
- Aprimi il Tuo Cuore affinché io entri in Te da quella porta e diventi una cosa sola con Te.

Al posto del «Gloria»:
- Dolce Cuore di Maria sii la Nostra Guida alla luce del Volto di Cristo.

CONCLUSIONE GENERALE

Come potremmo finire di parlare di una santa come la nostra, più unica che rara, che Maria SS.ma chiamava addirittura «cuore del mio cuore» e «anima della mia anima», e le diceva: «II tuo cuore è il Mio», e che era «figlia sua, carissima fra tutte le figlie»; un serafino del quale il Signore Gesù ha detto, in visione, a san Francesco: «Francesco, la tua figlia è la preferita tra le mie spose»?.
Una Santa alla quale il Signore ha detto: «Ciò che tu toccherai durante la preghiera, lo lo benedirò... Tu sarai l'araldo del mio amore... Le tue ferite saranno una difesa per te e per gli altri... Io ti ho arricchita di tutti i tesori, a profitto del mondo... Ti ho fatto dispensatrice delle ricchezze del cielo...».
E però, dobbiamo concludere questo libretto che vuol essere: 1 - Un saggio che invita a tuffarsi in libri più esaurienti, addirittura nel Diario stesso; ce lo auguriamo.
2 - Un libretto che dissipa le tenebre di tanti errori molto diffusi oggi, per spingere anime generose a una vera immolazione e a partecipare all'esercito delle anime espiatrici che consolano Dio Creatore e Dio Redentore; ce lo auguriamo davvero!
3 - Un aiuto a creare una nuova e forte catena di preghiere alla Santa e con la Santa, per attrarre la sua potente intercessione e invitarla a irrompere fortemente nella battaglia aperta e violenta tra il bene e il male, una lotta che il Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II aveva preannunciato come la battaglia finale tra la Chiesa e l'antichiesa, tra il Vangelo e l'antivangelo, aggiungendo che la Comunità Cristiana non ha capito bene questa realtà.
E l'abbiamo voluto specialmente perché contribuisca alla proclamazione del «Dottorato» della Santa e dei dogmi mariani che rallegreranno il cielo e sconfiggeranno l'inferno; e abbiamo fiducia che questi nostri «cinque pani e due pesci» (cfr. Mt 14, 17) saranno moltiplicati dal sorriso benedicente di Dio e di Maria.
Che questa Santa possa "ricompensare", in un certo senso, sua Madre e Maestra, Maria Santissima, aiutando a convincere sull'indispensabilità della vera e totale Consacrazione al suo Cuore Immacolato e Addolorato, «Fonte di tutte le grazie», e a far rifiorire la vita interiore e spirituale che chiude l'anima al mondo per aprirla al mondo di Dio, e alimentare di nuovo nel cuore degli uomini l'anelito al Paradiso.
Prima di concludere, vedendo nella figura di Padre Pio - il santo gigante di questo ultimo secolo - il "Cireneo" che aiuta la Chiesa a portare oggi la sua croce, ci sembra di vedere anche in santa Veronica Giuliani la "Veronica" della Via Crucis che sta sorgendo, quasi a sorpresa di tutti, per cavalcare tutte le ostilità e confortare ancora oggi il Suo Signore. Inoltre non ci sembra difficile cogliere una forte devozione di san Pio di Pietrelcina verso questa Santa, cappuccina come lui, stimmatizzata come lui, notando che il suo affresco nella chiesa vecchia si colloca proprio a fianco del luogo preciso dove Padre Pio ha ricevuto le stimmate ed è stato riprodotto nella nuova chiesa del convento in un grande e bellissimo mosaico; abbiamo saputo in più che l'immagine della Santa è rimasta attaccata sulla porta della cella del santo, fino a molto tempo dopo la sua morte (notizia confermata da p. Paolino, cappuccino, Santuario Madonna dello Splendore, Giulianova), e che un quadro della Santa era sempre davanti agli occhi di p. Pio nell'antico refettorio del convento.
Ora pienamente convinti dell'affermazione del Bargellini: «... Quando avverrà, come si spera, la proclamazione del dottorato ottenuto dalla "discepola dello Spirito Santo"; la biografia di Veronica Giuliani sarà conclusa», prestiamo l'ultima parola all'amato card. Pietro PalaZZini: «... Un gesto solenne della Chiesa potrebbe ridare al messaggio salvifico della Santa illancio che merita».
Con questo, affideremo questo libretto all'Apostolo delle genti, san Paolo, nell'anno 2008-2009 che il Santo Padre gli consacrerà nel ricordo dei duemila anni circa dalla sua nascita, e che la Santa amava in modo speciale tra tutti i Santi e chiamava «mio san Paolo» proprio per la sua dottrina dell'espiazione nella quale egli dice: «completo nella mia carne quello che manca alla Passione di Cristo» (Col 1, 24), sapendo che santa Veronica, per il suo virile ed eroico anelito di immolazione nel desiderio di convertire tutte le genti, è stata definita da qualcuno, con espressione ardita, ma non ingenua, «il san Paolo degli ultimi tempi».
Infine, un giusto debito spetta alla persona di Fr. Pietro, vero devoto e consacrato al Cuore Immacolato di Maria e "figlio" di santa Veronica. A lui l'autore del presente libretto deve molto della sua crescita spirituale. Il suo ruolo non è finito con la sua separazione fisica da noi, ma potrebbe diventare ancora più influente con i ricordi che Fr. Emmanuele è stato pregato per obbedienza di mettere per iscritto con l'augurio che la sua espe­rienza così particolare, mariana e veronichiana, possa produrre frutti spirituali copiosi nei cuori.
Finalmente uniamo la nostra debole e tiepida preghiera a questo grido infuocato della Santa, con il quale ci sembra conveniente concludere: «Venite, venite a me, o Sposo mio, Amor mio, caro Bene ritornate un poco, io vi bramo, vi voglio; venite, venite... O stelle, o cieli, apritevi; dimostratemi Gesù, mio Sposo. O Santi, o Sante, o Cortigiani celesti, dite a Gesù che L'aspetto. O Beata Vergine, voi siete meZ.Zana per farci le grafie, però dite al mio Sposo che venga. Sentivo che non potevo più; e parevami di aver un certo lume e sentimento che mi faceva penetrare quanto gusto ha Iddio, che noi tutti, viatori della terra, l'amiamo di vero cuore. Io dicevo: Signor mio, il mio cuore lo vedete; non occorre chi vi esponga le sue brame. Rivolta a tutto il mondo, dicevo: Su, su creature tutte, venite con me a cercare Gesù. Egli è un bene infinito. Se volete tesori, Gesù è vero tesoro immenso; se volete ricchezze, Gesù è vera ricchezza, se bramate gusti e piacere, Gesù è il sommo gusto e contento; in una parola, se bramate ogni bene, non lasciate Gesù, perché è tutto, è sommo ed infinito Bene. O voi, Eretici e Turchi, venite alla vera fede. Gesù è fede, speranza e carità; venite a Gesù. Venite a Gesù, o peccatori iniqui ed ostinati, convertitevi tutti a Gesù; lasciate il demonio. Venite a Gesù, o
Religiosi tiepidi e rilassali, venite a Gesù. Egli è tutto amore; venite a questa fornace, abbruciatevi, consumatevi in questo amore infinito. Venite tutti, venite tutte; a Gesù vi chiamo. O anime amanti, su, su, venite a Gesù; io verro con voi, e, di cuore, lo voglio amare. Tutte e tutti uniti in amore, amiamo il Sommo Bene>>.

CITTA' DI CASTELLO

Si situa al confine dell'Umbria con la Toscana, a quasi 70 Km a nord di Assisi (città di san Francesco e di santa Chiara), e a quasi 30 km a sud del monte Verna (dove san Francesco ha ricevuto le stimmate nel 1224).
Sede vescovile diocesana, comprende più di 15 chiese (5 conventi, 3 di clausura).
È una città arricchita dai corpi di diversi santi: i due patroni, i santi Amanzio (+600) e Florido (+599), festeggiati il 13 novem­bre; sant'Illuminato eremita (+1150), festeggiato nella seconda domenica di luglio; san Ventura, martire (+1250), nell'antico seminario, festeggiato il 5 settembre; la beata Margherita (13 aprile 1320) nella chiesa di San Domenico; e il beato vescovo Carlo Oliviero (+1932) fondatore dell'Istituto delle Suore del Sacro Cuore, e festeggiato il 30 maggio.
Il monastero delle Clarisse Cappuccine si trova nel centro storico, e contiene, nella sua devota chiesa, dedicata a san Martino, le reliquie di santa Veronica Giuliani, sotto l'altare maggiore, in vetro visibile al pubblico, come pure l'urna della beata Florida Cevoli (+1767), sua vicaria, festeggiata il 12 giugno, sotto l'altare al lato destro.
Nel piccolo (materialmente, ma grandissimo spiritualmente) museo di santa Veronica, dentro il primo chiostro del monastero, accessibile ai pellegrini - in clima di assoluto raccoglimento e devozione - si condensano le "memorie" lasciate dalla Santa: abiti, strumenti di penitenza, libri liturgici e devozionali personali, oggetti personali vari, croce che portava nella Via Crucis, maschera di cera che ci ha lasciato l'impronta ultima del suo viso estasiato di dolore e amore, il disegno del suo cuore con gli strumenti e i disegni stampateci sopra ecc., ma soprattutto:

- Il grande Crocifisso che diventò vivo e l'abbracciò e le parlò diverse volte.
- Una scala santa, che i devoti pellegrini salgono, in ginocchio, in silenzio, pregando e chiedendo le grazie con fiducia. 

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