giovedì 23 ottobre 2014

Autobiografia di s. Antonio Maria Claret y Clarà


CAPITOLO III
Missioni a Puerto Principe, Manzanillo, S. Fruttuoso e Bayamo


525 - Arrivato a Porto Principe, la prima cosa che feci, fu dare gli Esercizi al Clero. Per non lasciare le parrocchie sprovviste di sacerdoti, feci due turni; presi in affitto un edificio capace, e in esso radunai, prima un gruppo di venti e poi un altro di diciannove sacerdoti. Io ero con loro giorno e notte; e avevano distribuito il loro tempo in letture, meditazioni, recita dell'Ufficio divino, e conferenze che io tenevo. Tutti fecero la confessione generale, tracciando il loro piano di vita, e regolando tutto.

526 - Dopo il clero, mi rivolsi al popolo con una Missione che, per maggior comodità dei fedeli, si teneva, in una città che si estendeva per oltre una lega, in tre punti distinti. Disposi che don Lorenzo San Martì e don Antonio Barjau facessero la Missione a Nostra Signora della Carità, situata a un estremo; in quella di Sant'Anna, che é all'estremità opposta, avrebbe predicato don Manuel Vilarò, e io presi su di me la Missione del centro nella chiesa di Nostra Signora della Mercede, che é la chiesa più capace della città. Questa Missione durò due mesi, agosto e settembre, e fu inspiegabile il frutto che, per grazia di Dio, si raccolse. Io feci anche la Visita alle parrocchie e alle altre chiese della città.

527 - Da Puerto Principe passai a Nuevitas per farvi la Missione, come anche a Bagà, San Miguel, San Jerònimo; tornando poi a Porto Principe per le feste di Natale; cantammo il Mattutino e la Messa di Mezzanotte con tutta la solennità nella chiesa della Soledad. Qui si ammalò don Antonio Barjau.[1]  Stette in grande pericolo, ma grazie a Dio guarì perfettamente. Facendo missioni, cresimando e facendo visite fino alla settimana di Passione, e andando di parrocchia in parrocchia, giungemmo a Cuba. Facemmo tutte le funzioni della Settimana Santa con grande solennità, premettendo prima delle cerimonie le prove da parte dei sacerdoti che dovevano funzionare per gli Oli Santi e altro, perché tutto riuscisse bene.

528 - Alla fine di aprile lasciai Santiago e mi diressi con due sacerdoti alla  città di Manzanillo, mentre tutti gli altri erano in missione in diverse parti.  A Manzanillo cominciai con il mese di maggio. Predicavo ogni giorno, e con  molta frequenza. Senza saper come, mi scappava detto che presto verrebbero  grandi terremoti.[2] Da Manzanillo passammo alla parrocchia di San Fruttuoso e in  tutte le parti era lo stesso lavoro: si confessava, predicava, cresimava, e  benedicevamo matrimoni. Da qui passammo alla città di Bayamo: incominciai la  Missione, e anche qui si faceva come negli altri luoghi: detti gli esercizi al clero, predicavo tutti i giorni, confessavo e cresimavo fino al 20 agosto del  1852, quando alle dieci del mattino, stando nella cappella del Sacramento, o“  Dolores,” sentii il terremoto, che poi andò ripetendosi tutti i giorni.






[1] Caduto malato Don Antonio Barjau, il Santo gli fece da infermiere, vegliandolo notte e giorno. A un certo momento, perdette la speranza di salvarlo. Intanto il 21 settembre gli era morto il giovane Telesforo Hernàndez, e il 6 ottobre Don Giovanni Pladebella.
[2] In una lettera diretta al P. Stefano Sala diceva: «A metà maggio, Dio mi ha fatto conoscere le grandi disgrazie che si avvicinano, di terremoti, la prima; la seconda, malattie e pesti; e la terza la perdita dell'isola» (EC, I, 706).  

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