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lunedì 28 ottobre 2013

Divina Eucaristia,




Promesse di Gesù 
a chi non riceve la Santa Comunione in mano
bensì sulla lingua


Introduzione:


Raccolta in profonda preghiera un'anima privilegiata ricevette dal Signore le seguenti promesse valide per quanti non ricevono il suo Sacratissimo Corpo nella mano. Prudenza vuole che l’identità di questa persona per ora rimanga nascosta.

Nota preliminare:
Queste rivelazioni, per la loro novità, non sono state ancora approvate ufficialmente dalla gerarchia ecclesiastica. E quindi non é obbligatorio dar loro conto. Semplicemente si dà atto di una realtà, ed in tutto ci si rifà al giudizio e ai dettami della nostra santa madre Chiesa Cattolica, in conformità al decreto di Papa Urbano viii.


/ Il testo riflette quanto il Signore Gesù ha rivelato ad alcune anime e in molti luoghi in questi tempi di purificazione. Per es. cose simili ha detto il Signore a Giuliana Grescio nel libro La Parola, vol. VIII, dove si legge ch'Egli non desidera essere accolto nelle nostre mani, perché è un alimento per l'anima, e non per il nostro corpo, visto che le nostre mani non sono consacrate, non siamo degni di toccarlo, solo i sacerdoti possono per via dell'Ordine Sacro che ricevono... /



Avviso:

S'intenda bene che le promesse saranno  invalide per quanti si comunicassero in peccato mortale. Nessuno può burlarsi del Signore; perché se uno coscientemente facesse ciò commetterebbe un sacrilegio.



Promesse di nostro signore Gesù Cristo:


1) A chi si astiene dall’usare le mani quando riceve l'Ostia: ossia il mio Corpo, il mio Sangue, la mia Anima e la mia Divinità, prometto elargirgli maggiori benedizioni sia nelle mani, che nel cuore, nell'anima e in tutto il suo essere.

2) Prometto moltissime grazie ancora nel suo peregrinare in questo mondo, con maggiori garanzie di salvezza e con aumento di gloria essenziale e accidentale, per tutto il suo vivere eterno con me in Paradiso.

3) Mi sentirà nella Comunione in tutto il suo essere, e con una pienezza così completa, che non avrà più il desiderio naturale di toccarmi.

4) Quanti opereranno così, con perseveranza, riceveranno grandi grazie mie personali e grandi benefici per tutta la sua casa.

5) Prometto anche, a chi fedelmente farà quello che più desidero, speciali poteri nelle sue mani contro i nemici dell'anima; e a molti darò doni di cura o guarigione.

6) Io prometto che, se così si comporteranno con perseveranza, continuità e costanza, giungeranno in  tutto e con maggior intensità a cercare solo la mia gloria ed il mio onore; ed  Io li glorificherò in modo speciale per tutta l’eternità. 

7) Concederò altresì a chi per amore compie tutti i miei disegni divini e non riceve l'Ostia nelle mani, per una maggiore adorazione, umiltà e santo rispetto, il dono del discernimento dello Spirito, con intensità maggiore.

8 ) I loro nomi  staranno scritti nel mio  Cuore se per darmi maggior letizia, fanno fedelmente la Santa Comunione sulla lingua e non sulla  mano.

9) Prometto anche che aumenterò loro tutte le virtù, come ricompensa a questa maggiore umiltà che implica il non presumere mai avere mani pulite per toccarMi. 


10) Prometto inoltre che evangelizzeranno fedelmente la mia dottrina, e che vinceranno con più facilità ogni tipo di tentazione.


11) Non allontaneranno mai da Me nessun’anima  coloro che mi ricevono sulla lingua e non nelle mani, facendolo con la dovuta riverenza e vivendo così ciascun giorno della loro vita.

12) Prometto anche che non troveranno chiuse le porte del mio amore, quanti per riguardo verso di me, mi consoleranno ricevendomi fedelmente sulla lingua e mai nelle loro mani.

13) Se così persevereranno, per più compiacermi,  comunicandosi sempre sulla lingua, giungeranno ad agire e vivere solo per il mio Cuore, con il mio Cuore, nel mio Cuore, e per il mio Divin Cuore.

14) Prometto ugualmente a quanti mi onorino in questo modo, che il mio Sacro Cuore li esaudirà sempre con la gioia più intensa e profonda.


15) Se in una cosa così importante per Me saranno docili, il mio amore li aiuterà a seguire sempre le mie divine mozioni, e Io li trasfigurerò (RECREARé) in modo speciale, come prova del mio compiacimento per la costante fedeltà nel riceverMi sulla lingua e non sulle mani.


16) Questi tali faranno sempre un gran bene alle anime. In cambio quanti insistono nel desiderio di osare toccarmi con le mani  rimarranno come induriti in molte cose verso la mia Volontà. E non comprenderanno bene i miei propri gusti, la mia predicazione e lo stesso mio magistero.



17) Tutto l'opposto avverrà a coloro che tremebondi non osando toccare la mia forma consacrata con le mani,  si prepareranno attentamente in tutto il loro essere, mentalmente e fisicamente, e al momento della Comunione, mi chiederanno uno spirito di abbandono totale alla mia azione; bene, ad essi prometto la grazia d'arrivare in breve ad un'altissima perfezione cristiana, cercando il mio Volto con più grande amore, dimenticando più facilmente sé stessi: così con questo gesto terranno sempre consolato il mio Cuore, riceveranno maggiori luci celestiali insieme a una più grande felicità dal mio Cuore per i secoli dei secoli.


           Promesse a chi diffonde questi messaggi:


1) Prometto il dono della conoscenza dei cuori, a quelli che divulgano queste promesse.
2) Raggiungeranno un’eccelsa gloria in Cielo.
3) Avranno in pochi anni una lunga copiosa vita spirituale, anche se non sempre anche materiale, come se avessero vissuto moltissimi anni di santità.
4) Colmerò di grandi benedizioni i loro familiari.
5) Prometto ancora che più diffonderanno queste promesse e  più io mi infonderò in loro.
6) Avranno una ineffabile percezione di Me, in una pienezza crescente.
7) Non permetterò che intraprendano imprese, se non sono di mio gradimento.
8 ) Metterò sul loro cammino abbondantissima luce, perché sorretti dalla mia divina assistenza, evitino il male e facciano non solo il bene, ma sopratutto ciò che più mi piace.
9) E darò loro maggiori grazie, innumerevoli, se le diffondono con fervore. Considerate una grande omissione non dare a conoscere le mie promesse.






lunedì 8 luglio 2013

ARCHEOLOGITE LITURGICA - SACRILEGIO DILAGANTE

  


ARCHEOLOGITE  LITURGICA - SACRILEGIO DILAGANTE 
(6/96)
San Cirillo di Gerusalemme e la Comunione sulla mano
[A proposito della questione relativa alla cosiddetta "Comunione sulla mano",
riproduciamo un articolo del R. P. Giuseppe Pace, S. B. D.]



La ghianda è una quercia in potenza; la quercia è una ghianda divenuta perfetta. Il ritornare ghianda per una quercia, posto che lo potesse senza morire, sarebbe un regredire. Per questo nella Mediator Dei (n. 51) Pio XII condannava l'archeologismo liturgico come antiliturgico con queste parole: «… non sarebbe animato da zelo retto e intelligente colui il quale volesse tornare agli antichi riti ed usi, ripudiando le nuove norme introdotte per disposizione della Divina Provvidenza e per mutate circostanze. Questo modo di pensare e di agire, difatti, fa rivivere l'eccessivo ed insano archeologismo suscitato dall'illegittimo concilio di Pistoia, e si sforza di ripristinare i molteplici errori che furono le premesse di quel conciliabolo e ne seguirono, con grande danno delle anime, e che la Chiesa, vigilante custode del Depositum Fidei affidatole dal suo divin Fondatore, a buon diritto condannò».

Di una tale ossessione morbosa - di archeologite - sono preda quei pseudoliturgisti che stanno desolando la Chiesa in nome del Concilio Vaticano II; pseudoliturgisti che talora giungono al punto di spingere con l'esortazione e con l'esempio i loro sudditi a violare quelle poche leggi sane che ancora sopravvivono, e da loro stessi formalmente promulgate o confermate.

Sintomatico a questo riguardo è il caso del rito della Santa Comunione. Qualche vescovo infatti, dopo aver proclamato che il rito tradizionale, di collocare le sacre Specie sulle labbra del comunicando, è tuttora in vigore, permette tuttavia che si distribuisca la santa Comunione in cestelli che si passano i fedeli dalla mano dell'uno a quella dell'altro; o lui stesso depone le sacre Specie nelle mani nude - e sempre pulite? - del comunicando. 

Se si vuole convincere i fedeli che la santissima Eucarestia non è che del pane comune, magari anche benedetto, per una refezioncella simbolica, certo si è imbroccata la via piú diretta: quella del sacrilegio.

I fautori della Comunione in mano fanno appello a quell'archeologismo pseduoliturgico condannato apertis verbis da Pio XII. Dicono infatti e ripetono che in tal modo la si deve ricevere, perché in tal modo si è fatto in tutta la Chiesa, sia in Oriente che in Occidente dalle origini in poi per mille anni.


È vero e certo che dalle origini in poi per quasi duemila anni i comunicandi dovevano astenersi da qualsiasi cibo e bevanda, dalla vigilia fino al momento della santa Comunione, in preparazione alla medesima. Perché quelli dell'archeologite non restaurano un tale digiuno eucaristico? che certamente contribuirebbe non poco a mantenere vivo nella mente dei comunicandi il pensiero della santa Comunione imminente, e a disporveli meglio.


È invece certamente falso che dalle origini in poi per mille anni ci sia stata in tutta la Chiesa, in Oriente e in Occidente, la consuetudine di deporre le sacre Specie nelle mani del fedele.


Il cavallo di battaglia di quei pesudoliturgisti è il seguente brano delle Catechesi mistagogiche attribuite a san Cirillo di Gerusalemme:
«Adiens igitur, ne expansis manuum volis, neque disiunctis digitis accede; sed sinistram velut thronum subiiciens, utpote Regem suscepturæ: et concava manu suscipe corpus Christi, respondens Amen». (Andando quindi [alla Comunione] accostati non con le palme delle mani aperte, né con le dita disgiunte; ma tenendo la sinistra a guisa di trono sotto a quella che sta per accogliere il Re; e con la destra concava ricevi il corpo del Cristo, rispondendo Amen).
Giunti a questo Amen, si fermano; ma le Catechesi mistagogichenon si fermano lí, ed aggiungono:
«Postquam autem caute oculos tuos sancti corporis contactu santificaveris, illud percipe… Tum vero post communionem corporis Christi, accede et ad sanguinis poculum: non extendens manus; sed pronus [in greco: 'allà kùpton, che il Bellarmino traduce genu flexo], et adorationis ac venerationis in modum, dicens Amen, sancticeris, ex sanguine Christi quoque sumens. Et cum adhuc labiis tuis adbaeret ex eo mador, manibus attingens, et oculos et frontem et reliquos sensus sanctifica… A communione ne vos abscindite; neque propter peccatorum inquinamentum sacris istis et spiritualibus defraudate mysteriis». (Dopo che tu con cautela abbia santificato i tuoi occhi mettendoli a contatto con il corpo del Cristo, accostati anche al calice del sangue: non tenendo le mani distese; ma prono e in modo da esprimere sensi di adorazione e venerazione, dicendo Amen, ti santificherai, prendendo anche del sangue del Cristo. E mentre hai ancora le labbra inumidite da quello, toccati le mani, e poi con esse santifica i tuoi occhi, la fronte e tutti gli altri sensi… Dalla comunione non staccatevi; né privatevi di questi sacri e spirituali misteri neppure se inquinati dai peccati). (P. G. XXXIII, coll. 1123-1126).

Chi potrà sostenere che un tale rito fosse sia pure un po' meno che per mille anni consueto nella Chiesa universale? E come conciliare un tale rito, secondo il quale è ammesso alla santa Comunione anche chi è inquinato di peccati, con la consuetudine certamente universale sin dalle origini che proibiva la santa Comunione a chi non era santo?: «Itaque quicumque manducaverit panem hunc, vel biberit calicem Domini indigne, reus erit corporis et sanguinis Domini. Probet autem seipsum homo: et sic de pane illo edat, et de calice bibat. Qui enim manducat et bibit indigne, indicum, sibi manducat et bibit non diiudicans corpus Domini». (Perciò chiunque abbia mangiato di questo pane e bevuto del calice del Signore indegnamente, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Si esamini dunque ognuno: e cosí [trovatosi senza peccati gravi] di quel pane si cibi e di quel calice beva. Colui infatti che ne mangia e ne beve indegnamente, mangia e beve la propria condanna, non discernendo il corpo del Signore ). (I Corinti, 11, 27-29).
Un tal stravangante rito della Santa Comunione, la cui descrizione si conchiude con l'esortazione di fare la santa Comunione anche se inquinati di peccati, non fu certo predicato da San Cirillo nella Chiesa di Gerusalemme, né poté essere lecito in qualsivoglia altra Chiesa. Si tratta infatti di un rito dovuto alla fantasia, oscillante tra il fanatismo e il sacrilego, dell'autore delle Costituzioni Apostoliche: un anonimo Siriano, divoratore di libri, scrittore instancabile, che riversa nei suoi scritti, indigerite e contaminate dai parti della sua fantasia, gran parte di quelle sue stesse letture; che al libro VIII di dette Costituzioni apostoliche, aggiunge, attribuendo a san Clemente Papa, 85 Canoni degli Apostoli; canoni che Papa Gelasio I, nel Concilio di Roma del 494, dichiarò apocrifi: «Liber qui appellatur Canones Apostolorum, apocryfus (P. L., LIX, col. 163).
La descrizione di quel rito stravagante, se non necessariamente sempre sacrilego, entrò nelle Catechesi mistagogiche per opera di un successore di san Cirillo, che i piú ritengono sia il vescovo Giovanni, cripto-ariano, origeniano e pelagiano; e perciò contestato da sant'Epifanio, da san Gerolamo e sant'Agostino.


Come può il Leclercq affermare che: «… nous devons y voir [in detto rito stravagante] une exacte représentation de l'usage des grandes Eglises de Syrie»? Non lo può affermare che contraddicendosi, dato che poco prima afferma trattarsi di: «… une liturgie de fantasie. Elle ne procède et elle n'est destinée qu'à distraire son auteur; ce n'est pas une liturgie normale, officielle, appartenant à une Eglise déterminée» (Dictionaire de Archeologie chretienne et de Liturgie, vol. III, parte II, col. 2749-2750).


Abbiamo invece delle testimonianze certe della consuetudine contraria, e cioè della consuetudine di deporre le sacre Specie sulle labbra del comunicando, e della proibizione ai laici di toccare dette sacre Specie con le proprie mani. Solo in caso di necessità e in tempo di persecuzione, ci assicura san Basilio, si poteva derogare da detta norma, ed era concesso ai laici di comunicarsi con le proprie mani (P. G., XXXII, coll. 483-486).

Non intendiamo, è chiaro, passare in rassegna tutte le testimonianze invocate a dimostrare che nell'antichità vigeva la consuetudine di deporre le sacre Specie sulle labbra del comunicando laico; ne indichiamo solo alcune sintomatiche, e peraltro sufficienti a smentire quanti affermano che per mille anni nella Chiesa universale, sia d'Oriente che d'Occidente, fu consuetudine deporre le sacre Specie nelle mani dei laici. 


Sant'Eutichiano, Papa dal 275 al 283, a che non abbiano a toccarle con le mani, proibisce ai laici di portare le sacre Specie agli ammalati: «Nullus præsumat tradere communionem laico vel femminæ ad deferendum infirmo» (Nessuno osi consegnare la comunione ad un laico o ad una donna per portarla ad un infermo) (P. L., V, coll. 163-168). 


San Gregorio Magno narra che sant'Agapito, Papa dal 535 al 536, durante i pochi mesi del suo pontificato, recatosi a Costantinopoli, guarí un sordomuto all'atto in cui «
ei dominicum Corpus in os mitteret» (gli metteva in bocca il Corpo del Signore) (Dialoghi, III, 3). 
Questo per l'Oriente; e per l'Occidente, si sa ed è indubitabile che lo stesso san Gregorio Magno amministrava in tal modo la santa Comunione ai laici.


Già prima il Concilio di Saragozza, nel 380, aveva lanciato la scomunica contro coloro che si fossero permessi di trattare la santissima Eucarestia come se si fosse in tempo di persecuzione, tempo nel quale anche i laici potevano trovarsi nella necessità di toccarla con le proprie mani (SAENZ DE AGUIRRE, Notitia Conciliorum Hispaniæ, Salamanca, 1686, pag. 495).


Innovatori indisciplinati non mancavano certo neppure anticamente. Il che indusse l'autorità ecclesiastica a richiamarli all'ordine. Cosí fece il Concilio di Rouen, verso il 650, proibendo al ministro dell'Eucarestia di deporre le sacre Specie sulla mano del comunicando laico: «[Presbyter] illud etiam attendat ut eos[fideles] propria manu communicet, nulli autem laico aut fœminæ Eucharistiam in manibus ponat, sed tantum in os eius cum his verbis ponat: "Corpus Domini et sanguis prosit tibi in remissionem peccatorum et ad vitam æternam". Si quis hæc transgressus fuerit, quia Deum omnipotentem comtemnit, et quantum in ipso est inhonorat, ab altari removeatur» ([Il presbitero] baderà anche a questo: a comunicare [i fedeli] di propria mano; a nessun laico o donna deponga l'Eucarestia nelle mani, ma solo sulle labbra, con queste parole: "Il corpo e il sangue del Signore ti giovino per la remissione dei peccati e per la vita eterna". Chiunque avrà trasgredito tali norme, disprezzato quindi Iddio onnipotente e per quanto sta in lui lo avrà disonorato, venga rimosso dall'altare). (Mansi, vol. X, coll. 1099-1100).


Per contro gli Ariani, per dimostrare che non credevano nella divinità di Gesú, e che ritenevano l'Eucarestia come pane puramente simbolico, si comunicavano stando in piedi e toccando con le proprie mani le sacre Specie. Non per nulla sant'Atanasio poté parlare dell'apostasia ariana (P. G., vol. XXIV, col. 9 ss.).

Non si nega che sia stato permesso ai laici di toccare talora le sacre Specie, in certi casi particolari, o anche in alcune Chiese particolari, per qualche tempo. Ma si nega che tale sia stata la consuetudine della Chiesa sia in Oriente che in Occidente per mille anni; e piú falso ancor affermare che si dovrebbe fare cosí tuttora. Anche nel culto dovuto alla santissima Eucarestia è avvenuto un sapiente progresso, analogo a quello avvenuto nel campo dogmatico (con il quale non ha nulla a che fare la teologia modernista della morte di Dio).
Detto progresso liturgico rese universale l'uso di inginocchiarsi in atto di adorazione, e quindi l'uso dell'inginocchiatoio; l'uso di coprire la balaustra di candida tovaglia, l'uso della patena, talora anche di una torcia accesa; e poi la pratica di fare almeno un quarto d'ora di ringraziamento personale. Abolire tutto ciò non è incrementare il culto dovuto a Dio nella santissima Eucarestia, e la fede e la santificazione dei fedeli, ma è servire il demonio.

Quando san Tommaso (Summa Theologica, III, q. 82, a 3) espone i motivi che vietano ai laici di toccare le sacre Specie, non parla di un rito di recente invenzione, ma di una consuetudine liturgica antica come la Chiesa. Ben a ragione il Concilio di Trento non solo poté affermare che nella Chiesa di Dio fu consuetudine costante che i laici ricevevano la Comunione dai sacerdoti, mentre i sacerdoti si comunicavano da sé; ma addirittura che tale consuetudine è di origine apostolica (Denzinger, 881). Ecco perché la troviamo prescritta nel Catechismo di san Pio X (Questioni 642-645). Ora tale norma non è stata abrogata: nel Nuovo Messale Romano, all'articolo 117, si legge che il comunicando tenens patenam sub oresacramentum accipit (tenendo la patena sotto la bocca, prenda il sacramento).

Dopo di che non si riesce a capire come mai gli stessi promulgatori di tanto sapiente norma, ne vadano dispensando le diocesi una dopo l'altra. Il semplice fedele di fronte a tanta incoerenza, non può che concepire una grande indifferenza nei riguardi delle leggi ecclesiastiche liturgiche e non liturgiche.



Kyrie eleison!

sabato 25 maggio 2013

Articolo 3, dalla Summa di san Tommaso d'Aquino



Articolo 3 

In 4 Sent., d. 13, q. 1, a. 3, sol. 1, 2 

Se la distribuzione di questo sacramento spetti solo al sacerdote 

Pare che la distribuzione di questo sacramento non spetti solo al sacerdote. 

Infatti: 

1. Il sangue di Cristo non appartiene a questo sacramento meno del corpo. 

Ma il sangue di Cristo viene dispensato dai diaconi, tanto che S. Lorenzo [cf. Ambr. De off. ministr. 1, 41] disse a S. Sisto: «Prova se hai scelto un buon ministro, quello a cui affidasti la distribuzione del sangue del Signore». 
Quindi anche la distribuzione del corpo del Signore non appartiene solo ai sacerdoti. 

2. I sacerdoti sono costituiti ministri dei sacramenti. Ora, questo sacramento 
si compie nella consacrazione della materia, non già nell‘uso, a cui si riferisce 
la sua distribuzione. Quindi distribuire il corpo del Signore non spetta al sacerdote. 

3. Questo sacramento, scrive Dionigi [De eccl. hier. 3, 1], ha «una virtù perfettiva 
», come anche la cresima. Ma cresimare i battezzati non spetta al sacerdote, bensì al vescovo. Quindi anche dispensare questo sacramento spetta al vescovo, non al sacerdote. 



In contrario: Nei Canoni [Decr. di Graz. 3, 2, 29] si legge: «Siamo venuti a sapere che alcuni presbiteri consegnano a un laico o a una donna il corpo del 
Signore perché lo portino agli infermi. Il sinodo perciò proibisce che tale abuso continui: il sacerdote comunichi egli stesso gli infermi». 

Dimostrazione: La distribuzione del corpo del Signore compete al sacerdote per tre motivi. 



Primo, poiché, come si è detto [a. 1], egli consacra in persona di 

Cristo. Ora, come Cristo consacrò da sé il proprio corpo, così da sé lo distribuì agli altri. Come quindi appartiene al sacerdote consacrare il corpo di Cristo, così appartiene a lui distribuirlo. 


Secondo, poiché il sacerdote è costituito intermediario fra Dio e il popolo. Come quindi spetta a lui offrire a Dio i doni del popolo, così spetta a lui dare al popolo i doni santi di Dio. 



Terzo, poiché per rispetto verso questo sacramento esso non viene toccato da cosa alcuna che non sia consacrata: per cui sono consacrati il corporale, il calice, e anche le mani del sacerdote, per poter toccare questo sacramento. A nessun altro quindi è permesso di toccarlo all‘infuori di un caso di necessità: p. es. se stesse per cadere a terra, o in altri casi simili. 



Analisi delle obiezioni: 1. Al diacono, in quanto prossimo all‘ordine sacerdotale, spettano alcuni compiti di tale ufficio, ossia la facoltà di dispensare 
il sangue; non però quella di dispensare il corpo, se non in caso di necessità, dietro comando del vescovo o del sacerdote. Primo, poiché il sangue di 
Cristo è contenuto nel calice. Quindi non è a contatto con chi lo distribuisce, come lo è invece il corpo di Cristo. - Secondo, poiché il sangue significa la 
redenzione che deriva al popolo da Cristo, tanto che al sangue viene mescolata dell‘acqua per indicare il popolo. Ora, trovandosi i diaconi fra il sacerdote 
e il popolo, ad essi si addice più la distribuzione del sangue che quella del corpo. 

2. All‘identica persona spetta dispensare e consacrare l‘Eucaristia, per la 
ragione che abbiamo indicata [nel corpo]. 

3. Come il diacono partecipa in qualcosa della «virtù illuminativa» del sacerdote 
in quanto dispensa il sangue, così il sacerdote partecipa del «governo 
perfettivo» del vescovo in quanto dispensa l‘Eucaristia, che perfeziona l‘uomo in se stesso unendolo a Cristo. Invece gli altri perfezionamenti che 
dispongono l‘uomo in rapporto al prossimo sono riservati al vescovo. 


Passio Christi conforta me

sabato 27 aprile 2013

Fragmenta / Frammenti! / NON MITTENDUS CANIBUS


NON MITTENDUS CANIBUS

A proposito delle considerazioni di padre Francesco Maria Budani, dei Francescani dell'Immacolata, sulle modalità di amministrazione e ricezione della Santa Comunione. 


<<Rimaniamo ancora sconcertati, nonostante le manifeste e ripetute dimostrazioni di incoerenza date dai Sacri Pastori negli ultimi decenni, per la promulgazione di norme palesemente contraddittorie. Pare infatti che, ogni volta che la Sede Apostolica emana un documento disciplinare, esso dia disposizioni su una materia specifica e al tempo stesso deroghi, nello stesso documento, alla ratio della norma che intende fissare.

Leggiamo su Una Fides un interessante e lodevolissimo articolo di padre Budani, nel quale egli sostiene che l'amministrazione della Santa Comunione sulla lingua del fedele è un diritto, mentre è unaconcessione l'amministrazione della stessa nelle mani. 

L'articolo cui fa riferimento il pio Francescano è l'IstruzioneRedemptionis Sacramentum, emanata il 25 Marzo 2004 dalla Congregazione per il Culto Divino su ordine del Santo Padre. 

Nell'Istruzione si precisa:

[92.] Benché ogni fedele abbia sempre il diritto di ricevere, a sua scelta, la santa Comunione in bocca, se un comunicando, nelle regioni in cui la Conferenza dei Vescovi, con la conferma da parte della Sede Apostolica, lo abbia permesso, vuole ricevere il Sacramento sulla mano, gli sia distribuita la sacra ostia. Si badi, tuttavia, con particolare attenzione che il comunicando assuma subito l’ostia davanti al ministro, di modo che nessuno si allontani portando in mano le specie eucaristiche. Se c’è pericolo di profanazione, non sia distribuita la santa Comunione sulla mano dei fedeli.

Ecco ciò che ci sconcerta: nella stessa norma si afferma un principio giusto e corretto (l'amministrazione in bocca), si autorizza la deroga (l'amministrazione sulla mano) e poi si precisa che se c'è pericolo di profanazione non si debba dare la Comunione sulla mano. 

Qualsiasi sacerdote sa benissimo, come ricorda padre Francesco Maria, che il pericolo di profanazione c'è sempre, perché le particole, essendo di pane friabile, possono facilmente perdere delle particelle o delle briciole. In altri tempi - quando il solo sacerdote poteva toccare le Specie Eucaristiche - era uso setacciare le ostie e porle nella pisside prive di frammenti: in alcune sacristie si trova ancora il vaglio con cui il Sacrista svolgeva questa operazione che incuriosiva i chierichetti.

Ovviamente il postconcilio ha abituato i sacerdoti a disinteressarsi completamente di questi vieti comportamenti intrisi di rubricismo postridentino. Così non solo non si setacciano le ostie prima della loro consacrazione, ma spesso accade che lo stesso celebrante, per purificare la patena e la pisside (o quella orribile ciotola che dovrebbe svolgere le funzioni di entrambe) usi il purificatoio e non le dita, che dovrebbe poi astergere nel calice prima di purificare anche quello. I frammenti possono rimanere attaccati al purificatoio, che a differenza del corporale non è custodito nella borsa (peraltro ormai caduta in disuso e non prescritta dalle rubriche del nuovo rito). Non parliamo di far lavare i sacri lini da un chierico e poi di gettare l'acqua nel sacrario...

Nessuno si perita di passare la patena sul corporale per raccogliere eventuali frammenti, e non di rado la purificazione dei vasi sacri è affidata ai ministranti, alla credenza, mentre la Presenza Reale nelle Sacre Specie (che permane anche nelle particelle dell'ostia) imporrebbe di farlo all'altare e sul corporale. 

Noi stessi, in occasione di un pellegrinaggio a Lourdes, abbiamo visto coi nostri occhi - e con gravissimo scandalo - un sagrestano laico prendere l'Ostia magna dal tabernacolo e, appoggiandosi sul banco della sacristia, tagliarla con le forbici per adattarla alla lunetta dell'ostensorio. Se non fossimo stati presenti a redarguire l'empio sforbiciatore, non vogliamo immaginare quale sarebbe stata la sorte dei ritagli...

Non si può pensare che dei chierici abituati a trattare in questo modo la Ss.ma Eucaristia possano avere una qualche sensibilità per il pericolo di sacrilegio: nessuno glielo insegna in Seminario, ed anzi è ormai abitudine invalsa dire ai futuri sacerdoti che fragmenta non sunt sacramenta (sic!), come noi stessi abbiamo sentito dire da un confratello del Seminario Romano.

Torniamo alla Istruzione Redemptionis Sacramentum e traduciamo quelle norme usando una similitudine:

La norma è che ad un incrocio si passi con il semaforo verde e ci si fermi con il rosso. Tuttavia, in certi casi, è possibile passare con il rosso. Ma se vi è rischio di incidenti passando col rosso, allora si passi solo col verde.

O anche:

In un deposito di combustibile è fatto divieto usare fiamme libere. Tuttavia, in certi casi, è possibile accendere dei fuochi. Ma se vi è rischio di incendio, allora non si usino fiamme libere.
E ancora:

Il vostro parlare sia sì sì, no no: tutto il resto viene dal Maligno. Tuttavia, in certi casi, potete dire anche sì no e no sì. Ma se vi è rischio che non vi si capisca, allora dite sì sì, no no.

Ecco: siccome c'è sempre rischio di profanazione, non si capisce come la Sede Apostolica possa autorizzare le Conferenze Episcopali, e come le Conferenze Episcopali possano concedere ai loro fedeli di ricevere la Comunione sulla mano, con l'ipocrita postilla di evitare la profanazione. 

Se c'è anche il remoto rischio di profanazione, basta imporre tout court che la Comunione si dia in bocca. In nessun caso, a meno di non essere dotati di poteri di preveggenza, un sacerdote può sapere se quella particola che prende dalla pisside è perfettamente integra e priva di frammenti; quindi, se nel deporla sulla mano del fedele quei frammenti dovessero perdersi, con o senza piattello (che in questo caso non ha alcuna utilità), ecco concretizzato il rischio di profanazione.Ergo: niente Comunione in mano, mai. 


Prima Comunione secondo il rito neocatecumenale

Ancora una volta abbiamo sotto gli occhi delle contraddizioni talmente evidenti, da far quasi ritenere che il legislatore si diverta a prenderci in giro. Da una parte ribadisce un principio sacrosanto, poi concede una deroga che ex se contraddice quel principio, e poi ci ricorda che se da quella deroga derivasse una contraddizione al principio, essa non può essere praticata.

Ci sia permesso di osservare che questo modo di procedere ripugna al ruolo dei Sacri Pastori, i quali non sono costituiti in autorità per cimentarsi in grotteschi calembours da legulei, ma per indicare chiaramente ciò che è bene da ciò che è male. 

Il Signore chiederà contro degli innumerevoli sacrilegi compiuti da milioni di fedeli, migliaia di sacerdoti, centinaia di Vescovi, decine di Cardinali e forse anche da qualche Papa.>>

NB. Senza minimamente voler offendere nessuno io penso che se uno -sull'altare-  vuol  essere   uguale a una ... mazza di scopa continui pure a dar la Comunione sulle mani. Meriterebbe l'apostrofe di Nostro Signore che dice "O stulti et tardi corde ad credendum.." (Luca 24,25). Mi chiedo: Non ha forse il Concilio raccomandato -e per ben due volte- la Summa di san Tommaso? Bene. In essa chiaramente e concretamente si insegna la riverenza al sacramento ([51180] - III q. 83 a. 5 ad 5).  Generalmente il fedele porge le mani per ignoranza. Per gli altri che ... non si credono ignoranti basterebbe dire "Amico: in questa Messa ricevila così la santa Comunione, altrove fa' come credi". Funziona. (pMM).


sabato 17 novembre 2012

Frammenti


Credi che ogni frammento di Ostia Consacrata è il Corpo, il Sangue, lo Spirito e la Divinità di Gesù Cristo, Vero Dio e Vero Uomo? Ricevi la Comunione sulle mani?

Un lettore ci ha inviato due fotografie.

Foto 1
Foto 1: Il Guanto nero con l'ostia NON consacrata

Foto 2
Foto 2: Il Guanto con i frammenti
La prima (foto 1)raffigura una ostia NON consacrata appoggiata sul palmo di una mano ricoperta con un guanto nero.

La seconda fotografia (foto 2) mostra i frammenti lasciati dall’ostia sul guanto dopo che è stata rimossa.

Alcuni di voi forse, ora, stanno dicendo: “Ma questo è un guanto, non una mano! Noi non sappiamo se questo accada anche con le ostie messe nelle mani della gente al momento della Comunione! Questo test non prova nulla!”
Ammetto che non abbiamo certezza che accada la stessa cosa.
Ammetto che le mani non sono i guanti. Ammetto che ci siano differenze.
Ma …

Occorre considerare la mancanza di attenzione con cui molti ricevono, maneggiano, muovono le Ostie quando le ricevono alla Comunione.

Considerate che spesso vi è un più o meno adeguatamente preparato Ministro della Comunione (che probabilmente non ha le mani pulite, essendo stato tra le panche ed avendo toccato libretti dei canti, foglietti della Messa, stretto mani allo scambio della pace, comunque toccato cose non pulite) a distribuire la Comunione.

Considerate quindi anche le condizioni di pulizia della pelle del palmo della mano (chi di voi quando torna a casa da Messa si lava le mani prima di sedersi a tavola a mangiare?).

Considerate i pochi secondi dopo che una persona ha trasferito l’Ostia nella propria bocca dalla mano, Cosa si tocca? Se quei frammenti ci sono che fine fanno?
E’ evidente che l’Ostia è stata in contatto non solo con il palmo della mano, ma anche con le dita dell’altra mano.
Prendete in considerazione tutte queste cose.
Voglio esser chiaro: non penso che la gente intenda essere irriverente quando riceve la Santa Comunione in mano.
Ma sapendo che la maggior parte cattolici orientali hanno un modo diverso di ricevere la comunione, pongo una domanda per i cattolici romani.

Se quei frammenti sono realmente il Corpo ed il Sangue di Cristo, come ci ha sempre insegnato la Santa Chiesa nel Catechismo, nella teologia e  nella prassi liturgica, siamo così sicuri che un atteggiamento così carente di attenzione verso le Specie Eucaristiche  non sia il segnale che, in fondo, sotto sotto, ci sia una mentalità in cui non c’è più la vera fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucarestia e che, in fondo in fondo, -con la scusa di non cadere in quello che molti preti chiamano devozionismo formalista o archeologismo eucaristico, -stiamo credendo soltanto che Cristo è presente solo nelle Ostie intere e non nei frammenti (contro quello che la Chiesa ha sempre detto) o peggio ancora che Cristo  è presente solo e perché c’è il suo popolo che nella Messa fa la comunione, e quindi essendo le persone riunite nel suo nome lui è lì presente?

Per fugare ogni dubbio sul test, un altro lettore, un seminarista, ha preso la questione in mano e con questo esperimento ha dato una ulteriore prova.
   Utilizzando un guanto non più in velluto, ma di pelle nera e osservando i seguenti punti:
1.L’esperimento è stato effettuato tre volte.
2. Prima di ogni prova ho assicurato che il guanto fosse esente da qualsiasi contaminazione polvere, fili, forfora o altre particelle chiare
3. Con la gestualità di una normale comunione in Chiesa, è stata messa gentilmente una ostia NON consacrata (ogni volta una ostia nuova) nel palmo del guanto. Si è cercato di riprodurre la distribuzione della comunione nella mano che si vede generalmente sia nel porre l’ ostia in mano, e la rimozione alcuni secondi dopo. Senza un uso eccessivo della forza, e senza strofinamenti dell’ ostia contro il guanto.
4. I risultati di tutte e tre le prove sono stati molto simili, da quattro a dieci particelle di pane ben visibili ad occhio nudo.

Ecco le foto di questo secondo test:
Foto 3 - Il Guanto perfettamente pulito
Foto 3: Il guanto di pelle nera pulito
Foto 4, ingrandimento del guanto Pulito
Foto 4, ingrandimento del guanto Pulito

Foto 5: L'ostia NON consacrata sul guanto di pelle neraFoto 5: L’ostia NON consacrata sul guanto di pelle nera

Foto 6: I frammenti sparsi sul guanto
Foto 6: I frammenti sparsi sul guanto
Al di là del fatto che non è affatto opportuno verificare l’esperimento con l’uso di una Ostia Consacrata, per rispetto verso il Santissimo Sacramento, si può però ragionare che la forma, le caratteristiche organolettiche, le caratteristiche “fisiche” dell’Ostia non variano con la consacrazione (ne è prova il fatto che quando i parroci usano sempre la stessa pisside senza frequentemente purificarla, sul fondo si depositano anche grandi quantità di frammenti), e che quindi tutto ciò accada anche con le Ostie consacrate.

Credo che il segnale di Sua Santità Benedetto XVI, che con forza e determinazione dal giugno 20o8 ha scelto di amministrare la Santa Comunione solo direttamente in bocca, non possa e non debba passare inosservato, ma vada emulato e imitato fedelissimamente, al di là delle concessioni  (=indulti) delle Conferenze Episcopali; appunto perché concessioni, esse sono deroghe alla prassi normale.

Intanto noi seguiremo la santa tradizione ultra millenaria e continueremo a riceverLa in bocca senza mai toccarlLa con le mani. Dio non vuole essere preso, ma vuole solo donarsi.
Qui vult (potest) capere capiat.

AVE MARIA!