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domenica 13 settembre 2015

IL PIU’ GRANDE SACRAMENTO! SI’ IL PIU’ GRANDE!

IL PIU’ GRANDE SACRAMENTO! 
SI’ IL PIU’ GRANDE!

Istituendo il Sacramento della Riconciliazione o Confessione, Gesù Cristo ha manifestato chiaramente il modo in cui vuole perdonare i peccati degli uomini. Quali sono le condizioni affinché ci beneficiamo della sua incommensurabile misericordia? Senza di Esso non potremmo ricevere l'Eucaristia! Eppure molti rifuggono da questo secondo battesimo.

Don Carlos Adriano Santos dos Reis, EP

Era un giovedì soleggiato e umido nella città di San Paolo, quasi alla fine dell'anno. La Cattedrale della Sede aprì le sue porte ai fedeli molto presto, come al solito. Alle nove alcuni sacerdoti cominciarono a camminare per i corridoi laterali del grande edificio in direzione dei confessionali, davanti ai quali vari fedeli attendevano il loro arrivo.
– Perché queste file dentro la Chiesa? – chiese a uno di loro un curioso osservatore.
– Stiamo aspettando per confessarci.
– Come sarebbe?
– Questa fila è per la Confessione, affinché il sacerdote ci ascolti. Lei è cattolico?
– Sì… Tempo fa ho sentito parlare di questo. Solamente nella mia Prima Comunione. Come funziona?
– La Confessione è affinché Dio perdoni i nostri peccati. Ci inginocchiamo lì nel confessionale, vicino al sacerdote, e lui perdona in nome di Dio.
– Ah! E… Dio perdona proprio?
– Sì, chiaro, purché ci sia pentimento.
– Ho fatto tante cose sbagliate nella vita…
Seguì un silenzio prolungato, mentre il visitatore cambiava a poco a poco espressione e si astraeva dalle cose intorno a lui. Era entrato nella Cattedrale mosso da mera curiosità e si sentiva ora invitato a cambiar vita. Era tanto tempo che non si confessava, e non si ricordava più come si faceva. Trenta, quarant'anni?
– Anch'io posso mettermi in fila? Qualsiasi persona avrebbe percepito il dramma interiore di questo sconosciuto, che Dio chiamava alla conversione.
– Sì, entri qui prima di me. Un passo decisivo era stato fatto nella vita di quell'uomo verso la salvezza della sua anima. Si mise vicino agli altri, in attesa del suo turno, ma non riusciva più a parlare, poiché le lacrime correvano a torrenti sul suo volto.


"Forse che io ho piacere della morte del malvagio?"

Casi come questo non sono rari ai nostri giorni. Quanti e quanti uomini hanno fatto bene la loro Prima Comunione, ma dopo, purtroppo, portati dalle preoccupazioni della vita, si sono lasciati trascinare dalle attrazioni del mondo e si sono dimenticati completamente dei loro doveri verso Dio!
Continuano a essere cattolici, sì, ma cattolici la cui fede è diventata come una brace soffocata sotto la coltre di cenere spessa dei peccati. E conservano appena nella memoria alcuni frammenti delle loro prime lezioni di Catechismo, apprese durante l'infanzia.
Dio, però, non li dimentica. A un certo momento Gesù Cristo bussa paternamente alla porta delle loro anime con un affettuoso invito a fare una buona Confessione.
Che cosa terribile sarebbe che una persona, a causa dei suoi gravi peccati, fosse condannata alle prigioni eterne, dove i reprobi sono castigati con l'allontanamento da Dio, per il quale siamo stati creati, e soffrono terribili tormenti, senza un solo istante di sollievo!
Egli, però, sommamente misericordioso, non desidera per il peccatore questo destino: "Forse che io ho piacere della morte del malvagio – oracolo del Signore Dio – o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?" (Ez 18, 23). Dio vuole perdonarci, e per questo stabilisce questa condizione: la confessione dei nostri peccati a uno dei suoi ministri.


Dio perdona attraverso il sacerdote

La Confessione è uno dei più palpabili segni della bontà di Dio. Gravemente offeso da chi pecca mortalmente, Egli ha il potere di fulminare con una sentenza di eterna condanna il peccatore, e facendolo, praticherebbe soltanto un atto di giustizia. Ci ha lasciato, tuttavia, questo Sacramento per mezzo del quale perdona al penitente tutti i peccati, per quanto gravi e numerosi essi siano.
È molto noto l'episodio della prima apparizione del Divino Maestro ai suoi discepoli, dopo la Resurrezione. Per paura di essere, anche loro, perseguitati e condannati, erano riuniti in una sala con le porte chiuse, quando all'improvviso apparve loro Gesù. Alitando su di loro, il nostro Redentore disse: "Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non li perdonerete, non saranno perdonati" (Gv 20, 22- 23). Era istituito il Sacramento della Confessione!
Così, dai primordi della Chiesa i fedeli hanno cercato gli Apostoli per confessare loro le proprie colpe, e ricevere da loro l'assoluzione. Questo potere di perdonare, dato da Cristo alla sua Chiesa, è conferito ai presbiteri attraverso il Sacramento dell'Ordine. Ed è così che è passato di generazione in generazione attraverso i secoli fino ai nostri giorni.



Requisiti per una buona Confessione

È chiaro che Dio potrebbe perdonare i peccati in un altro modo, ma ha espresso chiaramente la sua volontà di farlo attraverso un sacerdote nel Sacramento della Riconciliazione: "In verità vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato anche in Cielo e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche in Cielo" (Mt 18, 18), disse Gesù agli Apostoli.



Como beneficiarci di questo Sacramento?

Dio sommamente misericordioso è anche giusto. Egli vuole che, perché utilizziamo bene questo meraviglioso mezzo, ci sottoponiamo ad alcune condizioni senza le quali la Confessione non solo non ci servirà a nulla, ma diventerebbe nociva per l'anima.

Quali sono questi requisiti? Sintetizzando, la Chiesa ci insegna che cinque cose sono imprescindibili per una buona Confessione

fare un buon esame di coscienza, 

aver dolore dei peccati, 

fare il proposito di non commetterli più, 

confessarli 

e compiere la penitenza imposta dal confessore.

Ma in che cosa consiste precisamente ognuna di queste richieste?

L'esame di coscienza 

Il fedele desideroso di ottenere il perdono delle sue colpe, deve prima ascoltare la sua anima, per sapere quali peccati ancora non sono stati confessati. Non è necessario riportare alla memoria i peccati di tutta la vita, ma solo quelli commessi dall'ultima Confessione ben fatta.1

Un episodio narrato nelle Sacre Scritture dimostra bene l'importanza dell'esame di coscienza: il Re Davide aveva commesso due peccati: adulterio e omicidio. Inviato da Dio, il profeta Natan soffiò per mezzo di un severo ammonimento la mancanza dell'esame di coscienza da parte del re. E solo così costui cadde in sé e fu capace di pentirsi e chiedere perdono (cfr. II Sm 12, 1-13).

In questo episodio dell'Antico Testamento, possiamo verificare un altro buon motivo per l'esame di coscienza: ci aiuta a provare dolore per i nostri peccati, cioè, ci aiuta a pentirci. Se ci soffermiamo a conoscere seriamente ognuna delle offese fatte a Dio, ci disponiamo a sentire per loro una vera tristezza e, così, a ottenere il perdono.

L'esame di coscienza deve esser fatto con cura, senza precipitazione. È importante ricordare i peccati commessi con pensieri, parole, atti e omissioni, percorrendo, per questo fine, i Comandamenti della legge di Dio e della Chiesa, la lista dei peccati capitali e gli obblighi del nostro stesso stato. L'esame deve comprendere anche i cattivi costumi da esser corretti, e le occasioni di peccato da essere evitate.

Ma la Chiesa, da buona madre, ci raccomanda anche di evitare di lasciarci condurre dall'esagerata preoccupazione di aver dimenticato una colpa o circostanza. Una volta, Santa Margherita Alacoque, inquieta e turbata, stava facendo con eccessiva cura il suo esame di coscienza per la Confessione. Le apparve allora Nostro Signore stesso e la tranquillizzò: "Perché ti tormenti? Fa' quello che puoi. Io amo i cuori contriti che si accusano sinceramente dei peccati che conoscono, con la volontà di non dispiacerMi più".

Qualunque persona, sia per mancanza di memoria, sia per rilassamento, può sentir difficoltà a ricordare i peccati ancora non confessati. Senza l'aiuto di Dio, nessuno riesce a far nulla bene. Per questo, è molto appropriato cominciare l'esame di coscienza con una preghiera, chiedendoGli, attraverso la Madonna o il nostro Angelo Custode, di illuminare la nostra mente perché riconosciamo tutte le nostre colpe e ci dia la forza per detestarle.

Quante volte ho peccato? Ecco un'importante domanda da farsi. Un soldato ricevette in combattimento tre gravi ferite. Portato all'ospedale, mostrò al medico solo due delle sue ferite; nascose la terza, mosso da uno stupido sentimento di vergogna. A nulla valse che il medico avesse guarito le due lesioni che conosceva, poiché il soldato morì in seguito dell'aggravamento della terza.
Ora, anche la Confessione è un atto di guarigione. Se vogliamo stringere nuovamente la nostra amicizia con Dio, e avere l'anima guarita dalle piaghe dei nostri peccati, dobbiamo chiedere perdono di tutti quanti loro indistintamente. Per questo, trattandosi di peccati mortali – colpe in materia grave, con piena conoscenza e pieno consenso della volontà –, si deve investigare tutto; ossia, nella misura delle possibilità, quante volte è stato praticato un determinato atto peccaminoso, e in che circostanze

È rilevante riferire nella Confessione le situazioni che aggravano il peccato. Per esempio, rubare a un povero è più grave che a un ricco. Trattare male i genitori, cui dobbiamo la vita, è più grave che fare lo stesso a un compagno di scuola. Le circostanze aggravanti devono esser indicate perché il sacerdote, per perdonare, deve conoscere con chiarezza i peccati. Come un medico, quando visita un paziente, ha bisogno prima di valutare bene il quadro della malattia, per poter applicare la medicina più adeguata. Se omettiamo queste informazioni per malizia, la Confessione sarà mal fatta, pertanto, nessun peccato sarà perdonato.


Il dolore dei peccati

La cosa più importante perché il penitente ottenga il perdono di Dio è il pentimentoossia, provare disgusto per la colpa commessa e una volontà ferma di non ricadere più in essa. Naturalmente, non c'è necessità di versare lacrime per il dolore dei peccati, ma è necessario nell'intimo del cuore essere dispiaciuti di aver offeso Dio, più che se ci fosse capitata qualsiasi altra disgrazia.
Senza pentimento, la Confessione non ha nessun valore. Non è possibile ottenere il perdono di Dio senza odiare la colpa commessa, senza la disposizione di non ripeterla mai piùQuest'atteggiamento dell'anima deve estendersi a tutti i peccati mortali, senza eccezione alcuna. E per ottenere il perdono delle nostre colpe nella Confessione, basta un pentimento per paura dei castighi che il peccato comporta – l'attrizione –, sebbene la cosa migliore sia che ci pentiamo per aver offeso Dio – la contrizione.

Il pentimento comprende anche la fiducia nella misericordia divina, poiché, il dolore dei peccati senza questa virtù potrebbe portare alla disperazione.

Il fermo proposito

Essendoci, di fatto, pentimento per i peccati commessi, si produrrà nell'anima il proposito, la ferma volontà, risolutamente determinata, di non ripeterli mai più e di fuggire dalle occasioni prossime, di evitare tutto quello che induce al male: può essere una persona, un oggetto, un luogo o anche una circostanza che mi mette in pericolo di offendere Dio.


L'umile accusa?

Si narra che, un giorno, Sant'Antonino di Firenze si trovava in una chiesa e si accorse della presenza di un demonio molto vicino alla fila della Confessione. Disgustato, l'Arcivescovo si diresse dall'angelo malvagio e gli chiese:
– Che stai facendo tu qui?
– Guarda, pratico qui una buona azione.
– Come è possibile questo?
– Sì, sono venuto a fare una restituzione. Normalmente i cristiani hanno vergogna di peccare e, per questo, prima che essi pratichino una cattiva azione, io cerco di toglierla dal loro spirito. Ma ora che stanno per confessarsi, conviene che io la restituisca affinché davanti al confessore essi omettano le loro colpe...

Una Confessione mal fatta può portare un'anima a condannarsi, ed è questo che il demonio vuole. A volte, può accadere di essere tentati di tacere i nostri peccati al confessore, o di non raccontarli direttamente. Affinché questo non succeda, è interessante ricordare anche come debba essere l'accusa dei peccati nel Sacramento della Confessione.
Primo è necessario, seguendo lo stesso principio dell'esame di coscienza, raccontare al sacerdote tutti i peccati mortali commessi dopo l'ultima Confessione ben fatta. Se uno nasconde un solo peccato grave di proposito nella Confessione, oltre a non ricevere il perdono di nessuno, finisce per commetterne un altro, perché sta offendendo qualcosa di sacro istituito da Cristo stesso. Ossia, è a Gesù stesso che si sta mentendo.
La Confessione deve essere sincera. Il penitente deve accusare al sacerdote i suoi peccati con obiettività, evitando superflue lungaggini, che possono perfino pregiudicare la chiarezza della materia. La mancanza di sincerità quanto alla maniera di accusare i peccati è un'altra tentazione del demonio contro cui è imprescindibile stare in guardia. E anche le scuse possono essere occasione di tentazione: giustificare i peccati, creando attenuanti, non riconoscendosi interamente colpevole delle proprie mancanze o dando la colpa agli altri.

Infine, la penitenza

Alla fine della Confessione, il sacerdote impone la penitenza detta anche soddisfazione. In genere è una preghiera o un'opera buona, che il confessore ordina al penitente come espiazione dei suoi peccati.
Col nostro senso di giustizia, sappiamo che a ogni offesa deve corrispondere una riparazione proporzionale. Il principio si applica anche a Dio: se offeso, anche Lui merita una riparazione. Se l'offesa contro Dio è grave, il peccatore merita l'inferno, poiché la punizione riparatrice deve esser proporzionale all'offesa: in questo caso, eterna. 
Ma la Confessione sacramentale, oltre a perdonare la colpa del penitente, perdona la pena eterna, che è commutata con una pena temporale. Per questo, quando uno si confessa, i suoi peccati sono completamente perdonati, ma il suo debito con Dio ancora non è stato interamente pagato. Per questo il sacerdote impone la penitenza dopo la Confessione: essa ha l'obiettivo di riparare il male commesso contro Dio. Tuttavia, può succedere che sia perdonata la pena temporale anche nella stessa Confessione; quando il penitente ha uno straordinario dolore per i suoi peccati.

È chiaro che Gesù stesso, con le sue sofferenze e la sua morte in Croce, ha soddisfatto la divina giustizia quanto ai nostri peccati, pagando già il nostro debito riguardo a Dio. Per questo nella Confessione è perdonata la nostra colpa e la punizione eterna. Ma Dio esige, con ogni diritto, che anche noi, quando ci è possibile, facciamo qualcosa a soddisfazione dei nostri peccati. E questa piccola soddisfazione è anche pretesa per la comprensione della gravità delle nostre colpe, affinché ci serva da rimedio ai peccati e ci preservi da ricadute.


Dio perdona coloro che si confessano bene

Tutto nella vita deve esser preso sul serio e più ancora le cose relazionate con Dio. Per questo, dobbiamo praticare con molta fedeltà gli insegnamenti della Chiesa riguardo al Sacramento della Confessione, sempre fiduciosi che, attraverso questo, sono perdonati tutti i nostri peccati, siamo aiutati a non ricadere in loro e ci è restituita la pace di coscienza.

Una volta, si presentò a Sant'Antonio da Padova un grande peccatore per confessarsi. Il poveretto era così confuso che quasi non riusciva a parlare. Piangeva e singhiozzava con tanta veemenza che non riusciva a esprimere al Santo nessuna delle sue colpe. Per aiutarlo, il confessore gli suggerì dolcemente che facesse un esame di coscienza scritto:
– Va', scrivi i tuoi peccati e, poi, torna a confessarli.
Il penitente seguì il consiglio. Poi, lesse nel confessionale le sue colpe, proprio come le aveva scritte. Non appena terminò la Confessione, grande miracolo! Il foglio dove il peccatore aveva scritto meticolosamente le sue offese a Dio diventò completamente bianco, poiché tutto quello che era stato scritto era scomparso!

Questo prodigio ci consola molto e ci incoraggia ad approssimarci con rettitudine e fiducia al Sacramento della Penitenza, che è capace di distruggere in noi il peggior male che esiste, il peccato. Nostro Signore istituì questo Sacramento per tutti i membri peccatori della sua Chiesa, dando loro una nuova possibilità di incontrarsi con Dio e di restaurare l'amicizia con Lui.  

 Solamente la Confessione ben fatta perdona di fatto i peccati. Se uno, per malizia o vergogna, non si accusasse di uno o più peccati, la sua Confessione non sarebbe valida.

(Rivista Araldi del Vangelo, Maggio/2014, n. 133, pp. 33 - 37)

AVE MARIA!

venerdì 21 giugno 2013

METTIAMOCI ALLA SCUOLA DI

Maria il mio amore, la mia consolazione, la mamma mia.

SAN FILIPPO NERI

L'Obbedienza

- L'obbedienza buona è quando si ubbidisce senza discorso e si tiene per certo quello
che è comandato è la miglior cosa che si possa fare.
- L'obbedienza è il vero olocausto che si sacrifica a Dio sull'altare del nostro cuore, e
bisogna sforzarci d'obbedire anche nelle cose piccole, e che paiono di niun momento,
poiché in questo modo la persona si rende facile ad essere obbediente nelle cose
maggiori.
- E' meglio obbedire al sagrestano e al portinaio quando chiamano, che starsene in
camera a fare orazione.
- A proposito di colui che comandava diceva: Chi vuol esser obbedito assai, comandi
poco.

La Gioia Cristiana

- Figliuoli, state allegri, state allegri. Voglio che non facciate peccati, ma che siate
allegri.
- Non voglio scrupoli, non voglio malinconie. Scrupoli e malinconie, lontani da casa
mia.
- L'allegrezza cristiana interiore è un dono di Dio, derivato dalla buona coscienza,
mercé il disprezzo delle cose terrene, unito con la contemplazione delle celesti...Si
oppone alla nostra allegrezza il peccato; anzi, chi è servo del peccato non può
neanche assaporarla: le si oppone principalmente l'ambizione: le è nemico il senso, e
molto altresì la vanità e la detrazione. La nostra allegrezza corre gran pericolo e
spesso si perde col trattare cose mondane, col consorzio degli ambiziosi, col diletto
degli spettacoli.
- Ai giovani che facevano chiasso, a proposito di coloro che si lamentavano, diceva:
Lasciateli, miei cari, brontolare quanto vogliono. Voi seguitate il fatto vostro, e state
allegramente, perché altro non voglio da voi se non che non facciate peccati. E
quando doveva frenare l'irrequietezza dei ragazzi diceva: State fermi, e, sotto voce, se
potete.


La Devozione a Maria

- Figliuoli miei, siate devoti della Madonna: siate devoti a Maria.
- Sappiate, figliuoli, e credete a me, che lo so: non vi è mezzo più potente ad ottenere
le grazie da Dio che la Madonna Santissima.
- Chiamava Maria il mio amore, la mia consolazione, la mamma mia.
- La Madonna Santissima ama coloro che la chiamano Vergine e Madre di Dio, e che
nominano innanzi a Lei il nome santissimo di Gesù, il quale ha forza d'intenerire il
cuore.

La Confessione

- La confessione frequente de' peccati è cagione di gran bene all'anima nostra, perché
la purifica, la risana e la ferma nel servizio di Dio.
- Nel confessarsi l'uomo si accusi prima de' peccati più gravi e de' quali ha maggior
vergogna: perché così si viene a confondere più il demonio e cavar maggior frutto

dalla confessione.


La Mortificazione

- Figliuoli, umiliate la mente, soggettate il giudizio.
- Tutta l'importanza della vita cristiana consiste nel mortificare la razionale.
- Molto più giova mortificare una propria passione per piccola che sia, che molte
astinenze, digiuni e discipline.
- Quando gli capitava qualche persona che avesse fama di santità, era solito provarla
con mortificazioni spirituali e se la trovava mortificata e umile, ne teneva conto,
altrimenti l'aveva per sospetta, dicendo: Ove non è gran mortificazione, non può
esservi gran santità.
- Le mortificazioni esteriori aiutano grandemente all'acquisto della mortificazione

interiore e delle altre virtù.


L'Umiltà

- Figliuoli, siate umili, state bassi: siate umili, state bassi.
- Umiliate voi stessi sempre, e abbassatevi negli occhi vostri e degli altri, acciò
possiate diventar grandi negli occhi di Dio.
- Dio sempre ha ricercato nei cuori degli uomini lo spirito d'umiltà, e un sentir basso
di sè. Non vi è cosa che più dispiaccia a Dio che l'essere gonfiato della propria stima.
- Non basta solamente onorare i superiori, ma ancora si devono onorare gli eguali e
gli inferiori, e cercare di essere il primo ad onorare.
- Per fuggire ogni pericolo di vanagloria voleva il Santo che alcune devozioni
particolari si facessero in camera, ed esortava che si fuggisse ogni singolarità. A
proposito della vanagloria diceva: Vi sono tre sorta di vanagloria. La prima è
Padrona e si ha quando questa va innanzi all'opera e l'opera si fa per il fine della
vanagloria. La seconda è la Compagna e si ha quando l'uomo non fa l'opera per fine
di vanagloria, ma nel farla sente compiacenza. La terza è Serva e si ha quando nel
far l'opera sorge la vanagloria, ma la persona subito la reprime.
- Per acquistare il dono dell'umiltà sono necessarie quattro cose: spernere mundum,
spernere nullum, spernere seipsum, spernere se sperni: cioè disprezzare il mondo,
non disprezzare alcuno, disprezzare se stesso, non far conto d'essere disprezzato. E
soggiungeva, rispetto all'ultimo grado: A questo non sono arrivato: a questo vorrei
arrivare.
- Fuggiva con tutta la forza ogni sorta di dignità: Figliuoli miei, prendete in bene le mie
parole, piuttosto pregherei Iddio che mi mandasse la morte, anzi una saetta, che il
pensiero di simili dignità. Desidero bene lo spirito e la virtù dei Cardinali e dei Papi,

ma non già le grandezze loro.



Desiderio di Perfezione

- Non è tempo di dormire, perché il Paradiso non è fatto pei poltroni.
- Bisogna desiderare di far cose grandi per servizio di Dio, e non accontentarsi di una
bontà mediocre, ma aver desiderio (se fosse possibile) di passare in santità ed in
amore anche S. Pietro e S. Paolo: la qual cosa, benché l'uomo non sia per conseguire,
si deve con tutto ciò desiderare, per fare almeno col desiderio quello che non
possiamo colle opere.
- Non è superbia il desiderare di passare in santità qualsivoglia Santo: perché il
desiderare d'essere santo è desiderio di voler amare ed onorare Dio sopra tutte le
cose: e questo desiderio, se si potesse, si dovrebbe stendere in infinito, perché Dio è
degno d'infinito onore.
- La santità sta tutta in tre dita di spazio, e si toccava la fronte, cioè nel mortificare la
razionale, contrastando cioè a se stesso, all'amore proprio, al proprio giudizio.
- La perfezione non consiste nelle cose esteriori, come in piangere ed altre cose simili,
e le lacrime non sono segno che l'uomo sia in grazia di Dio.

- Parlando il Santo di spirito e della perfezione diceva: Ubbidienza, Umiltà, Distacco!


La volontà di Dio

- Io non voglio altro se non la tua santissima volontà, o Gesù mio.
- Quando l'anima sta rassegnata nelle mani di Dio, e si contenta del divino
beneplacito, sta in buone mani, ed è molto sicura che le abbia ad intervenire bene.
- Ognuno vorrebbe stare sul monte Tabor a vedere Cristo trasfigurato: accompagnar
Cristo sul monte Calvario pochi vorrebbero.
- E' ottimo rimedio, nel tempo delle tribolazioni e aridità di spirito, l'immaginarsi di
essere come un mendico, alla presenza di Dio e dei Santi, e come tale andare ora da
questo Santo, ora da quell'altro a domandar loro elemosina spirituale, con
quell'affetto e verità onde sogliono domandarla i poveri. E ciò si faccia alle volte
corporalmente, andando ora alla Chiesa di questo Santo, ed ora alla Chiesa di
quell'altro a domandar questa santa elemosina.
- Al P. Antonio Gallonio, fortemente tormentato da una interna tribolazione, S. Filippo
diceva: Abbia pazienza, Antonio: questa è la volontà di Dio. Abbi pazienza, sta saldo;
questo è il tuo Purgatorio.
- A chi si lamentava di certe prove diceva: Non sei degno, non sei degno che il Signore
ti visiti.
- Quietati che Dio la vuole, disse una volta ad una mamma a cui moriva una piccola

figlia, e ti basta essere stata balia di Dio.

Presenza in Dio e confidenza in Lui

- Spesso esortava i suoi figli spirituali che pensassero di aver sempre Dio davanti agli
occhi.
- Chi non sale spesso in vita col pensiero in Cielo, pericola grandemente di non salirvi
dopo morte.
- Paradiso! Paradiso! era il grido col quale calpestava ogni grandezza umana.
- Buttatevi in Dio, buttatevi in Dio, e sappiate che se vorrà qualche cosa da voi, vi
farà buoni in tutto quello in cui vorrà adoperarvi.
- Bisogna avere grande fiducia in Dio, il quale è quello che è stato sempre: e non

bisogna sgomentarsi per cosa accada in contrario.



L'Amore di Dio

Chi vuole altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che si voglia. Chi dimanda
altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che dimanda. Chi opera e non per Cristo,
non sa quello che si faccia.
- L'anima che si dà tutta a Dio, è tutta di Dio.
- Quanto amore si pone nelle creature, tanto se ne toglie a Dio.
- All'acquisto dell'amor di Dio non c'è più vera e più breve strada che staccarsi
dall'amore delle cose del mondo ancor piccole e di poco momento e dall'amor di se
stesso, amando in noi più il volere e servizio di Dio, che la nostra soddisfazione e
volere.
- Come mai è possibile che un uomo il quale crede in Dio, possa amare altra cosa che
Dio?
- La grandezza dell'amor di Dio si riconosce dalla grandezza del desiderio che l'uomo
ha di patire per amor suo.
- A chi veramente ama Dio non può avvenire cosa di più gran dispiacere quanto non
aver occasione di patire per Lui.
- Ad uno il quale ama veramente il Signore non è cosa più grave, né più molesta
quanto la vita.
- I veri servi di Dio hanno la vita in pazienza e la morte in desiderio.
- Un'anima veramente innamorata di Dio viene a tale che bisogna che dica: Signore,
lasciatemi dormire: Signore, lasciatemi stare.
Presenza in Dio e confidenza in Lui
- Spesso esortava i suoi figli spirituali che pensassero di aver sempre Dio davanti agli
occhi.
- Chi non sale spesso in vita col pensiero in Cielo, pericola grandemente di non salirvi
dopo morte.
- Paradiso! Paradiso! era il grido col quale calpestava ogni grandezza umana.
- Buttatevi in Dio, buttatevi in Dio, e sappiate che se vorrà qualche cosa da voi, vi
farà buoni in tutto quello in cui vorrà adoperarvi.
- Bisogna avere grande fiducia in Dio, il quale è quello che è stato sempre: e non
bisogna sgomentarsi per cosa accada in contrario.
La volontà di Dio
- Io non voglio altro se non la tua santissima volontà, o Gesù mio.
- Quando l'anima sta rassegnata nelle mani di Dio, e si contenta del divino
beneplacito, sta in buone mani, ed è molto sicura che le abbia ad intervenire bene.
- Ognuno vorrebbe stare sul monte Tabor a vedere Cristo trasfigurato: accompagnar
Cristo sul monte Calvario pochi vorrebbero.
- E' ottimo rimedio, nel tempo delle tribolazioni e aridità di spirito, l'immaginarsi di
essere come un mendico, alla presenza di Dio e dei Santi, e come tale andare ora da
questo Santo, ora da quell'altro a domandar loro elemosina spirituale, con
quell'affetto e verità onde sogliono domandarla i poveri. E ciò si faccia alle volte
corporalmente, andando ora alla Chiesa di questo Santo, ed ora alla Chiesa di
quell'altro a domandar questa santa elemosina.
- Al P. Antonio Gallonio, fortemente tormentato da una interna tribolazione, S. Filippo
diceva: Abbia pazienza, Antonio: questa è la volontà di Dio. Abbi pazienza, sta saldo;
questo è il tuo Purgatorio.
- A chi si lamentava di certe prove diceva: Non sei degno, non sei degno che il Signore
ti visiti.
- Quietati che Dio la vuole, disse una volta ad una mamma a cui moriva una piccola
figlia, e ti basta essere stata balia di Dio.


La Tentazione

- Le tentazioni del demonio, spirito superbissimo e tenebroso, non si vincono meglio
che con l'umiltà del cuore, e col manifestare semplicemente e chiaramente senza
coperta i peccati e le tentazioni al confessore.
- Contro le tentazioni di fede invitava a dire: credo, credo, oppure che si recitasse il
Credo.
- La vera custodia della castità è l'umiltà: e però quando si sente la caduta di
qualcuno, bisogna muoversi a compassione, e non a sdegno: perché il non aver pietà
in simili casi, è segno manifesto di dover prestamente cadere.
- Ai giovani dava cinque brevi ricordi: fuggire le cattive compagnie, non nutrire
delicatamente il corpo, aborrire l'ozio, fare orazione, frequentare i Sacramenti
spesso, e particolarmente la Confessione.

Giaculatorie

Padre Zazzara diceva che il Santo lodava molto le giaculatorie, ed in diversi tempi
dell'anno gliele insegnava e ne faceva dire ogni giorno quando una, quando un'altra.
- Per tenere vivo il pensiero della divina presenza ed eccitare la confidenza in Dio
sono utilissime alcune orazioni brevi e quelle spesse volte lanciare verso il cielo tra il
giorno, alzando la mente a Dio da questo fango del mondo: e chi le usa, ne ricaverà
frutto incredibile con poca fatica.

Ave, Gratia Plena!

giovedì 7 febbraio 2013

Le 7 armi per combattere il maligno







Le armi per combattere il maligno

di Annalisa Colzi



                                             Santa Caterina de’ Vigri, la 
santa caterina da boSanta di Bologna che ha la particolarità di stare seduta, ci ha lasciato in eredità un preziosissimo scritto dal titolo 
Le sette armi spirituali. Poche pagine in cui compendia l’arte della sopravvivenza contro le insidie del maligno per ottenere la vita eterna.
Sette sono le armi per difenderci dalle tentazioni del maligno, come sette sono i doni dello Spirito Santo. Numero che, biblicamente parlando, rappresenta la pienezza, la perfezione. Perfezione a cui sono chiamati tutti i battezzati: «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48). E questa perfezione la possiamo raggiungere, come ci ricorda la Santa di Bologna, attraverso un vero e proprio combattimento. Vediamo in dettaglio quali sono queste armi.
1- La diligenzacioè la sollecitudine del bene operare. Scrive la santa bolognese: «Compito dello Spirito Santo è suscitare in noi le buone ispirazioni, ma dovere nostro è accettarle e metterle in pratica, facendo continua violenza alle nostre passioni, che sempre ci spingono al contrario di quello che vuole lo Spirito». Satana ci pungola attraverso immagini, sensazioni, stimoli, a volte anche buoni, a lasciare la via per noi tracciata dallo Spirito Santo, per intraprendere altre vie.
Alla santità, invece, si arriva attraverso la realizzazione del disegno che Dio ha su ciascuna anima; ed ecco perché satana fa di tutto per distruggere questo progetto. Nostro compito è rimanere fedeli alla vocazione, qualunque essa sia, religiosa o familiare e portarla avanti con perseveranza anche di fronte alle difficoltà umane e spirituali.
2- La diffidenza di sé, cioè credere fermamente di non poter fare nulla di buono da se stessi. E’ questa una delle verità più trascurate dal mondo moderno. Quanti oggi sono soggetti a se stessi, al proprio giudizio? Quanti indietreggiano davanti agli elogi che il mondo fa loro? Al contrario si gonfiano di orgoglio credendosi onnipotenti. San Paolo, però, ci ricorda che: «Io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio» (Rm 7,19).
Solo la diffidenza di sé, il riconoscersi per quello che realmente si è ci conduce alla salvezza eterna. La vera umiltà consiste proprio in questo: nel riconoscere che Dio è tutto e noi siamo nulla, che Dio può tutto e noi non possiamo nulla, che Dio è il Creatore e noi sue creature. Senza umiltà non si entra in Paradiso.
3- La confidenza in Dio, cioè il credere con tutte le forze che Gesù mai abbandonerà l’anima. Nella malattia, nella sventura, nell’angoscia, nell’aridità, satana sibilerà: «Dove è il tuo Consolatore?». Subito l’anima deve rispondere con forza: «Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla» (Sal 22,1).
4- Memoria della passione e morte di Cristo Gesù, ovvero la contemplazione dell’amore infinito di Dio. La tentazione di superbia, che spesso alberga nel cuore umano, si infrangerà come un onda di fronte allo spettacolo della passione e morte di Nostro Signore Gesù Cristo. Satana non potrà sostenere lo sguardo interiore che l’anima rivolge a Colui che è stato trafitto e all’istante si allontanerà, lasciando il cuore e la mente libera dai pensieri di orgoglio.
5- Memoria della nostra morteovvero il ricordo del giorno in cui ci troveremo faccia a faccia con il Giudice. Nel momento in cui il nostro misero corpo esalerà l’ultimo respiro, cesserà anche la Misericordia di Dio. Quel Gesù che, come un mendicante aveva bussato ripetutamente alla porta del nostro cuore per potervi prendere dimora, alla fine della nostra vita terrena si ergerà come Giudice.
Questo ricordo deve spronare l’anima a compiere il bene; a mettere a servizio delle anime i talenti ricevuti; a vivere in questo mondo come se non gli appartenesse, perché, ci ricorda san Paolo: «Passa la scena di questo mondo!» (1Co 7,31).
6- Memoria del Paradiso, ovvero la contemplazione della infinita bellezza, della infinita sapienza, della infinità carità di Dio: Uno e Trino.
Il Creatore ha preparato per coloro che perseverano nella Verità, doni di inestimabile valore. Perle preziose di incommensurabile bellezza con cui adornerà il vincitore. La memoria di sì tanta soavità deve spronare l’anima a voler godere dei beni futuri e di non preoccuparsi eccessivamente dei beni terreni. Il salmista ci ricorda che «Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica, dolore; passano presto e noi ci dileguiamo» (Sal 89,10). Il ricordo del Paradiso ci aiuti a vivere con pazienza tutte le avversità che il mondo presenta, per poter godere in eterno della bellezza infinita ed eterna.
7- Memoria della Sacra Scrittura. Leggere, meditare, assaporare ciò che Dio ha lasciato scritto ai suoi figli, è segno di grande saggezza e di sicura vittoria nelle tentazioni. Lo stesso Gesù, nelle tentazioni del deserto, rispose al demonio con le parole della Sacra Scrittura dicendo: «Sta scritto».
Santa Caterina raccomanda alle sue consorelle di «non lasciare andare a vuoto le quotidiane lezioni che si leggono in Coro e alla mensa; pensate anche che il Vangelo e le Epistole, che ogni giorno udite nella Messa, siano lettere mandate a voi dal vostro celeste Sposo e con grande e fervente amore riponetele nel vostro cuore».
Istruiti da Santa Caterina da Bologna, che di tentazioni se ne intendeva, visto le sue innumerevoli battaglie contro il maligno, non mi resta che augurarvi… buona battaglia.
Annalisa Colzi
Respice paupertatem meam, gloriosa Virgo: 
* miseriam, et angustiam meam ne tardes auferre.