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lunedì 29 agosto 2016

LUNA ARTIFICIALE? VEDIAMO UN PO'. SE così fosse segno è che "Il teatro è finito... il sipario si chiude..."

ALCUNI RICERCATORI PENSANO CHE LA LUNA SIA UN SATELLITE ARTIFICIALE! SE COSÌ FOSSE, CHI L’HA PARCHEGGIATA LÌ?

Il nostro pianeta beneficia degli effetti importanti che la Luna produce su di esso. Se non ci fosse, l'asse terrestre non potrebbe essere stabile come lo è oggi e la dinamica delle maree sarebbe certamente diversa. Alcuni ricercatori sono convinti che il nostro satellite in realtà non è frutto di un fortuito caso cosmico, ma il risultato di una intelligenza che l'ha voluta: è possibile che la Luna sia una nave spaziale camuffata in orbita attorno al nostro pianeta?


Se non ci fosse, bisognerebbe inventarla! La Luna, con la sua presenza discreta, rende un servizio insostituibile al pianeta Terra e agli esseri viventi che si di esso vi abitano.
Senza la Luna quasi il certamente il nostro pianeta sarebbe molto diverso da come lo conosciamo.
Se essa non ci fosse, il fenomeno delle maree sarebbe del tutto stravolto. L’acqua degli oceani sarebbe distribuita diversamente, occupando equamente le regioni equatoriali e quelle polari. Così, alcune correnti oceaniche non sarebbero mai sorte, impedendo la regolazione termica del pianeta e la formazioni delle nubi e quindi la circolazione atmosferica su scala globale.
Come spiega l’INAF, un altro fondamentale ruolo della Luna è la stabilizzatore dell’asse di rotazione. Attualmente il valore medio dell’inclinazione di questo asse rispetto al piano dell’eclittica è di 23 gradi e mezzo, e questo valore oscilla sì ma in un intervallo di meno di due gradi e mezzo nell’arco di circa 41 mila anni.
Se non avessimo la Luna ad orbitarci attorno, questa forbice sarebbe molto più elevata, fino a raggiungere valori prossimi a 90 gradi. In pratica, significherebbe che, seppure nel corso di milioni di anni, le calotte polari potrebbero migrare fino in prossimità dell’equatore!
Infine, un’altra importante funzione della Luna è legata alla cultura umana. Sui suoi movimenti sono stati basati i primi calendari. Basti pensare che il più antico calendario lunare è stato concepito circa 10 mila anni fa.
Lo stesso raggruppamento dei giorni in settimane e mesi rispettivamente sulla durata di una singola fase lunare tra le quattro principali e sulla durata di un ciclo completo di fasi, cioè a quattro settimane.
La settimana ha una valenza sacra in tutta l’area mesopotamica, culla anche della cultura ebraica e del suo calendario in cui la settimana risulta una delle istituzioni più antiche. L’osservanza del sabato (il settimo giorno) e la cadenza settimanale sono accertate solo dopo l’esilio da Gerusalemme cui gli ebrei furono costretti dalla conquista babilonese del 586 a.C., ma probabilmente l’uso preesisteva da molto.
Secondo l’opinione di un certo filone di ricerca, tutti questi fattori non sarebbero semplicemente delle coincidenze naturali, ma condizioni determinate da un intelligenza per fare in modo che la Luna rendesse più stabile il pianeta Terra. In questa visione, non solo Luna non avrebbe origini naturali, ma sarebbe addirittura un’astronave con una finalità del tutto sconosciuta.
La teoria dell’Astronave Luna, conosciuta anche come la Teoria Vasin-Shcherbakov è stata proposta nel 1970 da Michael Vasin e Alexander Shcherbakov, due membri dell’Accademia Sovietica delle Scienze, in un articolo intitolato “La Luna è la creazione di un’intelligenza aliena?”.
Nell’articolo i due scienziati sostengono che il nostro satellite sarebbe un planetoide cavo realizzato da esseri sconosciuti in possesso di una tecnologia di gran lunga superiore a qualsiasi altra disponibile sulla Terra.
Enormi macchinari sarebbero stati utilizzati per fondere le rocce e creare grandi cavità all’interno della Luna, con il risultato di abbondanti fuoriuscite di lava sulla superficie lunare. La Luna sarebbe quindi costituita da uno guscio esterno, realizzato con le scorie metalliche della lavorazione delle rocce, e da uno scafo interno, una sorta di guscio più profondo.

Le anomalie della Luna

Nonostante le numerose visite eseguite grazie alle missioni Apollo, la Luna resta un enigma per gli scienziati sotto molti punti di vista.
Tuttavia, come affermano Vasin-Shcherbakov nel loro articolo, molti aspetti considerati finora enigmi lunari sarebbero spiegabili alla luce della loro ipotesi. L’origine della Luna è uno dei problemi più complessi della cosmogonia. Finora, le ipotesi in discussione sono state tre:
1) La Luna era una volta parte della Terra e un qualche tipo di forza la espulsa in orbita. Questa teoria, secondo i due ricercatori, è stata smentita dalle ricerche più recenti.
2) La Luna si è formata in maniera indipendente dalla stessa nube di polveri e gas della Terra, diventandone un satellite naturale. Ma allora perché c’è una grande differenza tra il peso specifico della Luna (3,33g per centimetro cubo) e quello della Terra (5,5g)? Inoltre, le analisi sui sassi portati a Terra dalle missioni Apollo rivelano che la composizione delle rocce lunari è differente da quelle terrestri.
3) La Luna si è formata separatamente e lontano dalla Terra (forse fuori dal Sistema Solare). Ciò significa che il nostro satellite avrebbe navigato nel cosmo per lungo tempo e una volta giunta in prossimità della Terra, grazie ad una complessa interazione tra le forze gravitazionali, sarebbe stata catturata in un orbita geocentrica perfettamente circolare. Si tratterebbe di un complesso di fattori davvero eccezionale!
Di fatto, secondo Vasin e Shcherbakov, gli scienziati che studiano l’origine dell’Universo ad oggi non hanno alcuna teoria accettabile per spiegare come sia nato il sistema Terra-Luna. La loro ipotesi è semplice: la Luna è un satellite artificiale messo in orbita attorno alla Terra da parte di intelligenze non terrestri a noi sconosciute.
L’ipotesi dei due scienziati russi implica che la Luna deve essere vuota al suo interno, con un guscio sottile di metallo che spiegherebbe come mai i grandi crateri lunari, generalmente formati da impatti meteoritici, sono così poco profondi, presentando il fondo piatto o addirittura convesso, a differenza dei crateri più piccoli che hanno una profondità proporzionale al loro diametro.
Gli autori sottolineano che il materiale di superficie della Luna è composto prevalentemente da cromo, titanio e zirconio, tutti metalli refrattari, meccanicamente resistenti e con proprietà anti-corrosivo.
Se qualcuno avesse dovuto mettere a punto un materiale per proteggere un gigantesco satellite artificiale dagli effetti sfavorevoli degli sbalzi di temperatura, dalle radiazioni cosmiche e dal bombardamento meteoritico, probabilmente avrebbero scelto proprio questa miscela di elementi.
Questa considerazione spiega il motivo per il quale le rocce lunari sono un così straordinario cattivo conduttore di calore, un fattore che stupì molto gli astronauti delle missioni Apollo e i ricercatori della Nasa. Non era proprio quello l’effetto desiderato da chi ha progettato la Luna? Così scrivono i due ricercatori russi nell’articolo:
“Dal punto di vista ingegneristico, l’astronave che noi chiamiamo Luna è superbamente costruita. E questo spiega molto bene la sua longevità. È possibile che sia anche più antica del nostro stesso pianeta: alcune rocce lunari si sono dimostrate essere più antiche della Terra. Se questo è vero, questo però potrebbe valere per l’età dei minerali utilizzati e non per quando è sono stati utilizzati per costruire il satellite”.

Quando è stata messa lì? E da chi?

Secondo i due ricercatori, è difficile stabilire il tempo quando la Luna ha cominciato a brillare nel cielo. Ciò implica che potrebbe esserci stato un tempo in cui la Terra era senza Luna?
Alcuni studiosi di storia e di miti antichi hanno trovato nella letteratura antica alcuni brani tratti da autori importanti del passato nei quali si legge chiaramente che un tempo il cielo terrestre era senza la Luna, forse il ricordo più remoto dell’umanità.
Ippolito di Roma, un autore cristiano del II secolo, nel suo Refutatio Omnium Haeresium spiega che Anassagora e Democrito, due filosofi della Grecia antica, insegnavano che era esistito un tempo in cui non c’era la Luna.
Aristotele, nel frammento 591, scrisse che il territorio dell’Arcadia, prima di essere abitato dai greci era occupato dalla popolazione dei Pelasgi, una cultura proto-ellenica che secondo il grande filosofo esisteva prima che ci fosse una luna nel cielo; per questo motivo sono stati chiamati Proseleni.
Plutarco ne Le Questioni Romane parla degli arcadi come delle persone pre-lunari. Infine, il grammatico romano Censorino allude ad un tempo passato, quando non c’era la luna nel cielo.
Se, dunque, un tempo non c’era la Luna, chi l’ha messa lì e perchè? I due ricercatori russi ipotizzato che la Luna possa essere una nave spaziale molti antica, una sorta di antica arca di Noè utilizzata da un’antica civiltà per viaggiare nello spazio per migliaia di milioni di chilometri e giungere sul nostro pianeta per colonizzarlo: noi saremmo i loro discendenti.
Gli autori immaginano l’interno della Luna sia pieno di carburante per i motori, materiali e apparecchi per lavori di riparazione, strumenti per il sostentamento vitale e apparecchiature di osservazione. Vasin e Shcherbakov, non credono che la Luna sia ancora abitata, e probabilmente molti dei suoi dispositivi automatici hanno smesso di funzionare.
Ma in alcune ipotesi più malevole, alcuni teorici del complotto alieno credono che non solo la Luna sia ancora abitata, ma che svolga ancora un ruolo importantissimo nei piani degli ‘occupanti’ alieni.
Un po’ come descritto nel film “The Truman Show”, nel quale il regista del programma può osservare tutto ciò che accade dal suo ufficio posizionato nella finta luna, così i nostri ‘invasori’ utilizzano il nostro satellite come avamposto di osservazione per “l’esperimento uomo”.
D’altra parte, il fatto che la Luna mostra sempre lo stesso lato alla Terra (caratteristica molto rara in tutto l’Universo conosciuto) faciliterebbe il compito degli osservatori, che avrebbero la possibilità di osservare costantemente la Terra, senza dover aspettare ogni volta il completamento della rotazione della Luna sul proprio asse.
Ad ogni modo, secondo Vasin e Shcherbakov ci sarebbero moltissimi altri indizi, purtroppo solo circostanziali, a favore della loro ipotesi, che a prima vista potrebbe sembrare folle.
Un’idea pazza simile fu avanzata già nel 1959 dal professor Iosif Sklovskij, un eminente scienziato, in relazione ai satelliti di Marte, Fobos e Deimos. Dopo aver attentamente analizzato i dati, il ricercatore concluse che entrambi devono essere vuoti e perciò satelliti artificiali.
Quando scrissero l’articolo, i due ricercatori russi speravano che aver sollevato abbastanza questioni per fornire argomenti per una seria riflessione sulla materia, il cui risultato potrebbe risolvere i numerosi enigmi lunari e gettare luce sulla vera origine della specie umana.

------------PREZIOSO------------


“Vieni, Spirito Santo, vieni
per mezzo della potente intercessione
del Cuore Immacolato di Maria ,
tua amatissima Sposa”


sabato 15 giugno 2013

«La luna narra il mistero di Cristo»



Una Chiesa che, contro tutta quanta la propria storia e la propria natura, venga considerata soltanto politicamente, non ha alcun senso, e la decisione di rimanere in essa, se è puramente politica, non è leale, anche se si presenta come tale. Però di fronte alla situazione presente come si può giustificare la permanenza nella Chiesa? In altri termini: la scelta in favore della Chiesa per avere senso deve essere spirituale; ma su quali motivi può essa oggi far leva? 
Vorrei dare una prima risposta ricorrendo a un nuovo paragone e a un’osservazione precedente. Abbiamo detto che nei nostri studi ci siamo ormai avvicinati talmente alla chiesa, che non riusciamo più a scorgere le linee generali né a vederla nel suo complesso. Approfondiamo questo pensiero rifacendoci a un esempio, con il quale i Padri nutrirono la loro meditazione sul mondo e sulla chiesa.
Essi spiegarono che nel mondo materiale la luna è l’immagine di ciò che la chiesa rappre[85]senta per la salvezza nel mondo spirituale. Viene qui ripreso un antico simbolismo costantemente presente nella storia delle religioni (i Padri non hanno mai parlato di «teologia delle religioni», ma l’hanno attuata concretamente); in esso la luna, in quanto simbolo della fecondità e della fragilità, della morte e della caducità delle cose, ma anche della speranza nella rinascita e nella risurrezione, era l’immagine, «patetica e insieme consolante»[nota 1], dell’esistenza umana.

Il simbolismo lunare e quello tellurico si fondono spesso insieme. Nella sua fugacità e nella sua rinascita la luna rappresenta il mondo terreno degli uomini, questo mondo che è continuamente condizionato dal bisogno di ricevere e che trae la propria fecondità non da se stesso, ma dal sole; rappresenta lo stesso essere umano, quale si esprime nella figura della donna, che concepisce ed è feconda in forza del seme che riceve.
I Padri hanno applicato il simbolismo della luna alla chiesa soprattutto per due ragioni: per il rapporto luna-donna (madre) e per il fatto che la luna non ha luce propria, ma la riceve dal sole, [86] senza il quale essa sarebbe completamente buia.



La luna risplende, ma la sua luce non è sua, bensì di un altro[nota 2]. È tenebre e nello stesso tempo luce; pur essendo di per sé buia, dona splendore in virtù di un altro di cui riflette la luce. Proprio per questo essa simboleggia la chiesa, la quale pure risplende, anche se di per sé è buia; non è luminosa in virtù della propria luce, ma del vero sole, Gesù Cristo, cosicché, pur essendo soltanto terra (anche la luna non è che un’altra terra), è ugualmente in grado di illuminare la notte della nostra lontananza da Dio – «la luna narra il mistero di Cristo»[nota 3].

I simboli non vanno forzati; la loro efficacia è tutta in quell’immediatezza plastica che non si può inquadrare in schemi logici. Tuttavia in que[87]sta nostra epoca di viaggi nello spazio viene spontaneo approfondire questo paragone, che, confrontando la concezione fisica con quella simbolica, mette meglio in evidenza la nostra situazione specifica rispetto alla realtà della chiesa.
La sonda lunare e l’astronauta scoprono la luna soltanto come landa rocciosa e desertica, come montagne e come sabbia, non come luce. E in effetti essa è in se stessa soltanto deserto, sabbia e rocce. E tuttavia, per merito di altri ed in funzione di altri ancora, essa è pure luce e tale rimane anche nell’epoca dei voli spaziali. È dunque ciò, che in se stessa non è. Pur appartenendo  ad altri, questa realtà è anche sua. Esiste una verità fisica e una simbolico-poetica, una non elimina l’altra.

Ciò non è forse un’immagine esatta della Chiesa? Chi la esplora e la scava con la sonda spaziale scopre soltanto deserto, sabbia e terra, le debolezze dell’uomo, la polvere, i deserti e le altezze della storia. Tutto ciò è suo, ma non rappresenta ancora la sua realtà specifica.
Il fatto decisivo è che essa, pur essendo soltanto sabbia e sassi, è anche luce in forza di un altro, del Signore: ciò che non è suo, è veramente suo e la qualifica più di qualsiasi altra cosa, anzi la sua caratteristica è proprio quella di non valere per se stessa, ma solo per ciò che in essa non è suo, di esistere in qualcosa che le è al di fuori, [88] di avere una luce, che pur essendo sua, costituisce tutta la sua essenza. Essa è ‘luna’ – misterium lunae – e come tale interessa i credenti perché proprio così esige una costante scelta spirituale.

Siccome il significato contenuto in questa immagine mi sembra di importanza decisiva, prima di tradurlo in affermazioni di principio, preferisco chiarirlo meglio con un’altra osservazione.
Dopo la traduzione della liturgia della Messa, avvenuta in seguito all’ultima riforma, recitando il testo prescritto incontravo ogni volta una difficoltà, che mi sembra chiarire ulteriormente l’argomento di cui ci stiamo occupando. Nella traduzione del Suscipiat si dice: «Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio…per il bene nostro e di tutta la sua santa chiesa». Io ero sempre tentato di dire «e di tutta la nostra santa chiesa».
Ricompare qui tutto il nostro problema e il cambiamento operatori in questo ultimo periodo. Al posto della sua chiesa è subentrata la nostra, e con essa le molte chiese; ognuno ha la sua. Le chiese sono diventate imprese nostre, di cui ci vantiamo oppure ci vergogniamo, piccole e innumerevoli proprietà private disposte una accanto all’altra, chiese soltanto nostre, nostra opera e proprietà, che noi conserviamo o trasformiamo a piacimento. Dietro alla «nostra [89] chiesa» o anche alla «vostra chiesa» è scomparsa la «sua chiesa».
Ma è proprio e soltanto questa che interessa; se essa non esiste più, anche la ‘nostra’ deve abdicare. Se fosse soltanto la nostra, la chiesa sarebbe un superfluo gioco da bambini.

Scritti di Joseph Ratzinger 



[nota 1] M. EliadeDie Religionen und das Heilige, Salzburg, 1954, p. 215 [trad. it., Trattato di storia delle religioni, Boringhieri, Torino 1954, p. 192]. Cfr. qui anche l’intero capitolo: Mond und Mondmystik, pp. 180-216 [trad. it cit., pp. 158-192 (La luna e la mistica lunare)].

[nota 2] Cfr. H. RahnerGriechische Mythen in christlicher Deutung, Darmstadt, 1957, pp. 200-224 [trad. It., Miti greci nell’interpretazione cristiana, Il Mulino, Bologna 1971, 189-197]; Id., Symbole der Kirche, Salzburg 1964, pp. 89-173 [trad. it., L’ecclesiologia dei Padri. Simboli della Chiesa, Paoline, Roma 1971, pp. 145-229]. Interessante l’osservazione secondo cui la scienza antica discusse a lungo sulla questione se la luna avesse o no luce propria. I Padri della chiesa sostennero la tesi negativa, diventata nel frattempo comune, e l’interpretazione in senso teologico-simbolico (cfr. specialmente p. 100 [trad. it., L’ecclesiologia dei Padri, cit., 161ss.).



[nota 3] AmbrosiusExameron IV 8, 32, CSEL 32, 1, p. 137. Z 27ss. [trad. It, I sei giorni della creazione, in Opera omnia di Sant’Ambrogio 1, Ambroniana – Città Nuova, Milano-Roma 1979, 231], RahnerGriechische Mythen, cit., p. 201 [trad. it. cit., p. 192]

Gesù mio, credo in Te, spero in Te,
amo Te e mi dono a Te!

giovedì 15 dicembre 2011

( 6 ) DON GUIDO BORTOLUZZI: Secondo, terzo, quarto e quinto giorno della creazione dell'Universo in vista dell'Uomo (6)


Secondo ‘giorno’.
La nascita dell’Universo


§ 71 Dopo uno o due secondi notai, a 5 cm dalla cornice verticale
alla mia destra, un punto piccolissimo e ‘fermo’, luminoso
di luce bianca intensa, fulgidissima, abbagliante.
Al primo apparire di quel puntino mi ero meravigliato di
essere capace di vederlo tanto era piccolo. Mi tolsi gli occhiali.
Lo vedevo lo stesso. Non potevo paragonarlo al punto
luminoso e tanto più grande che rimaneva per qualche istante
sullo schermo nel mio televisore cge, quando lo spegnevo.
– Ende (=fine) – dissi, ma non era la fine. Era ancora il principio.

Il “fiat lux”.
  
§ 72
 Quel puntino bianco restava immobile e friggeva,
nel senso
che produceva intorno a sè altri puntini bianchi e luminosi,
uguali, che gli roteavano attorno allontanandosi a spirale.
Era un gruppetto di qualche millimetro che ora cresceva
a un cm, due, tre...
Quei puntini allontanandosi si ingrandivano e proseguivano,
rimanendo in ordine fra loro come i raggi di una sfera.
Continuavo a vedere moltiplicarsi quei puntini bianchi
intorno al primo e iniziare la loro traiettoria. Era meraviglioso
poter vedere cose così piccole!
Il mio posto di osservazione era stato lentamente distanziato
fino a otto, dieci metri. Quei puntini formavano ora
un gruppo di un metro. I più vicini al centro erano piccoli,
mentre quelli periferici ora erano della grandezza di una
palla da tennis da tavolo.
Quello iniziale non si consuma, ma resta al suo posto
al centro del gruppo, mentre i puntini che si staccano non
si spengono, anzi crescono di volume fino a diventare dei
globi.
Vedo che ogni globo, raggiunta una certa grandezza e una
proporzionata distanza dagli altri, si sdoppia in due uguali
che, ingrandendosi, girano in cerchi sempre più grandi e
che, raggiunta la dimensione prefissata, si dividono a loro
volta in altri due che si ingrossano, tutti rotondi e luminosi,
roteanti e moltiplicantisi in ragione geometrica.
Era come se si alimentassero dalle faville dell’ambiente.
Reazione a catena?


Tutto il creato “in vista dell’Uomo”


§ 73
 – FUOCHI DI FESTA – sentii con il consueto tono di
voce.
Al sentir queste parole fui per un attimo disorientato e vedendo
quello spettacolo che andava allontanandosi esclamai:
Fuochi artificiali? Prima della nascita della Donna? Ma
non sono stati i Cinesi i primi...? (e volevo dire: a inventare
la polvere pirica?). – Fui interrotto da queste parole:
– PRIMA DELL’UOMO. – E dopo qualche secondo:
– MOLTO. – Ancora una breve pausa, poi: – PER
L’UOMO. –

Intesi dapprima quel “per” in senso limitativo anziché finale,
per cui soggiunsi:
– Lo so, Signore, che per Voi non c’è né il molto né il poco,
perché non siete limitato nel tempo e nello spazio. –
Egli proseguì:
– SAI QUANTO? –
– Lo so, Signore, – risposi presuntuoso e ricordandomi
dei dati ottenuti dagli astronomi americani con il telescopio
del Monte Palomar, e dei calcoli successivi.
– Da otto a dodici miliardi di anni fa. – risposi.
– DI PIÙ –
– Quattordici? –
– DI PIÙ –
– Sedici? –
Trattandosi di miliardi non osavo alzare il numero più che
tanto. Era il doppio della prima ipotesi.
– DI PIÙ, MOLTO DI PIÙ. ‘IN VISTA DELL’UOMO’.
DI TUTTI GLI UOMINI, PERCHÉ VEDESSERO E
CAPISSERO. –
Compresi allora che le parole “molto” e “per l’uomo
andavano distaccate, e quel “per” aveva senso finale. Non
osai insistere perché precisasse. Il tempo è cosa molto secondaria
rispetto alla finalità del Creato che è l’Uomo.
Frattanto, sul quadro visivo, scorgevo i globi bianchi sullo
sfondo nero, ma ora non erano più abbaglianti. Erano molto
numerosi ed uscivano dalla cornice in tutte le direzioni.

Il cielo sereno, e non poteva non essere che sereno, era già
trapunto di stelle.
Sentii a quel punto delle voci sommesse:
– COELI ENARRANT GLORIAM DEI. GLORIA AL PADRE,
AL FIGLIO E ALLO SPIRITO SANTO, COME ERA “IN
PRINCIPIO”. –
Intesi quel “in principio” come ‘all’inizio’, ‘al tempo della
creazione dell’Umanità’, quando l’Uomo e la Donna, e i loro
discendenti legittimi perché geneticamente puri, erano dotati
dello Spirito di Dio e non Lo avevano ancora perduto a causa
delle conseguenze del ‘peccato originale’. Dovevano restare
la Gloria di Dio perché la Gloria di Dio è l’Uomo ‘che
vive’ (in Dio) e vive solo quando ha la Vita dello Spirito.
– Siete stato bravo, Signore, a fare tante cose così belle e
grandi per noi così piccoli e meschini e ingrati!
Ma l’astronomia
non è il mio forte, non ricordo più neppure la posizione
delle costellazioni. Fatemi vedere le cose più vicine, qui
sulla Terra, quell’Uomo, quegli animali, la Bambina che sta
per essere partorita. –


Terzo ‘giorno’.
La nascita del Sistema solare e della Terra


§ 74
I globi bianchi scorrevano sul video da sinistra a destra
ed uscivano da quel lato.
La visuale inquadra più da vicino una corrente di astri
più prossima alla cornice destra.
Un globo dalle dimensioni di un pompelmo passava più
vicino, in primo piano. Era arrivato quasi alla metà del
video, quando vidi sopraggiungere, sempre da sinistra, un
altro globo luminoso, rosso e scintillante
della stessa grandezza.
Lo seguiva una scia luminosa e bianca, lunga e più espansa
dalla parte posteriore come un triangolo.
Era una stella cometa.
Appena il globo caudato e rosso raggiunse l’altro di striscio,
che si trovava a 5 o 6 centimetri dal lato destro del
video, sparì la vista di ambedue entro
un polverone nero che
si diffuse alto nel cielo, tanto che potevo
vedere alcune stelle solo nell’angolo in alto a sinistra.
“Fuori programma? È un incidente? Uno sbaglio di traiettoria?
Quello è un corpo estraneo di energia differente.
Ci lasciano le penne tutti e due” pensai, vedendo il disordine.

Una Voce femminile sommessa mi suggerì:
– EGLI SA QUELLO CHE FA. –
 “Allora era preordinato, non si tratta di evoluzione casuale”,
pensai.
Mi guardai attorno per riprendere contatto con la mia
realtà. “Sono proprio io, qui? Chissà che questa visione sia
data anche ad altri, così mi aiuteranno a ricordare”.
Una Voce sommessa mi disse:
LA TERRA.
Guardai nuovamente il quadro.
– Oooh! La Terra! – esclamai contento.
Il polverone era scomparso, il cielo sereno, una luce meridiana
illuminava un globo biancastro opaco, come un macigno
rotondo.
Lo vedevo grande come un pallone da calcio, o forse un
po’ meno, presso l’angolo destro del video, in basso, a circa
4 cm di distanza dai due lati contigui.

– “Terra erat arida et vacua”, priva di acqua e di vegetazione
-- dissi con maggior verità di Armstrong quando mise
piede sulla Luna.

Mentre osservavo la Terra arida, capivo come si era formata.
Nel nuvolone c’erano tutti i 90 e più elementi naturali
semplici che la compongono. Quelli radioattivi, più pesanti,
si sono attratti fra loro per primi ed hanno formato il nucleo
centrale aumentando così la forza di attrazione.

Facendo giri su giri di circonvoluzione e di rotazione, quel
nucleo si è ingrossato come un gomitolo, coprendosi di tanti
strati rocciosi da formare la crosta terrestre. La polvere di
calcio, di silicio, di magnesio, riscaldata dalla combustione
interna, si è cementata formando i molti strati di roccia che,
con spessore di 2.900 km, avvolgono la Terra.

§ 75
La Terra era senza rilievi e senza avvallamenti, tutta uniforme
nella superficie. Pensavo ancora allo spessore della
sua crosta rocciosa che vedevo secca.


C’era, nel Polo Nord, un cono bianco di ghiaccio che, in
rapporto al diametro della Terra, era alto sicuramente alcune migliaia di chilometri (lo distinguevo dal riflesso) e,
accanto al suo vertice, due nuvolette a forma semicircolare.

Ghiacci d’acqua? Vapori di gas? Idrogeno e ossigeno? Ma
di che cosa erano formati il ghiaccio e i vapori se non c’era
ancora la fotosintesi delle piante? Di certo, in quel nuvolone
che avevo visto prima, vi erano tutti gli elementi naturali
terrestri, quindi anche i gas. Il globo terrestre mi sembrò
oblungo come una pera o un limone invece che schiacciato
ai poli. Forse per causa di quel ghiaccio.

Osservai, sotto, il Polo Sud. Non c’era un cono simmetrico
al Polo Nord, ma vedevo il bordo di una crosta regolare
e liscia di ghiaccio, una calotta uniforme, cioè senza prominenze.
Non vedevo su quella superficie né corrugamenti
né ombre per cui, pensando al versetto 9 del cap. 1 della
Genesi che recita: “Disse ancora Dio: si radunino le acque
che sono sotto il cielo in un sol luogo e apparisca l’Arida”,
mi chiedevo:
“Come farà il Signore a separare l’Arida dall’acqua, se
questa non c’è e non ci sono neppure i bacini per raccoglierla?”.

Lo spettacolo rimase fermo per circa un minuto. Facevo
intanto le mie considerazioni.

 

Quarto ‘giorno’.
La prima esplosione della Terra
e la formazione della Luna


§ 76
D’improvviso la Terra tremò ed apparvero delle screpolature
grandi sulla crosta rocciosa e fumo che ne usciva.
Le oscillazioni dovevano essere molto forti se potevo vederle a quella distanza.
Ad occidente una screpolatura più ampia fendeva in modo
deciso e repentino la Terra da Nord a Sud. Vidi la parte
occidentale di essa staccarsi dal resto della crosta con una
fenditura che, a forma simile ad una ‘S’ maiuscola rovesciata,
scendeva da un Polo all’altro. Capii che erano le due
Americhe che si stavano separando dall’Europa e dall’Africa,
e lo dissi forte.
– Quelle sono le Americhe che si staccano dall’Europa e
dall’Africa! –

Vedevo la Terra da Ovest rispetto all’Europa.
Ma non avevo finito la frase che vidi sollevarsi un nuvolone
nero oltre l’orizzonte opposto, cioè dal lato Sud orientale.

La Terra era esplosa nella parte ora occupata dall’Oceano
Pacifico. La crosta terrestre, risucchiata dall’enorme buco
formatosi agli antipodi del mio punto d’osservazione, si era
rotta di qua, lungo la Dorsale Atlantica. Non è escluso che
la crosta terrestre si sia rotta anche in altri luoghi che, sempre dal mio punto d’osservazione, non vedevo.

Al di sopra dello spesso nuvolone che proveniva da oriente
si alzavano, più veloci del fumo nero che già proiettava
ombra su tutto il globo, molti blocchi di pietra. La parte
centrale del fiotto immenso, fatto di pietre angolose senza
forma, salì oltre quei 4 o 5 cm di cielo che vedevo tra il
globo e la linea superiore del video che in quel momento fu
elevata di alcuni centimetri per 2 o 3 secondi.
Il fiotto salì a varie altezze; sembrava, a quella distanza,
un grande tumulto di ghiaia ma era composto da blocchi
immensi, inimmaginabili di crosta terrestre.


§ 77
Parecchi di essi, quelli che salirono oltre il lato superiore
del video, non li vidi più ricomparire. Infatti quel materiale
pietroso non ricadde sulla Terra.

È mia opinione che quei blocchi siano saliti oltre la zona
di attrazione della Terra e, attraendosi tra loro,
si siano accostati per formare la Luna,
in modo da mostrare agli uomini una faccia bonaria.
Era in programma, non per caso.
Pensavo a quel fiotto fuoriuscente e alla Luna che non
ha crosta, ma è formata da spezzoni di roccia non saldati
e accostati fra loro con vuoti interni e, in superficie, da un
manto con inghiottitoi di polvere che in tanti anni non si è
ancora cementato per assenza di calore.

Solo i russi sono stati sinceri nel dire che il materiale della
Luna è uguale a quello della Terra e che la sua densità è
come quella delle rocce superficiali della Terra. Lo si poteva
già intuire, visto che il suo movimento indica che la Terra
è sua madre.

Invece il materiale periferico di quell’immenso pennacchio,
quello che si era alzato fino a poco sotto il bordo superiore
del video, scendeva a terra sparso a ventaglio. La
maggior altezza era stata raggiunta dal materiale solido,
fatto di spezzoni di roccia molto grandi se, a quella distanza,
potevo vederli alle dimensioni di alcuni millimetri. Ebbi
l’impressione che i più numerosi fra questi andassero a cadere
oltre la Cina dove c’è l’Himalaia. Altri sono caduti oltre
il Polo Nord e in minor quantità nel Continente americano.
Durante il tempo in cui avevano compiuta la loro parabola,
la Terra era ruotata verso Est. Perciò la grande cascata
proiettata verso Nord aveva direzione Nord-Ovest, segno
evidente che l’esplosione era avvenuta nell’emisfero meridionale.

Gli spezzoni di roccia, caduti sulla Terra in luoghi più o
meno lontani dalla zona dell’esplosione in ragione dell’altezza
raggiunta, formarono molti massicci montuosi e quelle
stele monolitiche che si ammirano in varie parti del mondo.

Intanto l’immenso nuvolone di fumo nero avanzava tumultuoso
e minaccioso su tutta la Terra coprendo progressivamente
tutto il globo.
Quelle rocce che si erano alzate nel frattempo s’immersero,
nel ricadere al suolo, nel nuvolone nero, perciò non vidi
dove caddero.


§ 78
Cadendo, i più leggeri forse rimbalzarono sulla crosta
terrestre. Ecco perché i vari strati rocciosi presero inclinazioni
diverse. Di qui spiegati alcuni misteri, quello:

a) della varia inclinazione degli strati rocciosi;

b) dell’inclinazione dell’asse terrestre per effetto dell’esplosione
avvenuta nell’emisfero australe che impresse
alla Terra in quel luogo una spinta uguale e contraria e

c) anche la non corrispondenza del Polo magnetico con
quello terrestre, problema finora insoluto, perché l’enorme
massa di materiali fuoriuscita dall’emisfero Sud-Orientale
ha mantenuto la forza magnetica originaria, almeno nelle
masse più imponenti, sbilanciando la forza di gravitazione
del nucleo della Terra.


§ 79
Mi ponevo anche alcuni altri quesiti sconvolgenti.
L’Impareggiabile Regista mi lasciava il tempo di ragionare.

1°) Quale dimensione avrà avuto il cratere dell’eruzione?

2°) Quale profondità avrà avuto la voragine?

3°) Se il volume della Luna è 1/49 della Terra e quello
del materiale proiettato era ancor maggiore, quanto sarà
stato in tutto il volume del materiale fuoruscito dal cratere
originario?

4°) Il fenomeno della deriva dei continenti ha avuto dunque
inizio da questa esplosione benché non esistessero ancora
gli oceani?


5°) Il frazionamento della crosta terrestre che si trovava
ai bordi dell’immenso cratere e il suo slittamento nella voragine,
quanta superficie ha tolto alla Terra in previsione
che lì sarebbe nato il primo oceano?

6°) A quale altezza è arrivato il materiale ricaduto sulla
Terra tenendo conto che non c’era l’atmosfera a frenarlo?
Un astronomo può calcolarlo.
In assenza dello strato di atmosfera i blocchi ricaduti possono
esser saliti anche oltre 300.000 km, visto che la Luna
dista da noi non meno di 356.000 km e che da quella distanza
il materiale proiettato non è più ricaduto sulla Terra. Di
certo quello più periferico della zona d’esplosione è salito
solo a poche centinaia di migliaia di chilometri, mentre
il materiale vicino al centro del cratere sicuramente non è
più ricaduto. Ma quello rimasto dentro la zona d’attrazione
della Terra, se è uscito dai margini del fiotto, è ricaduto più
o meno vicino alla zona di esplosione a seconda della sua
massa e della spinta ricevuta. Invece quello proiettato più in
alto, occupò parecchio tempo per compiere la sua parabola
e quando cadde, la Terra si era nel frattempo girata verso
oriente. Ma di quanti meridiani?

7°) Alcuni monti della catena delle Alpi e di quella dell’Himalaia
o della Cina sono formati da questo materiale
caduto dal cielo? È mia opinione che se sono blocchi monolitici
che non hanno fossili, sì.

8°) Provvidenziale quella esplosione. Ha portato in superficie
i metalli che erano sotto la crosta terrestre a più
di 2.900 km di profondità. Ha portato in superficie gas
necessari per fare l’atmosfera, ha formato la polvere per
concimarla, ha provocato il bacino per l’Oceano Pacifico,
i mari nelle screpolature formatesi nella parte opposta del
globo per il risucchio di materiale di superficie nella voragine
dell’immenso cratere, ha formato i monti e le valli
per attirare le nubi e la pioggia e far defluire le acque e
preparare l’ecologia per la vita vegetale e animale. Oh! la
Provvidenza!
E tutto questo per l’uomo, per tutti gli uomini, perché
vedessero e capissero”.

 
Quinto ‘giorno’.
La comparsa della vita vegetale e animale
e la seconda esplosione della Terra


§ 80 Cambio di scena.

L’oscurità è cessata. Il cielo è limpido e vedo l’emisfero
settentrionale della Terra tutta coperta di verde eccetto
al Polo Nord. È evidente che dalla scena precedente sono
passati milioni di anni perché ora ci sono i mari e c’è la
vegetazione.

Il video inquadra solo l’emisfero settentrionale, dal Polo
al parallelo che passa vicino a Madras, nella costa orientale
della penisola dell’India, e dal confine tra il Portogallo e
la Spagna fino all’estremo confine della Cina.
Osservo che la Cina ha solo la Penisola di Camchatka e,
sotto di essa, la costa è tutta compatta e si protende molto
curva verso il Pacifico. Al Polo Nord vedo il bianco dei
ghiacciai, non pianeggianti, ma con dei rilievi e delle ombre.
Non vi è più il cono altissimo della Terra arida.

Ad Ovest vedo l’azzurro del Golfo di Guascogna e del Mar
Baltico.
A Sud non vedo mare nel Golfo Persico.
Nella zona del Mar Rosso vedo solo una striscia d’acqua.
Il Mar Nero e il Mar Caspio erano quasi come adesso.
Il Mar Egeo non c’era e neppure il Mar d’Azov. La
zona dell’Egeo era tutta verde con qualche punto azzurro
di laghetti.

Il Mediterraneo era stretto come un fiume e lungo quanto
dista la Mauritania dal Golfo di Tunisi.
L’Adriatico era coperto di verde, così che non ho potuto
vedere la nostra penisola. C’era un lago sotto la Sicilia, e
uno tra la Sardegna e l’Italia.

Desideroso di vedere quanto l’America si fosse scostata
dai cosidetti Vecchi Continenti, tenevo d’occhio il limite
Ovest del panorama, nell’illusione che la Terra, girando
come alla TV all’inizio del telegiornale, mi facesse vedere il
mare.


§ 81
 All’improvviso una striscia di vapore bianco, seguita da
grande fumo, partendo dal fondo del Mediterraneo, procede
zigzagando verso Nord e dal Golfo di Lione si inoltra fino
alla Manica.
Contemporaneamente, altre strisce bianche serpeggiano
in mezzo al verde dell’Europa e del Medio Oriente.
Tutto scomparve in breve tempo sotto il fumo seguito al vapore
e vidi alzarsi, oltre l’orizzonte della Cina, un nuvolone
enorme. Non era come il precedente tutto nero,
ma composto anche di vapori bianchi.
 Questi scompaiono ad una certa altezza e
si cambiano in blocchi di ghiaccio bianchi e
lucidi, molto grandi, mescolati agli spezzoni di roccia che
salgono più veloci del fumo. Il sole è oscurato dal fumo,
ma al di sopra del fumo vedo che questi blocchi salgono ad
un’altezza molto minore di quelli della prima esplosione,
forse
1°) perché era minore la pressione dello scoppio, o
2°) perché c’era ormai uno strato di atmosfera che li frenava, o
3°) perché il materiale risucchiato dai bordi nell’immane
voragine non aveva costituito un tappo resistente come la
crosta terrestre naturale e poi
4°) perché le stesse proporzioni della scena, in confronto
con la prima, stanno a dimostrare che la seconda esplosione fu meno violenta della prima.

Tutti quei blocchi, dopo una parabola molto alta (e mi
aspettavo che anche questa volta ne uscissero dal lato superiore
del quadro visivo, ma quel lato fu per qualche istante
sollevato di circa 5 o 6 cm tanto che potei constatare il
ritorno di tutti), ricaddero verso il suolo scomparendo nel
fumo e, per il girare della Terra, anch’essi compirono una
traiettoria in direzione Nord-Ovest.
Come nella prima esplosione, quei blocchi caduti dal cielo,
dopo una parabola di decine di migliaia di chilometri,
hanno trovato la Terra girata verso oriente di alcuni meridiani.
Presumo che dove sono caduti abbiano schiacciato
la crosta terrestre e siano rimbalzati, adagiandosi poi alla
meglio, con gli strati rocciosi inclinati in varie direzioni,
o orizzontali, o obliqui, o verticali, o contorti dall’enorme
pressione. Certamente hanno lasciato cadere lungo i fianchi
molti lembi rocciosi che, frantumandosi, si sono fermati in
tante colline.

Altro materiale solido proiettato più in alto sulla traiettoria
del Polo Nord è caduto anche questa volta
sopra il continente americano
e il Polo Nord stesso che, a quell’epoca,
non era arrivato alla deriva attuale. Ma non è escluso che
il lembo marginale dell’immane cratere che guarda la costa
orientale del Pacifico, sollevato dall’esplosione marginale
e non centrale, sia salito ad altezza relativamente modesta
e sia caduto ad oriente, cioè sul continente Sud Americano,
formando alcune vette della Cordigliera delle Ande e del
Mato Grosso.
Poi tutto l’emisfero settentrionale divenne buio.

 
§ 82
È mia opinione che
Le rocce sedimentarie che tempo prima
erano state dei fondali marini e che già racchiudevano
nei loro strati sovrapposti le conchiglie che hanno lasciato
la loro traccia, vennero proiettate nei più lontani angoli
della Terra. Ne abbiamo un esempio anche nelle nostre
Dolomiti. I nostri monti non hanno il materiale che c’è alla
base: questo è un fatto. Quando si verificò la seconda esplosione
queste rocce già ricche di fossili si trovavano sotto le
spiagge amplissime attorno all’immane voragine, le quali
ancor prima erano state sommerse lentamente dalle acque
che andavano crescendo anche in virtù della fotosintesi della
vegetazione 22


 

(22) Circa le origini delle nostre Dolomiti, don Guido pensava: il fatto che esse contengano
fossili non prova che siano sorte solo per effetto di bradisismo, ma potrebbero derivare dalla
seconda esplosione della Terra che catapultò, insieme a queste rocce contenenti fossili,
anche delle rocce magmatiche che non avrebbero ragione di trovarsi in luoghi ove manca
un condotto vulcanico. – Dobbiamo tener presente che alcuni gruppi o massicci dolomitici
sono blocchi monolitici che non hanno alcuna continuità geologica con gli strati sottostanti,
spiegava. – Per questa discontinuità inspiegabile si sono formulate varie teorie riguardo
alla loro origine, ma alla luce di queste nuove conoscenze ognuna di queste tesi può essere
riconsiderata. –

L’ipotesi formulata da don Guido potrebbe trovare conferma nel fossile di un pesce simile
a un’orata, lungo una ventina di centimetri, esposto in una bacheca al centro della hall della
UniCredit Banca Spa di Belluno. Questa esposizione è avvenuta in epoca successiva a quella
in cui don Guido era giunto a queste conclusioni. Il fossile del pesce porta sotto questa
iscrizione:
“AMPHISTIUM PARAOXUM – Pesce fossile trovato nel giacimento oceanico di Bolca
(Verona) risalente a 50 milioni di anni fa. Amphistium è una forma fossile, ma pesci simili
vivono attualmente lungo le coste dell’Oceano Indo-Pacifico. La perfezione della conservazione
di questo esemplare è dovuta alla grana finissima del sedimento che ricoprì l’animale
dopo la morte”. Ciò che impressiona fortemente è il periodo al quale viene fatto risalire
questo fossile, poiché corrisponderebbe a quello della seconda esplosione della Terra che,
secondo la rivelazione ricevuta da don Guido, sarebbe avvenuta proprio intorno a 50 milioni
di anni fa, poco prima della creazione dell’Uomo, come vedremo al § 157.

Due sono le deduzioni che si possono trarre da questo e da altri reperti di Bolca, dove se
ne trovano a decine di migliaia. Per prima cosa si può pensare che vi fu un’esplosione così
potente da proiettare placche di crosta terrestre dall’Oceano Pacifico fino in questa regione;
la seconda deduzione ci porta a ipotizzare che se quelle rocce sedimentarie contenevano già
da prima questi pesci intatti sotto forma di fossili in ottime condizioni di conservazione, è
segno che questi pesci tropicali hanno trovato la morte molto tempo prima e tutti contemporaneamente,
forse per l’improvvisa presenza di anidride carbonica e solforosa nell’acqua
e per la contemporanea caduta di grandi quantità di polvere vulcanica che in breve li ha
sepolti. Infatti non sono stati divorati da altri pesci, ma si sono solidificati rapidamente prima
di andare in decomposizione.



La lontana origine di queste rocce non esclude che a questi
fenomeni se ne siano aggiunti altri come il bradisismo e
il corrugamento del manto terrestre e che infine siano intervenuti
anche fattori di erosione dell’acqua e del vento. In
natura sempre i fenomeni si assommano e si accavallano.

Pensavo anche a quel materiale che nell’attraversare l’atmosfera
sarà diventato esternamente rovente e avrà soffocato
e bruciato la vegetazione sulla quale è caduto.
– Questo è meraviglioso, Signore. Avete seppellito le foreste
e gli animali perché l’Uomo avesse la gioia di scoprire
il petrolio, il metano, il carbon fossile e potesse trovare
i metalli che erano sotto la crosta terrestre e servirsene.
Con la polvere lavica avete fatto il tufo perché vi racchiudesse
il petrolio in fondo ai mari, l’oro nero che ci è tanto
utile! –

L’esplosione avrà portato anche l’acqua del mare, proiettata
in cielo, diventata all’improvviso ghiaccio con i suoi
pesci surgelati, nelle più recondite regioni del pianeta.
Insieme agli spezzoni di rocce già contenenti fossili e a blocchi
di ghiaccio, saranno stati catapultati in aria anche piante
e animali.

Altri animali invece saranno stati trasportati da gigantesche
onde anomale, gli tsunami, che li avranno spazzati via
dalle loro terre e, scavalcando interi continenti, depositati
in luoghi lontanissimi insieme a brandelli di tigri, di leoni,
di alligatori e a tutto ciò che le onde avranno travolto. Ma
quanti si saranno lesionati in questo cataclisma sparendo
senza lasciare traccia?

Certamente il fumo avrà oscurato il sole e questo avrà
causato un improvviso abbassamento della temperatura.
Suppongo che la temperatura sarà scesa repentinamente a
parecchie decine di gradi sotto lo zero e il probabile perdurare
della estesissima attività vulcanica avrà fatto morire i
grandi sauri.

Catapultando verso l’Eurasia nuovo materiale, con le
piante e gli animali tropicali cresciuti sulle rive del Pacifico
e risucchiati nell’immensa voragine, l’esplosione ha bonificato
nuovamente la Terra che aveva bisogno non solo di
acqua ma anche di sostanze organiche fertilizzanti, vegetali
e animali, riciclate per preparare l’ecologia dell’Era
Quaternaria.

*** Delle due esplosioni si devono considerare alcuni relativi
effetti astronomici e alcuni effetti geografici.


Gli effetti astronomici delle due esplosioni


§ 83
 Dalla prima esplosione derivano:

la formazione della Luna, avvenuta per attrazione reciproca
delle rocce lanciate nello spazio che superarono
la forza di gravitazione terrestre, poiché non le
vidi riapparire sul video. Non si sono saldate fra loro
per assenza di calore;

il giro circolare di circonvoluzione della Terra intorno
al sole divenne ellissoidale;

l’inclinazione dell’asse terrestre, a tutto vantaggio
della variazione delle stagioni che si sarebbero verificate
sulla Terra. Così il pianeta venne riscaldato anche
verso i poli e la vita poté svilupparsi anche dove
prima sarebbe stata impossibile;

lo sdoppiamento del polo magnetico da quello geografico.

Dalla seconda esplosione deriva l’accentuazione degli ultimi
tre effetti.


Gli effetti geografici delle due esplosioni

 

§ 84
Dalla prima esplosione derivano:

la prima fase dell’improvviso e repentino distaccamento
delle Americhe dall’Europa e dall’Africa;
probabilmente si sarà verificato lo stesso fenomeno
di distaccamento sia dell’Australia dall’Africa e dall’Eurasia,
sia dell’Antartide dall’Eurasia, dall’America
e dall’Australia, ma questo, dal mio punto di osservazione,
non mi fu possibile vedere;

la formazione di molti massicci montuosi, ma solo
quelli ‘privi di fossili’, e la formazione di alcuni nuovi
vulcani.

**Dalla seconda esplosione derivano:

la successiva ed altrettanto improvvisa fase di allontanamento delle Americhe
dall’Europa e dall’Africa.
Quindi l’ulteriore allargamento dell’Oceano Atlantico
il cui bacino già con la prima esplosione si era formato.
Stesso fenomeno per le terre del Polo Nord. Idem,
presumo, per l’Africa dall’Australia e dall’Eurasia;

il richiamo di enormi quantità di acqua
riversata nell’invaso
dell’Oceano Atlantico per l’improvviso ulteriore
allontanamento dei continenti;

il risucchio di altre immani quantità di acqua nella
voragine dell’Oceano Pacifico con il conseguente
riaffioramento di terre prima sommerse;

il primo repentino e devastante diluvio, dopo la comparsa
della vita vegetale e animale, per l’improvviso
sopraggiungere di gigantesche onde anomale che scavalcarono
interi continenti;23

 (n.23) Il diluvio di cui parla don Guido è un evento distinto da quello detto ‘universale’ che
viene descritto nella Bibbia perché al tempo della seconda esplosione della Terra l’Uomo
non c’era ancora e, come vedremo più avanti, verrà creato dopo. Inoltre l’espressione biblica
‘universale’ va intesa in senso limitativo e riferita ad una zona circoscritta, anche se molto
vasta, altrimenti ogni specie vegetale e animale precedente sarebbe scomparsa. Non è infatti
pensabile che Noè avesse potuto raccogliere sull’arca ogni specie esistente sulla Terra.
Più probabilmente la Bibbia sottintende
 le specie di animali domestici che gli sarebbero state utili dopo).

la formazione di altre montagne costituite da rocce
proiettate dai fondali dell’Oceano Pacifico ‘già ricche
di fossili’ e la formazione di altri vulcani;

la formazione dei giacimenti di petrolio per la parziale
combustione delle foreste sepolte dal materiale
incandescente precipitato;

una probabile glaciazione per il fumo dovuto al perdurare
dell’immane attività vulcanica;

la scomparsa dei grandi sauri sorpresi dal fumo dei
vulcani riattivati e dal conseguente improvviso e prolungato
abbassamento della temperatura.

***************

 (Nota della curatrice)
 A questo proposito don Guido mi spiegava:
– Di certo dopo questa esplosione è avvenuta una glaciazione.
Poiché la geologia ci insegna che nella storia del nostro pianeta le glaciazioni
sono state più d’una, si può presumere che ad ogni ripetersi di queste
esplosioni della Terra sia seguita una diffusa riattivazione dell’attività
vulcanica. Questa avrebbe provocato una grande quantità di fumo, tale da
impedire ai raggi solari di riscaldare la terra, con una conseguente glaciazione,
più o meno lunga a seconda dell’estensione e del prolungarsi di
queste eruzioni. Quelle esplosioni alle quali il Signore volle che assistessi
non erano che le più significative. Ma chissà quante furono quelle effettive!
Dallo studio degli strati rocciosi si può risalire al numero delle glaciazioni
e da queste all’intensità delle esplosioni della Terra che le hanno provocate.
Durante la lunga vita del nostro pianeta sono state probabilmente molte. –

Considerando che le esplosioni a cui ho assistito si sono
verificate entrambe nell’Oceano Pacifico e che la seconda
era stata meno imponente della prima, si può avanzare
l’ipotesi che la cicatrice della crosta terrestre in quel luogo
si sia fatta più sottile, e che la loro intensità sia stata di volta
in volta decrescente perché la resistenza che la pressione
interna ha incontrato è stata via via minore.
Per la stessa ragione si può supporre che gli intervalli siano
stati più ravvicinati.

Non dobbiamo però considerare di queste esplosioni solo
i loro effetti distruttivi. I lunghi periodi di glaciazione, alternati
a quelli di surriscaldamento, veri respiri della Terra,
si sono succeduti, o sono stati guidati, come i doppi anelli
di una catena che ha portato avanti lo sviluppo della vegetazione
dallo stato primitivo (felci, licheni, ecc.) fino allo
stato attuale, spostando continuamente, ora verso Nord, ora
verso Sud, il limite delle nevi perenni costringendo animali
e popolazioni a continue migrazioni e al loro diffondersi su
tutto il pianeta.



Previsioni future


§ 85
La seconda esplosione avvenuta ancora nel Pacifico dimostra che quella zona è più vulnerabile,
e che il fenomeno potrebbe ripetersi.

Vedi Isaia 24,1-13 e 24,17-23 24.
Vedi in Apocalisse di S. Giovanni 20,9 25 .
Vedi il Vangelo di Luca 21,25-26 26.


(24) Isaia 24,1-13 (i versetti delle note 23-24-25-26 sono stati ricopiati dalla Bibbia del Sales):

Ecco che il Signore desolerà la Terra e la spoglierà e ne renderà afflitta la faccia e disperderà
i suoi abitanti... La Terra sarà devastata del tutto e sarà predata del tutto. La Terra è
in lacrime e si consuma e viene meno... e pochi uomini resteranno... La città della vanità (in
senso figurato questa città non è solo Gerusalemme, ma la civiltà umana intera) è distrutta.
... Nella città è rimasta la solitudine e la calamità opprime le sue porte. Poiché avverrà
come quando si scuotono le poche olive rimaste sull’albero e si tolgono i racimoli, finita che
sia la vendemmia”. Questi versetti furono sempre interpretati come una profezia dell’imminente
minaccia assira sul Regno del Sud e la disfatta di Gerusalemme, ma visti con una
panoramica più vasta, potrebbero assumere una valenza universale. Infatti Isaia continua
(24,17-23): “Lo spavento e la fossa e il laccio sono sopra di te, o abitante della Terra. E
avverrà che chi fuggirà per il grido dello spavento cadrà nella fossa; e chi si salverà dalla
fossa sarà preso dal laccio perché si apriranno dall’alto le cateratte e le fondamenta saranno
scosse. Si schianterà con fracasso la Terra, andrà in frantumi la Terra, si sconquasserà
la Terra. Sarà in agitazione la Terra come un ubriaco e muterà sito come la tenda alzata per
la notte... La Luna arrossirà e il Sole si oscurerà...”. Appare chiaro che qui è descritto un
fenomeno geofisico che deve ancora avvenire.

(25) Apocalisse 20,9: “E dal cielo cadde un fuoco spedito da Dio e il fuoco le divorò (le città) e
il diavolo che le seduceva fu gettato in uno stagno di fuoco e di zolfo dove anche la bestia e
il falso profeta (l’anticristo) saranno tormentati dì e notte pei secoli dei secoli”.


(26) Luca 21,25-26: “E (vi) saranno prodigi nel Sole, nella Luna e nelle Stelle; e in Terra
costernazione di popoli per lo sbigottimento dal fiotto del mare e delle onde: gli uomini si
consumeranno per la paura e per l’attesa di quanto starà per accadere a tutto l’universo
perché le potenze dei cieli saranno sconvolte...”.
Anche a questo brano non venne quasi mai dato un valore apocalittico universale perché
segue direttamente la predizione della caduta di Gerusalemme. Ma è chiaro che i due fatti
sono distinti e che in origine dovevano essere separati e solo poi, con le ripetute copiature,
sono finiti vicini. Infatti il brano continua: “...e allora vedranno il Figlio dell’Uomo venire
sopra una nuvola con potestà e grande maestà...”. Poiché questo deve ancora accadere,
quanto descritto è un fatto distinto dalla caduta di Gerusalemme avvenuta nel 70 d.C. Quindi
il brano può essere considerato anch’esso un brano apocalittico.

*Vedi il Vangelo di Matteo 24,29; 25,13 27.

(27) Il Vangelo di Matteo (24,29-35) ci riporta queste parole di Gesù: “...dopo la tribolazione
di quei giorni il sole si oscurerà, e la luna non darà più la sua luce, e cadranno dal cielo
le stelle (rocce catapultate e rese incandescenti dall’attrito dell’atmosfera) ... e piangeranno
tutte le tribù della terra... In verità vi dico: non passerà questa generazione (la generazione
dei figli degli uomini sempre in contrapposizione alla generazione dei Figli puri di Dio) che
non siano adempiute tutte queste cose. Il cielo e la Terra passeranno (si chiuderà un’epoca),
ma le Mie parole non passeranno mai (cioè sono verità assolute)...”. E poco oltre Matteo
continua (24,37-40): “E come fu ai tempi di Noè, così sarà ancora... e come nei giorni prima
del diluvio gli uomini se ne stavano mangiando e bevendo... così sarà (anche questa volta)...
E allora due si troveranno in un campo: uno sarà preso e l’altro sarà lasciato... Vegliate
dunque perché non sapete... né il giorno né l’ora” (25,13).

Scrive don Guido nei suoi commenti: “Credo che quando avverrà la prossima esplosione
della Terra, questa sarà ancora nel luogo dove vidi che la crosta terrestre è stata rotta già
due volte, cioè nell’Estremo Oriente, nell’Oceano Pacifico. Il materiale che ne uscirà cambierà
la configurazione geografica e topografica del suolo terrestre perché seminerà nuovi
monti, nuove colline, valli, laghi, ecc. Bonificherà la Terra dal suo inquinamento e metterà
allo scoperto minerali ricercati e nasconderà sotto le nuove montagne le piante che diverranno
nuovo carbone”.

Chiesi a don Guido se, a parer suo, la Terra potrebbe esplodere di nuovo entro un tempo
relativamente breve.

– E perché no? rispose. – Ma perché preoccuparci tanto? È certo che in tal caso il Signore
la rifarebbe più bella di prima!
E l’umanità? –
Forse che il Signore, nella sua potenza, non potrebbe salvare ‘quel piccolo resto’ di uomini
degni di perpetuare la specie? –

È chiaro che il Signore mostrò a don Guido le due esplosioni più significative, ma è intuibile
che ve ne furono molte in tanti milioni di anni e che ciclicamente si ripetono. Sicuramente
una nuova esplosione, come le precedenti, precederà una nuova glaciazione e aprirà una
nuova epoca per l’umanità. Le premesse razionali ci sono.

Il fenomeno delle anomalie del
Niño, apparso negli ultimi anni con i suoi effetti crescenti e devastanti sul clima del pianeta,
potrebbe prendere la sua origine da un surriscaldamento abnorme dei fondali dell’Oceano
Pacifico portando delle variazioni alle correnti marine e quindi ai venti. Il repentino innalzamento
di temperatura potrebbe non essere causato solamente dall’effetto serra, ma anche da
crescente tensione della crosta terrestre nel luogo ove la Terra ha già dimostrato d’essere
più fragile.

I devastanti uragani in zone solitamente tranquille, la moria di pesci lungo certe
correnti dell’Oceano Pacifico, il disorientamento di alcuni branchi di cetacei e la migrazione
di pesci tropicali verso il Mediterraneo mai visti prima, potrebbero essere dei sintomi di una
nuova imminente esplosione del globo terrestre.

Se gli studiosi esaminassero la temperatura
delle acque nelle profondità marine ove il calore atmosferico non può influire sulla loro
temperatura, avremmo una ragionevole risposta.

L’età della Terra
 
§ 86
La geofisica dà al nostro pianeta l’età di 4 miliardi di anni.
La misurazione fu eseguita su materiale esterno, oppure su
quello fuoruscito dall’interno con le due esplosioni? La differenza è certamente notevole.

Per conoscere l’età della Terra si dovrebbe ricercare l’età
della polvere cosmica depositata sulla Terra o sulla Luna
prima delle due esplosioni. Anzi quella di quest’ultima sarebbe molto più sicura,
perché non influenzata dai cambiamenti
della massa terrestre.
E il suo spessore andrebbe rimisurato là dove la crosta
è rimasta intatta, cioè al centro del continente
Eurasiatico.


La Terra rinnovata

Nuova scena.

§ 87
Il quadro visivo presentò uno scenario meraviglioso, più
bello di prima. Il cielo purissimo. Il mare turchino.
La vegetazione
copriva tutto l’emisfero, eccetto la parte Nord
dell’Africa, che appariva color cammello come le coste o
spiagge del Mediterraneo, sia meridionali che settentrionali.

È chiaro che fra la scena precedente e questa sono intercorsi nuovamente altri milioni di anni.

Questa volta lo scenario era spostato verso sinistra, e comprendeva,
eccetto la costa e l’Atlantico, tutto il Portogallo
che nel quadro precedente era rimasto escluso.
Dalla parte opposta, ad Est, non vedevo più la Cina intera
perché le mancava quel tanto che ad Ovest comprendeva il
Portogallo.

Al Nord la calotta polare era coperta di ghiaccio. La penisola
Scandinava mi sembrava meno staccata di adesso.

L’alta Siberia aveva un color verde pallido.

L’Africa si era spostata verso Sud, lasciando più ampie le
coste del bacino del Mediterraneo rispetto a prima della 2ª
esplosione. I mari erano quasi come prima di quest’ultima
esplosione. I due Mari chiusi, il Mar Nero e il Mar Caspio
mi sembravano più piccoli di ora.

Non vedo il Mare d’Azov, né l’Egeo, né la Gran Sirte.
Là è tutto verde con qualche laghetto. A Sud, verso oriente,
non vedo la Penisola Malacca, perché la linea inferiore
del video passa all’altezza di Madras, quasi in fondo alla
Penisola Indiana.

Il Mare Arabico è isolato entro una spiaggia molto larga
da tutti i lati. La nuova voragine del Pacifico ha assorbito
tutte le acque?
La Penisola Arabica è unita al continente, quindi non c’è
il Golfo Persico.

Non riesco a vedere l’estuario dei due fiumi confluenti,
Eufrate e Tigri.
Forse è nascosto dalla vegetazione.

Vedo il così detto ‘Corno d’Africa’ proteso molto verso
Nord, in confronto col parallelo che passa per Madras’

Il Mar Rosso è ridotto assai. La sua lunghezza corrisponde
a quella dell’Eritrea. Una larga fascia di spiaggia lo separa
dalle coste ed anche dalle due estremità, di Bab-el-Mandeb
e di Suez.

La zona del Mar Egeo è tutta verde con alcuni laghi.
La Gran Sirte non ha mare: è spiaggia. Vedo un mare piccolo
sotto la Sicilia, anch’esso separato e contornato da
grande spiaggia brulla.

La Penisola Italica è unita alla Penisola Balcanica. Nessun
segno del Mare Adriatico.
Distinguo bene la costa occidentale dell’Italia. Il Tirreno,
isolato da larga spiaggia, è compreso entro la lunghezza
della Sardegna.

Il Golfo di Lione è spiaggia verde pallido.

Il Mediterraneo è molto più stretto dell’attuale; una larga
spiaggia lo separa dalle coste attuali. La sua lunghezza va
dalla Tunisia alla Mauritania.

Guardando le vaste spiagge deserte attorno ai mari (Mar
Rosso, Mar di Sicilia, Mar Tirreno e Mediterraneo), pensavo
come fosse facile alle popolazioni dei tempi antichissimi,
una volta creato l’Uomo, passare da un continente all’altro,
e come l’Arabia e l’Etiopia potevano comunicare.


§ 88
Nell’illusione di vedere sul quadro visivo, come al televisore,
il globo terraqueo girarsi verso oriente, tenevo fisso lo
sguardo alla costa occidentale del Portogallo per constatare
di quanto le due Americhe si fossero scostate dalle coste
Euro-Africane.
Invece la visuale, entro la cornice rosea rettangolare, si
restrinse. Sparì il Portogallo, la Francia, la Germania e vidi
che altrettanto succedeva dalla parte orientale.

Mi accorsi che il quadro visivo veniva ridotto entro un cerchio
che si restringeva sempre più. Le ultime immagini furono
il Mar Nero e il Mar Caspio. Ultima zona visibile,
compresa entro il limite del cerchio,
era rimasta la parte sud-occidentale del Mar Caspio.
Poi il cerchio si restrinse ad un punto
piccolissimo, nel centro, e sparì anche quello.
Il quadro entro
la cornice luminosa e rosea, restò al buio assoluto.

Ho cercato, in seguito, di tracciare dei cerchi concentrici
di cui uno abbracciasse quella parte del Caspio, senza interessare
il Mar Nero. Il centro mi sembrò Ninive, presso la
confluenza dei due rami superiori del Tigri tra Ninive, Assur
e Calach, ma il posto esatto non lo posso assicurare se non
vedo di persona il luogo che corrisponda alla topografia
che ho descritto all’inizio del racconto di questa visione.


AVE MARIA!
AMDG